Spazio, l’Europa cerca la sovranità: Parigi accelera e sfida USA e Cina
(Parigi). Cinquantuno operazioni industriali dell’ordine di 5 miliardi di euro, ripartiti su 51 progetti. nuovi ordini per Ariane 6 e un’accelerazione della costellazione europea IRIS². Il primo Summit Internazionale sullo Spazio, riunito il 9 e 10 settembre al Grand Palais di Parigi, mostra il volto di un’Europa intenzionata a trasformare le proprie capacità tecnologiche in uno strumento di potenza strategica, evidenziandone al contempo il ritardo accumulato rispetto a Stati Uniti e Cina.
Per il presidente francese Emmanuel Macron la risposta passa da un cambio di passo. Fino ad oggi confinato all’interesse scientifico o commerciale, lo spazio è diventato oramai un’infrastruttura strategica dalla quale dipendono telecomunicazioni, navigazione, intelligence, osservazione della Terra, sistemi militari e resilienza economica, insomma un terreno strategico vitale per l’Europa. Parigi vuole quindi spingere l’UE verso una maggiore autonomia, riducendo la dipendenza dalle tecnologie americane e impedendo che il vantaggio industriale cinese diventi altrettanto impossibile da colmare.
Rilancio della dottrina francese
Il summit, con circa 2.000 partecipanti provenienti da 90 Paesi e organizzazioni internazionali, è servito a Macron anche per rilanciare due concetti centrali nella dottrina francese: “preferenza europea”, da contrapporre allo strapotere americano e cinese nel dominio spaziale, ed un accesso sovrano allo spazio. Ciò significa concretamente utilizzare maggiormente la domanda pubblica europea per sostenere l’industria continentale e garantire che satelliti strategici, comunicazioni sicure e capacità militari non dipendano esclusivamente da infrastrutture controllate da paesi terzi.
Macron ha però veicolato questa rivendicazione di autonomia europea ad una maggiore cooperazione internazionale, un’aspirazione di difficile realizzazione nella cacofonia europea attraversata da lotte intestine, ritorno dei fantasmi protezionisti e ascesa delle destre nazionaliste. Nel secondo giorno del vertice Macron ha sostenuto la necessità di una “governance condivisa”, affermando che i dati spaziali “non possono essere preda di un solo paese”. Ha inoltre promesso inoltre di difendere accessibilità, apertura e integrità dei dati, ricordando che
lo spazio è globale e non si costruirà nell’isolamento.
La linea francese è dunque chiara: autonomia non come chiusura protezionista, ma come condizione per poter cooperare a livello europeo senza dipendere da USA o Cina.
La questione europea
Ma il primo problema è interno all’Europa. Per costruire una vera potenza spaziale europea la Francia deve prima convincere i propri partner, a cominciare dalla Germania. L’assenza del cancelliere Friedrich Merz, che avrebbe dovuto co-presiedere il summit con Macron, ha reso visibili divergenze difficilmente colmabili. Berlino continua a preferire l’utilizzo di fornitori americani come SpaceX quando risultano economicamente più convenienti.
La Francia invece insiste invece sulla necessità di privilegiare capacità europee per garantire una sovranità spaziale. Riusciranno a trovare un’intesa comune? Per ora sembra difficile. Anche lo spazio quindi rischia di ricalcare la falsariga del progetto per il caccia franco-tedesco di sesta generazione FCAS, ufficialmente fallito nel giugno 2026.
Il gap industriale Ue
Intanto il divario industriale tra Europa da un lato e Stati Uniti e Cina dall’altro resta enorme. Secondo i dati raccolti da RFI, gli Stati Uniti hanno realizzato il 55% dei lanci mondiali nell’ultimo anno, la Cina il 28% e l’Europa appena il 2%. SpaceX da sola concentra circa il 60% dei lanci globali, mentre Washington punta a superare i mille lanci annui entro il 2030. La questione è quindi anche strategica.
Dipendere da SpaceX per mettere in orbita satelliti europei significa affidarsi a una società americana per l’accesso a infrastrutture che possono avere funzioni militari e di intelligence. Da qui la posizione francese: anche quando una soluzione americana è più economica, il costo geopolitico della dipendenza deve essere ponderato.
Pechino, dal canto suo, realizza ormai oltre un quarto dei lanci mondiali e sta colmando rapidamente il divario tecnologico nel campo dei nuovi vettori e della riutilizzabilità. L’Europa, invece, non dispone ancora di una capacità equivalente pienamente operativa.
Ariane 6
Il segnale europeo più importante riguarda Ariane 6, attorno alla quale la Francia vuole consolidare l’autonomia europea nell’accesso all’orbita. Eutelsat ha affidato ad Arianespace due missioni, previste nel 2027 e nel 2028, per il rinnovo della costellazione OneWeb. Il progetto però più politico resta IRIS², la futura costellazione europea per la connettività sicura.
Il consorzio SpaceRISE, formato da Eutelsat, SES e Hispasat, ha già annunciato qui al Grand Palais nuovi contratti industriali dopo la prima fase dell’accordo con la Commissione europea. Il programma, con una concessione da 15,7 miliardi di euro e circa 330 satelliti previsti in orbita bassa, dovrebbe fornire comunicazioni protette ai governi e alle istituzioni europee, insieme a servizi commerciali.
Dietro il progetto c’è soprattutto una lezione giunta direttamente dal fronte ucraino: la disponibilità di una rete satellitare per garantire la continuità delle comunicazioni civili e militari quando le infrastrutture terrestri vengono distrutte.


Giornalista professionista ed autore. Dopo la laurea in filosofia all’Università di Napoli ed un Master in filosofia alla Sorbona di Parigi lavora per l’agenzia nazionale ANSA, al desk di ANSAmed. Ha collaborato per ResetDoc e Gruppo Espresso. Da Parigi scrive per Strumenti Politici, Micromega, Linkiesta, Pagina99, The Post Internazionale, Atlantico, Valigia Blu, Focus On Africa, Imbavagliati.it, Articolo 21. Nel 2012 ha pubblicato un libro sulla censura in Turchia dal titolo « Sansür: Censura. Giornalismo in Turchia » (Bianca&Volta) che nel 2015 s’aggiudica un premio al Concorso Internazionale Giornalisti del Mediterraneo di Otranto. Nel 2016 per il suo libro « Medin. Trenta Storie del Mediterraneo » (Rogiosi), s’aggiudica il Premio di Letteratura Mediterranea Costa d’Amalfi Libri 2016. Dal 2016 coordina con la giornalista Désirée Klein il Festival Internazionale di Giornalismo Civile “Imbavagliati” al PAN di Napoli. Oggi lavora a Parigi presso l’agenzia stampa Kantar per conto della Commissione Europea, la NATO ed il ministero degli interni francese.


