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Ungheria: Orbán a sostegno della famiglia e della crescita demografica

Intervenuto il 23 settembre alla conferenza sulla demografia di Budapest, il premier ungherese Viktor Orbán ha espresso con chiarezza la sua visione della famiglia e del rapporto che lo Stato deve tenere verso di essa. I concetti che ha lanciato sono stati i seguenti: la politica demografica e familiare deve essere incentrata sulla figura della madre; il concetto di famiglia e di prole deve essere protetto; fare figli deve tornare ad essere qualcosa di positivo in termini economici e le famiglie devono poter disporre delle proprie case; per fare in modo che l’economia si sviluppi, lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che oggi impediscono di formare nuove famiglie e deve poi anche supportarle. Al momento, dice Orbán, l’Ungheria non sta facendo abbastanza, ma almeno è sulla buona strada: oggi il governo destina il 5% del PIL al sostegno delle famiglie e il numero di aborti è sceso del 41% negli ultimi undici anni. L’unica soluzione al declino demografico è l’aiuto da parte dello Stato ai cittadini affinché essi possano dare vita a delle nuove famiglie. Il premier ha inoltre detto che l’Ungheria si sta difendendo contro gli attacchi della sinistra occidentale e della propaganda LGBTQ, la quale mette in pericolo le famiglia relativizzandone il concezione. Parlando a un livello più largo, Orbán afferma che la civiltà occidentale è attualmente incapace di riprodursi, ma sfortunatamente non vi è un consenso generalizzato sul fatto che si tratti di un qualcosa di male: secondo lui esiste chi spinge affinché il vuoto demografico dell’Europa venga riempito dai migranti, ma la motivazione dietro a questa idea non è umanitaria, consiste nello scopo di creare una nuova classe lavoratrice. Tema della conferenza è stato “La famiglia: la chiave per la sostenibilità”: a scadenza biennale a partire dal 2015, questa è la quarta volta in cui il “Budapesti Demográfiai Csúcs” viene organizzato. Vi partecipano leader della società civile e della chiesa, rappresentanti del mondo accademico, politici sia dell’Ungheria che di altri Paesi. Quest’anno sono intervenuti, tra gli altri, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, la nipote di Marine Le Pen ed ex deputata del Parlamento francese Marion Maréchal e il deputato ed ex Ministro per la famiglia e le disabilità Lorenzo Fontana.

Intanto, sulla sua pagina Facebook il ministro della Giustizia Judit Varga ha lanciato un allarme relativamente all’ennesimo tentativo dell’Unione Europea di ingerirsi nella politica interna dell’Ungheria. Le pressioni su Budapest infatti continuano con la visita del rappresentante del LIBE, la Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, avente l’intento dichiarato di opporsi alla Legge sulla protezione dei bambini, già aspramente criticata da Bruxelles. Ma la quarantunenne Varga, ministro dal 2019, avverte la UE: la posizione ungherese rimane ferma e coerente coi suoi principi, e pur desiderando il dialogo e la cooperazione, il governo ungherese non permetterà che Bruxelles abusi del potere insito nei Trattati per forzare uno Stato membro ad adottare o non adottare una norma interna.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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