Marocco al voto, tra crisi sociale e dossier Ceuta: le legislative guardano anche a Spagna e Ue

Marocco al voto, tra crisi sociale e dossier Ceuta: le legislative guardano anche a Spagna e Ue

23 Settembre 2026 0

Sono aperti dalle otto di questa mattina i seggi in Marocco per le elezioni legislative che dovranno rinnovare i 395 membri della Camera dei rappresentanti. Sono 15.801.162 gli elettori iscritti nelle liste elettorali, con una maggioranza maschile del 54 per cento e una componente femminile del 46 per cento. Le operazioni di voto si concluderanno alle 19 ora locale e i primi risultati provvisori potranno essere annunciati a partire da domani.

Il voto si svolge in un momento nel quale le questioni interne e la proiezione internazionale del Marocco risultano particolarmente intrecciate. Al centro della campagna sono rimasti occupazione, potere d’acquisto, sanità, istruzione e disuguaglianze territoriali, ma il confronto politico si è sviluppato anche sul rapporto con la Spagna, sulla gestione delle frontiere e sulla posizione del Regno nei confronti dell’Unione europea (Ue).

La crisi di Ceuta

La dimensione esterna assume un rilievo particolare dopo la crisi di Ceuta dell’estate. Il 30 luglio un afflusso di decine di migliaia di persone provenienti dal Marocco ha raggiunto l’enclave spagnola, in un episodio che secondo il servizio studi del Parlamento europeo ha rappresentato una delle più gravi crisi recenti alle frontiere terrestri dell’Unione europea con l’Africa. Bruxelles ha collegato la vicenda alle questioni della gestione delle frontiere, dei rimpatri, della disinformazione online e della cooperazione con i Paesi terzi.

Per Madrid, Ceuta e Melilla sono diventate nel frattempo un dossier ancora più esplicitamente europeo. Il governo spagnolo ha chiesto un rafforzamento del sostegno comunitario alle due città e ha portato la questione a Bruxelles, chiedendo tra l’altro una maggiore integrazione nel quadro istituzionale dell’Ue. La Commissione ha annunciato 114,7 milioni di euro di sostegno richiesti dalla Spagna per Ceuta, mentre Madrid ha sollecitato anche un rafforzamento della presenza di Frontex.

La crisi migratoria ha quindi riportato in primo piano una questione che precede l’attuale confronto sulla gestione delle frontiere: lo status di Ceuta e Melilla e la rivendicazione marocchina della loro appartenenza territoriale. Per Rabat le due città rimangono parte integrante del territorio nazionale; per Madrid sono città autonome spagnole e, nel caso di Ceuta e Melilla, costituiscono anche un punto particolare del sistema europeo di frontiere. La questione non è formalmente parte delle elezioni legislative, ma contribuisce a definire il contesto geopolitico nel quale il futuro governo dovrà operare.

Il rapporto con Spagna e Ue

Il rapporto con la Spagna è infatti difficilmente separabile dalla più ampia relazione tra Marocco e Ue. Madrid è uno dei principali partner economici di Rabat e i due Paesi cooperano su commercio, investimenti, sicurezza, energia e controllo delle frontiere. Proprio la crisi di Ceuta ha mostrato come una questione apparentemente bilaterale possa rapidamente trasformarsi in un dossier europeo, coinvolgendo Frontex, le politiche comuni sulla migrazione e il sistema Schengen.

La dimensione europea è destinata quindi a essere una delle variabili del dopo-voto. Il nuovo esecutivo dovrà mantenere una relazione con Bruxelles nella quale la cooperazione migratoria rappresenta soltanto uno degli elementi, accanto a commercio, investimenti, sicurezza energetica e partenariato nel Mediterraneo. Per il Marocco, parallelamente, la gestione dei rapporti con la Spagna resta legata alla più ampia strategia di posizionamento internazionale del Regno.

Il primo ministro Aziz Akhannouch non si è ricandidato

Sul piano interno, le elezioni arrivano dopo una legislatura dominata dalla coalizione formata dal Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni), dal Partito autenticità e modernità (Pam) e dall’Istiqlal. Il primo ministro Aziz Akhannouch, alla guida dell’esecutivo dal 2021, non si è candidato e nel febbraio scorso ha lasciato anche la presidenza del Rni, passata a Mohamed Chaouki.

