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Un’unione di tre Paesi, non riuscita ‘all’europea’

L’Unione Europea è disposta ad aiutare Georgia, Ucraina e Moldavia, ma senza che diventino Paesi membri. Kommersant, quotidiano economico e finanziario russo, svela i retroscena del vertice di Batumi. Georgia, Ucraina e Moldavia sentono un “forte desiderio di diventare membri dell’Unione Europea”. Lo hanno constatato i partecipanti al primo summit che si è svolto a Batumi, denominato “Trio associato”, la nuova unione di queste tre Repubbliche. Al vertice ha preso parte il presidente del Consiglio europeo Charles Michel; nel concludere il suo tour del Caucaso, è stato generoso di promesse su “aiuti finanziari senza precedenti”, ma ha preferito non mettere l’accento sulle prospettive di integrazione dei tre Paesi nella UE.

“Non saremo più gli stessi”

La 17-esima conferenza di Batumi “Il percorso europeo della Georgia” si è svolta con un’ampiezza mai vista prima: nella cittadina di mare si sono riuniti i presidenti di Georgia, Moldavia e Ucraina, Salome Zourabichvili, Maia SanduVolodymyr Zelensky. All’incontro è venuto anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che prima era stato in Armenia e in Azerbaigian nell’ambito del suo giro nel Caucaso. La scelta degli ospiti non è stata casuale, e non soltanto perché Ucraina, Moldavia e Georgia sono Paesi che partecipano al Partenariato orientale (il programma di cooperazione della UE con le Repubbliche ex sovietiche). Nel mese di maggio, i capi dei Ministeri degli Esteri di questi tre Stati hanno fondato un’unione regionale chiamata “Trio associato”, il cui obiettivo prefissato è quello di “rafforzare la cooperazione” nelle questioni relative all’integrazione europea. Il primo summit del “Trio” si è tenuto lunedì 19 luglio con la partecipazione di Charles Michel.

Salome Zourabichvili ha commentato l’incontro dicendo che “segna un nuovo passo” sulla via verso l’Unione Europea. Dopo la firma della dichiarazione, noi, i tre Paesi, non saremo più gli stessi. Ci avviciniamo ancora di più. Il mar Nero non sarà più lo stesso. Sarà simbolo di aggregazione, di unione, di vicinanza nel contesto dei nostri tre Paesi ha dichiarato nel valutare l’importanza del documento finale. Volodymyr Zelensky, parlando nel suo discorso dei passi richiesti da Bruxelles agli Stati candidati, ha elogiato l’inizio della sua riforma del Servizio di sicurezza dell’Ucraina e il lancio del programma “Grande privatizzazione”. Maia Sandu ha preferito, invece, concentrarsi sugli obiettivi: Proseguiamo nella lotta contro la corruzione e potremo riprenderci il patrimonio perduto o rubato. I membri del “trio” hanno tra l’altro sottolineato che le trasformazioni stanno avvenendo in presenza di sfide variegate: Non è solo per sentito dire che sappiamo cosa sia un’annessione, un’occupazione, una guerra, ha rammentato il leader ucraino. I discorsi dei partecipanti hanno fatto capire come i piani del “trio” e della UE non combacino pienamente. È stato Volodymyr Zelensky a esprimere nel modo più chiaro la posizione del gruppo: In conformità all’articolo 49 del Trattato sull’Unione Europea, desideriamo che il territorio UE diventi più grande. E per via di questa scelta i territori dei nostri tre Paesi sono purtroppo diventati più piccoli. Il leader ucraino ha avvertito: Se Bruxelles non mostrerà un ferreo sostegno agli sforzi europeisti dei nostri tre Paesi, allora qualcun altro mostrerà i muscoli di ferro delle proprie armi vicino ai confini nazionali dei nostri tre Stati. In relazione a ciò ha persino messo in dubbio che sia opportuno effettuare il summit “Partenariato orientale” a dicembre del 2021 nel caso in cui quest’ultimo non venga caratterizzato da uno specifico ordine del giorno. Non abbiamo bisogno di fare un vertice tanto per incontrarci, perché qui da noi le persone muiono, abbiamo una guerra, ha così riassunto Zelensky.

Il discorso di Charles Michel, intervenuto subito dopo il presidente dell’Ucraina, è stato invece pieno di ottimismo. Non ha menzionato le prospettive di integrazione dei tre Paesi nella UE, ma si è focalizzato sui vantaggi dell’attuale cooperazione.

