Canada: il Gay Pride pro-Palestina fa cancellare il Gay Pride tradizionale
Domenica scorsa in Canada una marcia del Gay Pride ha fatto cancellare l’altra. Il gruppo dei queer filo-palestinesi ha infatti bloccato per protesta il passaggio del gruppo principale della comunità LGBTQ2S+, impedendogli di proseguire con la manifestazione.
L’annullamento del Pride
L’incidente si è verificato a Ottawa. Gli organizzatori del Capital Pride avevano invitato a marciare insieme a loro anche il movimento dei Queers for Palestine (Q4P). Arrivati nei pressi della Collina del Parlamento, la zona dove sono situati gli edifici istituzionali della capitale, hanno dovuto fermarsi definitivamente. I tentativi di trovare un accomodamento con l’altro gruppo sono durati un ora, ma sono stati infruttuosi. Così intorno alle tre del pomeriggio i responsabili del Pride generale hanno deciso di annullare l’evento. Hanno dichiarato: “La decisione non è stata presa a cuor leggero. Comprendiamo il suo impatto sulle 7mila persone facenti parte di più di 175 gruppi che si erano presentate oggi per marciare”.
Le richieste dei Queer per la Palestina
La dichiarazione dei queer è stata invece questa: “L’orgoglio non è in vendita”. Il loro gesto è motivato dal fatto che gli organizzatori non avevano accolto le loro richieste. Anzitutto l’iniziativa di un BDS contro Israele, cioè la pressione su enti pubblici, aziende e banche affinché realizzino “boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni” e dunque ritirino il loro supporto anche implicito o indiretto verso Tel Aviv. Poi volevano che venisse promosso il boicottaggio culturale e accademico di soggetti israeliani. Infine pretendevano le scuse del sindaco e dei rappresentanti eletti per non aver appoggiato lo scorso anno le dimostrazioni a favore della Palestina.
Il transgender Masha Davidovic, leader del gruppo Q4P, ha fortemente criticato il sindaco di Ottawa Mark Sutcliffe, il quale si definisce sostenitore della comunità gay, ma aveva ritirato il suo sostegno alle iniziative. Spiega Davidovic: Un alleato dovrebbe elevare e amplificare le voci delle persone di cui è alleato, le voci del villaggio, ma è ciò che Mark, parecchio pubblicamente, ha rifiutato di fare.
I fatti dello scorso anno e il comunicato rimosso
Nel 2024 il Capital Pride aveva emesso un comunicato con cui condannava sia gli atti di terrorismo di Hamas del 7 ottobre sia “la campagna infinita e brutale a Gaza” compiuta da Israele contro “i palestinesi innocenti”. La comunità ebraica di Ottawa aveva definito tali frasi come antisemite e boicottato la marcia del Pride. Allo stesso modo anche altri gruppi avevano ritirato la sponsorizzazione e l’appoggio all’evento annuale della comunità LGBTQ2S+. Infine pure il sindaco e i politici avevano evitato di dare il proprio avallo. Gli organizzatori del Pride tradizionale hanno quindi rimosso la nota dal proprio sito e dai social. A coloro che li hanno criticati per questo si sono giustificati dicendo che ogni anno “rinnovano il proprio ambiente online”.
Il sindaco non ci sta
Il sindaco Sutcliffe è andato al Pride di domenica e ha definito “profondamente spiacevole” che gli attivisti di Q4P abbiano bloccato la prosecuzione della marcia. Secondo lui non è questo il modo giusto di promuovere una causa. Ha dichiarato che non cederà alle richieste avanzate dai queer filo-palestinesi di Ottawa né porgerà le scuse che chiedono, in quanto non ne vede il motivo. E a proposito della sua assenza lo scorso anno ha spiegato che si è trattato di una sua scelta personale, specificando peraltro di aver partecipato ad altri eventi legati alla “Settimana dell’Orgoglio” “per dimostrare la mia solidarietà alla comunità 2SLGBTQ+”. Conclude: “Sono sempre stato e sarò sempre un sostenitore di questa comunità”.

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