La competizione coinvolge 28 formazioni politiche, un’alleanza costituita per questa tornata e due liste indipendenti. Sono state registrate 1.850 liste e 7.288 candidature, mentre 227 parlamentari uscenti hanno deciso di ripresentarsi. Le candidature femminili sono 2.658, comprese le 1.783 candidate inserite nelle 235 liste regionali riservate alle donne.

L’anagrafica degli elettori

Il dato anagrafico dell’elettorato costituisce uno degli elementi più significativi della tornata. I cittadini tra i 18 e i 24 anni rappresentano appena il 4 per cento degli iscritti, mentre quelli tra 25 e 34 anni sono il 15 per cento. Gli elettori con almeno 60 anni raggiungono invece il 29 per cento.

Il peso relativamente ridotto dei giovani nelle liste elettorali assume particolare rilevanza dopo le tensioni sociali e le proteste che negli ultimi mesi hanno riportato al centro del dibattito nazionale occupazione, salari, sanità, istruzione e accesso all’abitazione.

Focus su crescita e condizioni sociali

È proprio il rapporto tra crescita e condizioni sociali a rappresentare uno dei principali terreni di confronto tra maggioranza e opposizione. Rni e Pam hanno rivendicato il bilancio dell’esecutivo e insistito sugli investimenti, sulla creazione di posti di lavoro e sul rafforzamento dei servizi pubblici.

Il Partito della giustizia e dello sviluppo (Pjd), guidato dall’ex capo del governo Abdelilah Benkirane, ha invece impostato la propria campagna sulle critiche alle politiche economiche e sociali della maggioranza, con particolare attenzione al potere d’acquisto, alla sanità, all’istruzione e alla spesa pubblica.

Occupazione e investimenti in vista del Mondiali 2030

La questione occupazionale assume anche una dimensione strategica in vista dei grandi investimenti legati alla preparazione del Mondiale di calcio del 2030. In questo quadro, il governo dovrà conciliare la prosecuzione dei programmi infrastrutturali con la richiesta di una maggiore ricaduta sociale degli investimenti. È uno dei punti sui quali si misura la distanza tra gli indicatori macroeconomici e la percezione delle opportunità disponibili soprattutto per le generazioni più giovani.

Il risultato delle legislative avrà infine un significato che va oltre la composizione della Camera dei rappresentanti. La Costituzione marocchina stabilisce che il re nomini il capo del governo all’interno del partito arrivato primo alle elezioni della Camera, tenendo conto dei risultati. È dunque il voto parlamentare a determinare la base politica della nomina del futuro premier, ma il sistema istituzionale marocchino mantiene alla monarchia prerogative centrali nell’architettura dello Stato. L’articolo 47 della Costituzione disciplina espressamente la nomina del capo del governo da parte del re.

Il dopo-voto

Il dopo-voto sarà quindi importante non soltanto per capire quale equilibrio emergerà tra i partiti, ma anche per osservare come il nuovo esecutivo si collocherà rispetto alle principali direttrici della politica marocchina: il rapporto con la monarchia, la questione del Sahara occidentale, la relazione strategica con gli Stati Uniti e con l’Europa e, soprattutto nell’immediato, la gestione del rapporto con la Spagna dopo la crisi di Ceuta.

Per Madrid, la priorità sarà riportare la frontiera di Ceuta verso una condizione di stabilità e consolidare il sostegno europeo. Per Rabat, il dossier resta inserito in una strategia più ampia nella quale la cooperazione con la Spagna deve convivere con la rivendicazione territoriale su Ceuta e Melilla. Per Bruxelles, la crisi ha invece rappresentato un test sulla capacità dell’Unione di gestire una frontiera esterna nella quale sicurezza, migrazione e relazioni con un partner strategico del Mediterraneo sono strettamente collegate. Il Parlamento che emergerà dalle urne dovrà quindi operare su un terreno nel quale politica interna e politica estera sono difficilmente separabili.

Vanessa Tomassini
Vanessa Tomassini

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