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Venezuela: passi di Maduro verso l’amministrazione Biden

Il Venezuela ha dato gli arresti domiciliari a sei manager americani, in prigione da più di 3 anni. È un gesto di buona volontà da parte del governo di Nicolas Maduro nei confronti dell’amministrazione Biden, in risposta a quello che sembrerebbe una approccio morbido del nuovo presidente o quanto meno una rinuncia alla linea dura dettata da Trump. I sei uomini (di cui cinque con la doppia cittadinanza venezuelana-statunitense) lavorano per la compagnia petrolifera Citgo Petroleum; erano stati incarcerati con l’accusa di corruzione nel 2017, mentre si trovavano a Caracas per partecipare a un convegno presso la sede della PDVSA, società statale venezuelana che controlla la Citgo. Tra coloro che hanno operato dietro le quinte per favorire il miglioramento delle condizioni dei manager c’è anche Bill Richardson, ex governatore del Nuovo Messico, coinvolto tra l’altro nello scandalo degli abusi sessuali su minorenni orchestrato dal famigerato Jeffrey Epstein (suicidatosi in cella nel 2019). Richardson ha dichiarato: “Si tratta di un passo positivo e importante che dovrebbe aiutare a garantire le loro buone condizioni durante l’ondata di COVID-19 in Venezuela”. Si era interessato al caso persino il Vaticano, che dopo essersi appellato alle autorità venezuelane, aveva espresso l’intenzione di inviare il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, per assistere a una beatificazione nella capitale Caracas, dove aveva servito come ambasciatore della Santa Sede. All’ultimo momento il viaggio è stato cancellato, ufficialmente a causa della pandemia di COVID-19. I dati ufficiali dell’OMS dicono che a partire dal 3 gennaio 2020 in Venezuela si sono avuti quasi 200mila casi confermati di contagio e poco più di 2mila decessi, su una popolazione di più di 28 milioni di persone. Sempre nell’ottica di un avvicinamento delle posizioni, il leader venezuelano Maduro ha acconsentito anche a una richiesta che gli Stati Uniti stavano facendo da molto tempo: ha concesso all’agenzia delle Nazioni Unite PAM (Programma Alimentare Mondiale) di intervenire nel Paese distribuendo pasti nelle scuole a centinaia di migliaia di studenti, per i prossimi due anni.

Dopo sette anni di recessione e quattro di iperinflazione, il governo venezuelano ha aumentato per la seconda volta nel 2021 il salario minimo mensile del 289%. L’annuncio è stato dato in televisione proprio nel giorno della festa dei lavoratori, il 1° maggio, dal ministro del Lavoro Eduardo Piñate, il quale ha aggiunto che verranno rivisti gli stipendi del settore pubblico, i più bassi del Paese. In Venezuela, intanto, è in corso un processo di “dollarizzazione”, anche se molti lavoratori continuano a ricevere lo stipendio in bolivar, la moneta locale fortemente svalutata. Proprio il giorno successivo all’annuncio, Piñate (nome completo: Germán Eduardo Piñate Rodríguez) è passato al ministero dell’Istruzione, per succedere nella carica ad Aristóbulo Istúriz, deceduto alcuni giorni prima per complicazioni seguite a un intervento cardiaco. Piñate sua volta è stato sostituito al ministero del Lavoro da José Ramón Rivero.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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