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Usa 2020, Amy Barrett e la volata finale

Nessun Presidente dell’era moderna aveva mai mandato alla Corte Suprema 3 Giudici in un solo mandato. Amy Coney Barrett è da martedì il Giudice più giovane della storia della Corte (48 anni). La Corte Suprema presenta un orientamento conservatore di 6 Giudici contro 3 di orientamento liberal: il vantaggio più netto mai raggiunto nella sua storia. Queste tre osservazioni basterebbero ognuna da sola per comprendere la portata di quanto successo negli ultimi giorni di questa frenetica campagna elettorale. 

La morte di Ruth Bader Ginsburg il 18 settembre, icona liberal mandata alla Corte Suprema da Bill Clinton nel 1993, è stata un fulmine a ciel sereno in una corsa alla Casa Bianca già di per sé quanto mai polarizzata e “dura” nelle rispettive strategie di Joe Biden e Donald Trump. Può sembrare incomprensibile per noi europei, ma un seggio alla Corte Suprema per molti aspetti pesa e interessa ben di più della poltrona di Presidente degli Stati Uniti, soprattutto se si tratta come in questo caso di un seggio con la potenzialità di spostare per decenni la giurisprudenza americana. La Corte Suprema è infatti l’ultima Corte d’appello a livello federale degli Stati Uniti, ultimo e incontrovertibile decisore su qualsiasi controversia su legittimità di provvedimenti politici, riconteggi elettorali, ricorsi, procedimenti tra cittadini e Stati, tra Stati e Stati o su più o meno qualsiasi altra tematica di rilievo. 

Trump aveva già portato a casa durante questo mandato la nomina di Neil Gorsuch e di Brett Kavanaugh, entrambi due giovani originalisti. Ora completa il lavoro con la scelta di Barrett, l’allieva prediletta di Antonin Scalia, uno dei capisaldi della corrente originalista americana. Gli originalisti sono coloro che ritengono la Costituzione vada applicata così come scritta, senza interpretazione di alcun tipo. Tre originalisti significa una correzione di rotta mai così netta nell’orientamento della Corte, tutti con 30 se non 40 anni di mandato davanti. Comunque vada il 3 novembre, il lascito di Trump su questo aspetto sarà stato epocale.

Ma chi è la Barrett? Nata in Louisiana, figlia di avvocati, una laurea in letteratura poi laureata ancora in legge alla Notre Dame Law School. In entrambi i casi lauree magna cum laude, prima di tutti i suoi corsi. Inizia a lavorare a Washington prima con Laurence Silberman poi, appunto, con Antonin Scalia. Dopo alcuni anni nel privato in prestigiosi studi legali (con lo studio Baker Botts segue niente meno che la causa Bush vs Gore assistendo Bush nell’assegnazione della Florida alle elezioni 2000), diventa Professoressa alla George Washington University prima e alla Notre Dame Law School e alla Virginia Law School dopo. Il tutto con decine di pubblicazioni. Diventa Giudice Federale nel 2017, nominata al Settimo Circuito (Indiana, Illinois, Wisconsin) da Trump. Un curriculum quasi spaventoso, considerata l’età. Nel frattempo, ha 5 figli, ne adotta due da Haiti dopo il terremoto. Tra i tanti record, è la prima mamma di figli in età scolastica a diventare Giudice della Corte Suprema. “Una mamma lavoratrice con 5 figli viene nominata Giudice della Corte Suprema, giurando nelle mani di un Giudice Afro-Americano. Che straordinario Paese” così ha twittato il Senatore Marco Rubio. Martedì, abbiamo assistito ad un pezzo di storia. 

Tutto questo ha un peso non indifferente sulla campagna elettorale per almeno tre motivi. Prima di tutto, galvanizza la base repubblicana, dando motivi ed entusiasmo per mettere in campo il massimo dell’impegno nel porta a porta negli Stati chiave in questi ultimi decisivi giorni. Secondo, perché è un grande segnale al mondo cattolico. Non bisogna infatti dimenticare che Trump è un evangelico, Biden un cattolico. Seppur il GOP sia tradizionalmente vicino ai mondi religiosi, sono due realtà molto diverse tra loro. La nomina di una cattolica come la Barrett può spostare voti nel mondo cattolico, e Trump potrebbe averne estremo bisogno. Terzo, si tratta di un’oggettiva sconfitta politica dei Democratici in Senato e di un ulteriore rinforzo dell’immagine di “leader incisivo” su cui Trump ha costruito il suo successo. Voleva portare a casa la nomina della Barrett in meno di 30 giorni (solitamente un Giudice richiede un tempo medio di 2 mesi per il processo di audizioni e poi conferma), ci è riuscito. Diretto, senza filtri, che arriva al punto. Il Trump di “The Apprentice” che da decenni affascina gli States, colpisce ancora. Nel frattempo i sondaggi volano a vantaggio di Biden, ma chi segue la campagna da terra respira un’aria un po’ diversa: ovunque Trump vada, accorrono a migliaia. Donald Trump ha vinto la Casa Bianca per 77.000 voti nel 2016, ripartiti tra Wisconsin, Michigan e Pennsylvania. Negli ultimi 10 giorni ha fatto più di 15 comizi, ognuno dei quali con una presenza di 6/7.000 persone, con picchi di 10.000 in Iowa, Florida e Arizona. Fate un po’ i conti. Le case di sondaggio hanno molto corretto il tiro dopo la figuraccia del 2016, non bisogna quindi ignorare a prescindere le loro previsioni perché sarebbe un peccato di presunzione. Certo è che però i numeri reali visti sul terreno potrebbero ancora una volta essere più indicativi delle previsioni virtuali. 

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Ludovico Seppilli, torinese, 28 anni. Diplomato al Liceo Classico Valsalice di Torino e poi laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino con una tesi sulla politiche di Margaret Thatcher. Con una grande passione per la politica sin da bambino, ha fondato nel 2011 il think-tank giovanile Muoviti Per la Novità, di cui è tutt’ora Presidente, attivo nella promozione di eventi e incontri dedicati alla sensibilizzazione delle nuove generazioni sulle tematiche di attualità. Lavora prosso la Camera dei Deputati come assistente parlamentare ed è stato già parte del Gabinetto della Segreteria del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

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