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Versioni differenti sulla natura degli aiuti turchi in Libia

Il Governo libico di Accordo Nazionale (GNA) ha annunciato sabato la ricezione di aiuti sanitari, incluse forniture mediche e strumenti per la protezione personale destinati al Ministero della Salute, da parte della Turchia di Recep Tayyip Erdogan. La spedizione destinata al popolo libico, è stata tuttavia descritta da due versioni differenti dai Governi dei due Paesi, salvo il fatto che si tratta di un’iniziativa di Ankara per sostenere i libici nell’arginare l’epidemia del nuovo coronavirus (COVID-19). L’ufficio informazioni del Consiglio presidenziale di Tripoli, si è limitato a riportare che l’ambasciatore turco a Tripoli, Serhat Aksen, ha ricevuto la spedizione consegnandola al Sottosegretario del Ministero della Salute, Muhammad al-Haytham, indicando che la spedizione recava uno slogan: “Dopo la disperazione, solo la speranza e dopo l’oscurità, solo il sole”.  Fayez al-Serraj ha espresso gratitudine, nella breve nota, alla Repubblica di Turchia per questo supporto materiale, che riflette “la profondità delle relazioni bilaterali e i legami di fratellanza e amicizia tra i due popoli fratelli”. Il premier non ha detto tuttavia quanto menzionato dall’agenzia di stampa turca ‘Anadolu’, che citando un tweet del Ministero della Difesa, affermava di aver inviato il materiale ai fratelli libici e alle nostre squadre di formazione militare e consulenza che sono attivi nella regione. Questi team di supporto militare, infatti, precedentemente tanto decantati come risultato di accordi tra ‘Governi legittimi’ sono scomparsi nelle dichiarazioni del Governo libico. 

Infografica – Le versioni discordanti del comunicato libico e di quello turco sugli aiuti inviati da Ankara alla Libia

La Turchia ha avuto un ruolo incisivo nel prolungamento del conflitto in Libia, che sta destabilizzando l’intera regione. Combattenti stranieri siriani e personale militare sono stati inviati a migliaia da Erdogan e sono stati schierati al fianco delle forze libiche da al-Serraj. Tale sostegno non si è limitato a team di formazione, ma comprende anche moderni sistemi di difesa anti-aerea, attualmente istallati a Tripoli e Misurata, dove violenti scontri sono ancora in corso al momento della stesura di questo report. Almeno altri 300 combattenti sono arrivati nelle ultime 48 ore a Misurata. Cinque fregate e navi da guerra turche sono comparse nei giorni scorsi a largo della costa libica, mentre la Comunità internazionale sta ancora valutando l’assetto e i dettagli operativi della muova Missione Irini, che sostituisce la precedente Sofia. Il 10 aprile un drone turco ha condotto almeno due raid nei pressi di Tarhouna, altrettanti in Salah el-Din e a sud di Misurata, nell’area di Washkah. Se l’Europa è alle prese con l’emergenza coronavirus, le forze affiliate al GNA e il Libyan National Army (LNA) sotto il comando del feldmaresciallo Khalifa Haftar, e i loro sponsor stranieri, proseguono ininterrottamente la guerra iniziata un anno fa, aumentando le sofferenze dei civili costretti a stare a casa sotto i bombardamenti indiscriminati. Le operazioni militari lanciate da Haftar il 4 aprile 2019 hanno sì ucciso decine di terroristi e membri delle milizie, ma stanno compromettendo seriamente le infrastrutture oltre che il tessuto sociale libico. 

Il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Libia, Yacoub el-Hillo, ha dichiarato che “più di due milioni di persone, tra cui 600.000 bambini, che vivono a Tripoli e nelle città circostanti, soffrono di tagli d’acqua da quasi una settimana. L’approvvigionamento idrico, parte del Grande fiume artificiale, è stato interrotto da un gruppo nell’area di Shwerif come tattica di pressione per garantire il rilascio dei membri della famiglia. Tutti gli sforzi di mediazione finora non sembrano aver prodotto una soluzione alla disputa mentre milioni di libici rimangono privati ​​dell’acqua”.  

Foto – Gli aiuti Turchi alla Libia

El-Hillo sottolinea che l’acqua non dovrebbe mai essere utilizzata come carta di pressione né come arma di guerra. “È particolarmente riprovevole tagliare deliberatamente l’approvvigionamento idrico di persone ovunque in Libia. Questo miserevole taglio dell’acqua sta coincidendo con una grave interruzione di corrente nella regione occidentale, imposta anche a seguito di un’altra disputa personale. In questo momento in cui la Libia sta combattendo le minacce della pandemia di COVID-19, l’accesso all’acqua e all’elettricità è più che mai salvifica per la vita, e tali atti individuali per punire collettivamente milioni di persone innocenti sono odiosi e devono fermarsi immediatamente”. Ha aggiunto. 

Entrambe le parti si sono macchiate e continuano a macchiarsi di crimini indicibili nei confronti dei civili. La situazione dei diritti umani nel Paese nordafricano ha subito un forte deterioramento, con continue sparizioni forzate, uccisioni arbitrarie e rapimenti in tutta la Libia, dove si perdono le tracce di chi scompare. Il conflitto si ripercuote in tutto il Paese. La regione meridionale, comprese le città di Sabha, Ghat ed Aubari, assistono a prolungati tagli di elettricità, da cui dipende anche la fornitura di acqua corrente. “L’elettricità è stata tagliata giovedì pomeriggio, è tornata per poche ore e da ieri mattina non c’è più. Il pompaggio dell’acqua dipende dall’elettricità, così come i sistemi di filtraggio. Non possiamo rimanere senza, gli strumenti negli ospedali non funzionano senza corrente”. Ci dice Osama al-Wafi, giornalista e portavoce del Sabha Medical Center, aggiungendo che la gente nel sud della Libia paga il prezzo più alto del conflitto, dipendendo al 100% dalle città costiere anche per le bottiglie d’acqua potabile nonostante la presenza nel Fezzan dei più grandi giacimenti idrici sfruttati dal Great Man Made River, il grande fiume artificiale voluto dal colonnello Muammar Gheddafi, per fornire acqua alle città costiere estraendola dal sottosuolo. Questo sistema è stato target di continui attacchi da parte dei gruppi armati, nonché di infiniti allacci illegali, la mancata manutenzione infine gli ha inflitto il colpo di grazia. Il coprifuoco per arginare il COVID-19 sta inoltre riducendo alla povertà molte famiglie in queste aree. 

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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