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Coronavirus, Unicef: 3 miliardi di persone non dispone di servizi per lavarsi le mani

Lavarsi le mani con acqua e sapone è uno dei rimedi principali per limitare i contagi da Coronavirus. Il presidente dell’Unicef, Francesco Samengo, ha però denunciato:

“Moltissime persone non hanno però ancora modo di accedere a un luogo dove lavare le proprie mani. In totale solo 3 persone su 5 nel mondo hanno servizi di base per lavare le mani. Il 40% della popolazione mondiale – ovvero 3 miliardi di persone – non dispone di servizi per il lavaggio delle mani con acqua e sapone a casa. Il 47% delle scuole non dispone di lavabi con cui lavarsi le mani con acqua e sapone e questo riguarda circa 900 milioni di bambini in età scolare”.

Secondo gli ultimi dati addirittura nelle strutture sanitarie si registrerebbero evidenti carenze: 1 su 6 punti di cura, non disporrebbe di servizi igienici funzionanti o di servizi per il lavaggio delle mani. Guardando geograficamente il problema, Unicef denuncia come In Africa sub sahariana il 63% delle persone che vivono in aree urbane (258 milioni) non ha ancora accesso al lavaggio delle mani. Circa il 47% dei sudafricani che vivono in aree urbane (18 milioni di persone) non avrebbero servizi di base per lavare le mani a casa, mentre gli abitanti più ricchi hanno probabilità circa 12 volte maggiori di avere accesso a questo tipo di servizi. In Asia Centrale e del Sud non va meglio. Il 22% delle persone che vivono in aree urbane (153 milioni) non ha accesso al lavaggio delle mani; circa il 50% dei bangladesi che vivono in aree urbane (29 milioni) e il 20% degli indiani che vivono in aree urbane (91 milioni) non ha servizi per lavare le mani a casa. In Asia orientale, il 28% degli indonesiani che vivono in aree urbane (41 milioni) e il 15% dei filippini che vivono in aree urbane (7 milioni) non ha servizi per lavare le mani a casa. 

I problemi per quanto riguarda l’acqua però non sono solo quelli legati al lavaggio delle mani. Nel Rapporto mondiale sullo sviluppo delle risorse idriche delle Nazioni Unite si evince come oltre 2 miliardi di persone vivono in Stati a tassi di elevato stress idrico e poco meno di 4 miliardi di persone devono affrontare gravi scarsità idriche per almeno un mese all’anno. Tre persone su dieci non hanno accesso all’acqua potabile e sei su dieci non hanno accesso a servizi igienico-sanitari sicuri. Una situazione surreale che non può che preoccupare per il futuro e la salute mondiale. Non è un caso che affronti la questione l’Agenda 2030 promossa dalle Nazioni Unite la quale spiega come oggi consumiamo il 600% in più di acqua rispetto al secolo scorso e che la domanda globale di acqua è destinata a crescere di circa l’1% annuo fino al 2050, in ragione soprattutto della crescente domanda a livello industriale e domestico. La carenza di risorse idriche sarà una delle principali sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni. 

Esiste poi il problema della scarsità d’acqua che caratterizza parti sempre più estese del pianeta. La Convenzione per la Lotta alla Desertificazione ha certificato come ogni anno vengono persi circa 12 milioni di ettari di terreno coltivabile. Dagli anni ’90 ad oggi, la porzione di terreno fertile complessiva persa sarebbe equivalente ad un area più grande della Cina. Una situazione ingestibile che diventa emmergenziale se si considera che, mentre si riduce la capacità produttiva di cibo, la popolazione mondiale continua a crescere. Le previsioni dell’ONU parlano di 9 miliardi di persone sulla terra nel 2050, se si mantengono i ritmi di incremento demografico dei primi decenni del XXI secolo.

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