Le prudenza del Belgio e le contromisure della Russia alla confisca UE dei patrimoni congelati

Le prudenza del Belgio e le contromisure della Russia alla confisca UE dei patrimoni congelati

1 Dicembre 2025 0

Nel corso della sua visita ufficiale in Kirghizistan il presidente russo Putin ha fatto dichiarazioni di un certo peso riguardanti le questioni legate all’Ucraina. In particolare, ha definito un “atto di ruberia” l’eventuale confisca dei patrimoni russi congelati in Europa. Gli ha fatto eco il premier belga Bart De Wever, che ha espresso la sua preoccupazione e contrarietà a tale progetto.

Non ci interessa attaccare l’Europa

La settimana scorsa Putin ha incontrato il presidente kirghizo Sadyr Japarov nella capitale Bishkek. I due hanno firmato un protocollo d’intesa dal titolo “Approfondimento delle relazioni di alleanza e del partenariato strategico”. Gli investitori russi operano in maniera sempre più attiva in Kirghizistan, dove Mosca potrebbe presto iniziare la costruzione di centrali nucleari di piccola capacità. Putin ha ricordato che la Federazione Russa è l’unico Paese al mondo che realizza effettivamente questo genere di progetti.

In conferenza stampa ha poi risposto alle domande dei giornalisti facendo dichiarazioni notevoli su diverse questioni, compresa l’Ucraina. Nei negoziati con Washington lo status del Donbass e della Crimea è uno dei punti chiave per la risoluzione del conflitto, che terminerà quando le truppe ucraine lasceranno i territori che occupano attualmente, spiega Putin. E a proposito dell’Europa, la Russia non ha alcuna intenzione di attaccarla, dice, e le affermazioni che circolano a questo proposito “suonano ridicole”.

Il progetto della Commissione è un furto

Il progetto elaborato dalla von der Leyen e da altri leader europei di appropriarsi dei beni russi congelati è un vero e proprio furto, asserisce Putin. Per questo motivo, su sua indicazione il governo di Mosca sta preparando un insieme di misure di ritorsione in risposta a tale eventualità. Ed è chiaro che tale “ruberia” ad opera della UE avrebbe un impatto negativo sul sistema finanziario mondiale, aggiunge, oltre a rovinare sul piano internazionale l’immagine dell’Europa e a costituire per la sua economia una prova molto difficile. Infatti la fiducia nell’eurozona crollerebbe, nonostante la Commissione continui a sostenere che sarebbe soltanto una specie di “prestito” e non una confisca, perché quei 140 miliardi di euro sarebbero alla fine restituiti. Ma il meccanismo con cui verrebbero prelevati e consegnati all’Ucraina per poi tornare a Bruxelles dipende da una serie di variabili troppo lunga e fortunata per essere credibile.

Un riferimento bizzarro

Rincara la dose l’ambasciatore russo nel Regno Unito Andrey Kelin. Il 28 novembre a conclusione di un evento culturale tenutosi a Londra ha ribadito ai giornalisti presenti che Mosca vede come un furto l’appropriazione dei suoi patrimoni tenutosi sotto chiave dall’Europa. Certo, ancora non sappiamo se ciò avverrà o meno, dice, ma un “incomprensibile lavoro interno” sta andando avanti. Cita ad esempio quanto accaduto nella stessa Inghilterra, dove il ministro delle Finanze Rachel Reeves ha inserito nella presentazione del bilancio nazionale del 2026 un riferimento ai patrimoni russi congelati. “Una cosa un po’ bizzarra”, dice Kelin, perché gli asset russi non hanno “assolutamente nulla a che vedere” con quell’argomento.

La prudenza del Belgio

Il premier belga De Wever, uno dei diretti interessati, ha preso sul serio le parole di Putin. Infatti, in una lettera di quattro pagine rivolta alla von der Leyen ha spiegato che l’iniziativa dell’Eurocommissione potrebbe danneggiare gravemente il suo Paese e anche minare gli sforzi di pace attualmente in corso. Prendere i patrimoni russi sarebbe “un errore di fondo” con conseguenze legali e geopolitiche per tutta l’Europa. Esorta quindi a trattenersi dall’agire in modo affrettato, per non rendere impossibile il raggiungimento della pace. Prima d’ora nessuno aveva mai osato utilizzare dei fondi stranieri congelati mentre un conflitto era ancora in atto. Si è sempre atteso che le ostilità finissero per far pagare le riparazioni con quei patrimoni.

Oggi la UE sta rischiando di violare il diritto internazionale e di causare gravie turbolenze nei mercati finanziari. Di questo passo c’è il “pericolo reale” che a dover pagare i debiti sia proprio Bruxelles, intesa come sede dell’Unione Europea e come capitale del Belgio, asserisce De Wever. Sarebbero poi tutti i Paesi membri a subire i pesanti effetti delle idee della signora von der Leyen e dei suoi complici.

 

Vincenzo Ferrara
VincenzoFerrara

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