Francia: studenti e sindacati contro il governo, Lecornu sul filo del rasoio
(Parigi) Il governo francese presenta la manovra di bilancio per il 2027 come un passaggio necessario sperando di riprendere il controllo dei conti pubblici, in una situazione economico-politica a dir poco complessa.
Dovrà ovviamente passare per le forche caudine dell’Assemblea Nazionale dove le opposizioni già minacciano censura, costa che costringerà il PM Lecornu probabilmente a rispolverare l’articolo 49 bis pur di dotare la Francia di una legge finanziaria.
Un cammino in salita
Insomma il cammino è irto di difficoltà ed il progetto, illustrato il 1° ottobre insieme al disegno di legge sul finanziamento della sicurezza sociale, già apre un confronto non solo con le opposizioni ma anche con le imprese e con una protesta studentesca che ha già costretto l’esecutivo a ritirare una delle misure previste.
La congiuntura è particolarmente sfavorevole. La pressione dei mercati si fa sentire, la Francia diventa l’anello debole della catena europea, la crisi energetica si acuisce esponenzialmente.
Violenza e occupazioni
In questo contesto economico il movimento di occupazione dei licei si sta estendendo, con oltre 200 scuole bloccate nella regione parigina e circa 50 sono diventate il teatro di episodi di violenza. Mercoledì sono state arrestate circa 625 persone, dopo le 440 del giorno precedente, mentre dall’inizio dei disordini sono rimasti feriti 119 studenti e membri del personale scolastico e 83 agenti di polizia.
Ieri i blocchi nelle scuole hanno subito un’impennata: oggi chiuderanno 400 scuole, dopo che giovedì erano stati colpiti 1.027 istituti. Sono state arrestate quasi 1.950 persone e si contano 235 feriti, tra cui 170 alunni. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez riconosce un «ampliamento del movimento», mentre il presidente Macron afferma di comprendere la «rabbia» dei giovani ma condanna la violenza; gli studenti dal canto loro chiedono maggiori finanziamenti, insegnanti supplenti e migliori condizioni di studio.
I burattinai
Intanto Le Figaro cita una nota dei servizi d’intelligence della polizia di Parigi che suggerisce che il movimento di blocco dei licei sia stato in parte «strumentalizzato» da gruppi e sindacati dell’estrema sinistra. Tra le figure accusate di aver incoraggiato l’inasprimento della protesta figurano anche esponenti di La France insoumise (LFI).
Qualche giorno prima, il 29 settembre, su appello di un ampio fronte del pubblico impiego, anche i sindacati sono scesi in piazza per protestare contro la perdita di potere d’acquisto e chiedere maggiori risorse, riunendo circa 300.000 persone nei cortei in tutta la Francia.
Esasperate dal nuovo congelamento del valore del punto d’indice, annunciato all’inizio di settembre dal primo ministro, i sindacati hanno organizzato oltre 170 manifestazioni in tutto il paese per chiedere un aumento degli stipendi dei dipendenti pubblici e «risorse di bilancio all’altezza» dei compiti dei servizi pubblici. «Finché le nostre rivendicazioni non saranno ascoltate, continueremo a mobilitarci», ha avvertito la segretaria generale della CGT, Sophie Binet, che chiede al governo di rinunciare al congelamento del punto d’indice.
Lecornu circondato
Insomma la forte opposizione al progetto di legge finanziaria è all’interno e all’esterno del parlamento francese. Il piano del primo ministro Sébastien Lecornu è forse troppo ambizioso? Richiede infatti uno sforzo complessivo di 54 miliardi di euro, di cui 43 miliardi riconducibili a nuove misure di consolidamento, con l’obiettivo di portare il deficit al 5% del Pil nel 2027.
Il ministro dell’Economia Roland Lescure difende la necessità di approvare il bilancio e sostiene che la Francia mantiene nonostante tutto una posizione solida sui mercati. Il contesto finanziario, tuttavia, rende il passaggio parlamentare particolarmente delicato.