Il diplomatico ha così ricordato i 2,5 miliardi di euro che l’Unione Europea ha concesso ai Paesi del “Partenariato orientale” (che oltre a Georgia, Moldavia e Ucraina comprende Armenia, Azerbaigian e la Bielorussia che ha annunciato l’interruzione della sua partecipazione) per la lotta al COVID-19, le prerogative concesse ai Paesi grazie agli accordi di associazione con la UE e il regime di esenzione dai visti. Bruxelles ha intenzione di sostenere i partecipanti più di prima, ha fatto intendere Charles Michel. Il diplomatico ha così annunciato un “aiuto finanziario senza precedenti” nella misura di 2,3 miliardi di euro.

Il governo georgiano non è proprio da “Sogno”

La cooperazione del “Trio associato” con Bruxelles è offuscata non soltanto dalle prospettive ancora avvolte nella nebbia per l’ottenimento dell’ingresso nell’Unione: un elemento di ostacolo resta la politica delle autorità georgiane su tutta una serie di questioni. Un nuovo e serio motivo di divergenza, lo ricordiamo, è spuntato fuori il 5 luglio, quando alla vigilia del primo Gay Pride nella storia della Georgia (che alla fine non si è tenuto) come effetto di tafferugli sulla via Rustaveli sono rimaste ferite decine di giornalisti. Lekso Lashkarava, cameraman della stazione televisiva “TV-Pirveli”, è stato massacrato di botte al punto che è morto pochi giorni dopo. L’opposizione georgiana ha addossato la colpa dell’accaduto sul governo, incapace di fermare le aggressioni. Le proteste e le richieste di dimissioni del premier Irakli Garibashvili non si sono ancora spente: l’ultima grossa manifestazione con la partecipazione di opposizione e giornalisti si è svolta sabato 17 luglio. In Occidente non hanno nascosto il proprio fastidio. L’ambasciatore USA a Tbilisi Kelly Degnan ha inviato una lettera al primo ministro georgiano e al ministro degli Interni Vakhtang Gomelauri in cui afferma che il pogrom del 5 luglio getta un’ombra sull’immagine della Georgia in quanto Paese che difende i diritti fondamentali della personaIl partito di governo (Sogno Georgiano, N.d.R.) deve capire che la possibile prospettiva europea è basata sulla dignità e sul rispetto, fa notare l’eurodeputato lituano Petras Auštrevičius. Questa spaccatura nel Paese ha potuta vederla in prima persona Charles Michel. All’aeroprto di Batumi gli ospiti provenienti da Bruxelles sono stati accolti dagli attivisti dell’opposizione che esponevano fotografie di Lekso Lashkarava. A loro volta, i sostenitori dei valori tradizionali si sono radunati presso l’albergo in cui si svolgeva la conferenza a Batumi mostrando cartelloni con scritto “Nazione, famiglia, religione: ecco i nostri valori. Quali sono i vostri, Michel?”. Lo stesso capo del Consiglio europeo ha commentato prudentemente durante la conferenza: “il rispetto delle diversità e la dignità della persona” sono alla base dei valori dell’Europa.

Insoddisfazione ancor maggiore hanno provocato in Michel le tempistiche di esecuzione del piano di composizione della crisi politica interna, elaborato con la sua stessa partecipazione.

Ricordiamo che il documento, denominato “Una strada europea per la Georgia”, era stato firmato il 19 aprile dal partito di governo “Sogno Georgiano” e dai rappresentanti dell’opposizione. All’inizio di ottobre dovranno tenersi le elezioni amministrative, e se i risultati di Sogno Georgiano non saranno come minimo il 43% dei voti, allora secondo il piano si dovranno organizzare in Georgia delle elezioni parlamentari anticipate. L’iniziativa presupponeva anche il blocco delle nomine dei giudici della Corte Suprema fino alla riforma giudiziaria, cosa che non è avvenuta. Come dichiarato da Charles Michel, la riforma giudiziaria è una parte importante dell’accordo e la premessa per gli aiuti macrofinanziari dell’Unione Europea alla GeorgiaLa nomina affrettata dei giudici della Corte Suprema non riflette in nessun modo i risultati delle consultazioni che erano state effettuate con i partner internazionali e anche con i soggetti locali interessati e coinvolti, ha detto turbato. Per contro, dall’intervento di Charles Michel alla conferenza di Batumi si evince che le principali paure del governo georgiano sembra non debbano tradursi in realtà: la UE non ha intenzione di applicare sanzioni contro Tbilisi per l’inadempimento degli accordi. Almeno per ora.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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