Gli USA insistono con la Groenlandia: più basi militari, presenza “eterna” e sfruttamento delle risorse
Negli ultimi mesi gli USA hanno condotto trattative riservate con la Danimarca e la Groenlandia, lasciando da parte i toni minacciosi di Trump per arrivare a una risoluzione della questione. I rappresentanti groenlandesi però sono preoccupati dal fatto che Washington continua a pretendere un ruolo piuttosto marcato nel presente e nel futuro dell’isola.
I colloqui dietro le quinte
Tali trattative semisegrete si stanno svolgendo lontano dai riflettori. Ma ormai è impossibile tenere nascoste le reazioni di chi ne ha contezza. Mentre l’amministrazione repubblicana restava impigliata nelle ostilità contro l’Iran (anch’esse inframezzate da tentativi di negoziati), contemporaneamente mandava avanti i suoi rappresentanti per cercare un accordo con Copenhagen e Nuuk. A guidare lo sforzo diplomatico è Michael Needham, consigliere del Dipartimento di Stato che sta provando a elaborare un accordo soddisfacente sia per il suo presidente che per la Danimarca.
Da un’inchiesta del New York Times risulta che gli USA stanno cercando di modificare il trattato di cooperazione militare coi danesi in modo da permettere alle truppe americane una presenza a tempo indefinito sull’isola, anche qualora essa divenga indipendente. Però tale “clausola di eternità” non piace affatto ai groenlandesi. Gli americani vorrebbero comunque installare delle nuove basi militari, come detto dal generale Gregory Guillot in un’audizione al Congresso di due mesi fa.
Gli USA puntano alle risorse naturali
Oltre alla presenza militare, Washington è interessata a quella economica, cioè lo sfruttamento delle enormi risorse naturali dell’isola, quali uranio, petrolio e terre rare. Così vorrebbe un tipo di cooperazione che le dia di fatto il potere di veto sugli investimenti di altri concorrenti, in particolare Mosca e Pechino. Lo stesso Trump aveva infatti detto a gennaio che gli USA dovrebbe “possedere” la Groenlandia per impedire che russi e cinesi ne approfittino. E ciò può avvenire secondo lui “con le buone o con le cattive”. In un’intervista a un giornale groenlandese l’inviato speciale della Casa Bianca Jeff Landry, governatore della Louisiana, ha cercato di allettare gli isolani spiegando che l’indipendenza dalla Danimarca potrebbe offrire loro delle “opportunità incredibili” e che “il presidente degli Stati Uniti sarebbe contento di vedere come il loro Paese divenga economicamente indipendente”.
La visita imbarazzante di Landry
Landry si è recato la settimana scorsa sull’isola, non invitato dalle autorità, per una visita da lui definita “missione di buona volontà per farsi tanti amici”. Ma non ne ha acquisito nessuno perché ha sbagliato tutto, dalla tempistica ai gesti simbolici, dalle dichiarazioni ai suoi accompagnatori, fra cui un dottore che ha detto di essere venuto in Groenlandia per “determinarne le necessità mediche”. E tra le frasi più infelici dello stesso Laundry spicca quella rilasciata all’Agence France-Presse, a cui ha detto di ritenere che sia venuto il momento per gli USA “di rimettere il piede sulla Groenlandia”. Poi ha donato dei cappellini con la scritta MAGA ai bambini del posto, i quali non hanno gradito il regalo. Ad alcuni di loro ha promesso di dare “tutti i biscotti al cioccolato che vogliono” se lo andranno a trovare nella sua villa in Louisiana.
In questo modo ha offerto il destro al primo ministro locale Jens-Frederik Nielsen, che ha ribadito le linee invalicabili poste dal suo governo, e che non intendono cambiare “non importa quanti biscottini al cioccolato ci verranno dati”. Centinaia di persone hanno partecipato alla protesta contro il nuovo consolato statunitense nella capitale Nuuk. I manifestanti sventolavano bandiere groenlandesi e innalzavano cartelli con scritto USA Asu (stop USA). Il premier Nielsen ha detto che boicotterà l’apertura della sede diplomatica. Comunque ha detto che le trattative con gli USA hanno fatto “qualche passo nella giusta direzione”, ma che sono ancora in corso e che non è il momento di rivelare troppi dettagli. L’importante, dice, è che si vada avanti col necessario rispetto, perché “la Groenlandia non è in vendita”.
Gli USA vogliono mettere altre basi militari
Ai tempi della Guerra Fredda gli USA detenevano ben diciassette basi militari sul territorio groenlandese. Oggi ne hanno una sola, ma secondo fonti ufficiali americane Washington sta provando a far accettare a Copenhagen l’apertura di tre nuove basi militari, che avrebbero come scopo principale sorvegliare le attività marittime di russi e cinesi nell’Atlantico settentrionale. Una di esse dovrebbe essere impiantata a Narsarsuaq, nel medesimo sito di una precedente che ospitava un aerodromo. La Danimarca ha già espresso la sua disponibilità a discuterne, ma per la Casa Bianca tali strutture dovranno essere formalmente demarcate come spazio sovrano americano.

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana.