Le cifre della manovra
Sul versante delle entrate, Le Monde riferisce un aumento previsto di 48 miliardi di euro del gettito fiscale e contributivo. La distinzione è rilevante: 31 miliardi deriverebbero automaticamente dalla crescita economica, mentre 17 miliardi sarebbero legati a nuove misure.
Lecornu rivendica una linea di «stabilità fiscale» e assicura che non ci sarà un aumento generalizzato delle imposte. Difficile credergli. Tra l’altro, le sue rassicurazioni non convincono neppure le imprese. Il Medef, la principale organizzazione degli industriali francesi, stima in quasi 20 miliardi di euro il peso delle imposte e dei prelievi che interessano le aziende e avverte che un ulteriore aggravio rischia di indebolire l’economia.
I nodi critici
Tra l’altro la manovra interviene anche sulla spesa sociale e sull’amministrazione pubblica. Tra le misure indicate figurano il congelamento delle prestazioni familiari, risparmi sulle pensioni per 5,5 miliardi e una riduzione netta di 1.076 posti nell’impiego pubblico statale. Insomma, una manovra lacrime e sangue.
A rendere più urgente il risanamento però è la pressione sul debito sovrano. Secondo BFMTV, il rendimento dei titoli francesi a dieci anni ha superato il 4,89%, raggiungendo il livello più alto dal 2002. Per il 2027 sono previste emissioni di debito per circa 340 miliardi di euro, mentre il rapporto debito/Pil viene indicato al 119%.
L’Alto Consiglio delle finanze pubbliche richiama la necessità di uno sforzo significativo e duraturo per recuperare il controllo del debito e preservare la sovranità finanziaria del Paese. Il nodo, dunque, riguarda anche la capacità di mantenere il percorso di risanamento negli anni successivi.
La via stretta
Sul piano politico, le possibilità di un compromesso appaiono però ristrette. I deputati socialisti definiscono il progetto una provocazione, la Le Pen dice che per ora non voterà contro per evitare di fare gli interessi dei nemici della Francia, mentre gli ecologisti minacciano invece di far cadere il governo evocando lo spettro della censura.
Proprio in questi giorni le diverse componenti della sinistra si stanno riunendo per le primarie (ieri primo dibattito televisivo), con il disperato tentativo di sbarrare la strada al Rassemblement National, il partito col vento in poppa, alle prese pero’ con accuse di antisemitismo dopo l’inchiesta del quotidiano Mediapart.
All’incertezza parlamentare quindi si aggiunge la mobilitazione nelle scuole, che ha assunto dimensioni abnormi, tali da spingere Lecornu a convocare una riunione interministeriale di crisi e a ritirare alcune misure economiche previste nel progetto di legge.

Giornalista professionista ed autore. Dopo la laurea in filosofia all’Università di Napoli ed un Master in filosofia alla Sorbona di Parigi lavora per l’agenzia nazionale ANSA, al desk di ANSAmed. Ha collaborato per ResetDoc e Gruppo Espresso. Da Parigi scrive per Strumenti Politici, Micromega, Linkiesta, Pagina99, The Post Internazionale, Atlantico, Valigia Blu, Focus On Africa, Imbavagliati.it, Articolo 21. Nel 2012 ha pubblicato un libro sulla censura in Turchia dal titolo « Sansür: Censura. Giornalismo in Turchia » (Bianca&Volta) che nel 2015 s’aggiudica un premio al Concorso Internazionale Giornalisti del Mediterraneo di Otranto. Nel 2016 per il suo libro « Medin. Trenta Storie del Mediterraneo » (Rogiosi), s’aggiudica il Premio di Letteratura Mediterranea Costa d’Amalfi Libri 2016. Dal 2016 coordina con la giornalista Désirée Klein il Festival Internazionale di Giornalismo Civile “Imbavagliati” al PAN di Napoli. Oggi lavora a Parigi presso l’agenzia stampa Kantar per conto della Commissione Europea, la NATO ed il ministero degli interni francese.


