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Vertice Biden-Putin: aspettative basse, ma la speranza è alta

Eccoci finalmente all’incontro tanto atteso tra i leader di Russia e Stati Uniti, che si terrà nel Paese neutrale per antonomasia, la Svizzera. Il 16 giugno è la data del summit, concordato a seguito della telefonata fatta da Joe Biden a Vladimir Putin il 13 aprile, la seconda dal suo insediamento, nella quale riaffermava l’obiettivo di costruire una relazione stabile e prevedibile con la Russia, coerente con gli interessi USA. Eravamo ancora a inizio primavera, un momento carico di tensione a causa del dispiegamento militare in Ucraina, nella zona calda ai confini con la Federazione Russa, e delle parole pesanti usate da Biden per descrivere il capo del Cremlino, oltre alla consueta serie di accuse (gli Stati Uniti agiranno in modo fermo a difesa dei loro interessi nazionali in risposta alle azioni della Russia, come intrusioni cibernetiche e interferenze nelle elezioni). Biden aveva poi dovuto difendere la sua proposta di summit anche dalle critiche interne degli americani stessi, che sottolineavano come il momento fosse prematuro per un incontro faccia a faccia, dopo soli sei mesi dall’inizio del mandato del nuovo POTUS (President of the United States). Biden ha quindi detto di aver ricevuto, da parte dei leader dei Paesi NATO con cui ha conferito, il ringraziamento per aver proposto l’incontro con Putin, definito da essi come una “decisione appropriata”.

Foto – Ginevra, 19 novembre 1985 – Il presidente USA Ronald Reagan
e il Segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov

Ed è così giunta l’ora di incontrarsi a Ginevra, già sede dello storico primo incontro tra Reagan e Gorbaciov nel 1985. Questa volta i leader di USA e Russia si troveranno a villa La Grange, una dimora del XVIII secolo  che comprende un grande parco e che per l’occasione sarà trasformata in un campo trincerato, presieduta da un enorme dispositivo di sicurezza. L’amministrazione della città si è detta “molto onorata” del fatto che le parti abbiano scelto proprio questo luogo.

Alla fine anche la tensione tra le rispettive leadership appare stemperata. Adesso Biden parla di Putin non più come di un “killer”, ma lo chiama “avversario degno” e dice di non cercare il conflitto con la Russia in quanto vi sono aree di possibile cooperazione tra i due Paesi, come l’accordo sul nucleare iraniano e l’Afghanistan. Pure da Mosca, intanto, arrivano segnali di apertura. In un’intervista alla rete televisiva statunitense NBC, Putin aveva parlato di Biden come di un politico professionista, di lungo corso, molto diverso caratterialmente da Trump e meno incline ad azioni impulsive. Per andare a Ginevra a incontrare Biden, Putin interromperà la pausa forzata che aveva preso dagli impegni esteri causa pandemia: l’ultima visita risale al gennaio dello scorso anno a Gerusalemme. Secondo il presidente russo, si potrebbe considerare come un buon risultato del summit la possibilità di instaurare nuovamente dei contatti privati per avviare un dialogo diretto, creando così un meccanismo di interazione sui temi di reciproco interesse. Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha detto di guardare al summit con “pratico ottimismo”, pur senza nutrire troppe aspettative sulla possibilità che vengano raggiunti degli accordi durante il vertice, anche perché gli USA potrebbero ignorare le intese già ottenute durante la precedente amministrazione, che apparteneva a un indirizzo politico molto diverso, sulla carta, da quello attuale. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha indicato la necessità obiettiva di uno scambio di opinioni ad alto livello tra le due superpotenze nucleari, sottolineando l’importanza del fatto stesso che i due leader si incontrino per effettuare dei colloqui. Lavrov dice la Russia vorrebbe chiarire l’approccio statunitense a questioni come la stabilità strategica e la cyber-sicurezza. Seppure, come dichiarato dalla Casa Bianca, non vi sarà una conferenza stampa congiunta, è innegabile che il primo risultato degno di nota è stato l’accordarsi anticipatamente sull’ordine del giorno dei temi da affrontare. Il vertice si terrà in due fasi: all’inizio con un gruppo ristretto di consiglieri, poi in forma più ampia.

Anche secondo gli analisti, il summit avrà conseguenze positive nel caso in cui i due presidenti diano vita a un nuovo corso di dialogo. Secondo il caporedattore della rivista specializzata “La Russia nella politica globaleFedor Lukyanov, l’evento sarà fruttuoso se dopo di esso i due leader dichiareranno di capire la complessità della situazione e la responsabilità che grava su di loro, incaricando perciò i loro esperti di indagare sulla maniera in cui garantire la stabilità strategica. A maggior ragione sarà un successo se l’incontro darà delle conclusioni concrete, a cui Biden potrebbe adempiere con molta più facilità che non Donald Trump, il quale era sistematicamente sabotato dallo stesso sistema politico americano. Pure gli analisti americani notano come partendo da aspettative molto basse ci si potrà accontentare di un inizio di dialogo. Charles Kupchan, consigliere per la sicurezza nazionale sotto la presidenza Obama e membro del Council on Foreign Relations, il think tank statunitense dedicato alla politica estera, sottolinea che l’incontro si svolgerà in un periodo storico in cui le relazioni tra i due Paesi sono scese al minimo: per questo motivo i rispettivi presidenti cercheranno un terreno comune e tenteranno di migliorare i rapporti. Si percepisce la loro buona volontà in questo senso, seppur ancora esitante e incerta. Secondo Kupchan, ci troviamo comunque in una fase preliminare del nuovo dialogo: se potrà esservi una sorta di reset con la Russia, allora servirà molto lavoro e una considerevole quantità di tempo.

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