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Un Mar Nero sempre più militarizzato: esercitazioni NATO in Georgia

L’imponente esercitazione Defender Europe è terminata da poco, ma i soldati dell’Alleanza Atlantica, compresi quelli americani, rimangono impegnati sul Mar Nero: si stanno infatti svolgendo in Georgia le manovre denominate “Agile Spirit”, che dureranno fino al 6 agosto. Dei Paesi che una volta componevano l’Unione Sovietica, oggi solamente le Repubbliche baltiche sono membri della NATO a tutti gli effetti; Tbilisi è ancora nella fase delle trattative per l’ottenimento del MAP (Piano d’azione per l’adesione), in altre parole è ancora lontana dall’ingresso vero e proprio nel’Alleanza, anche se la sua candidatura era stata accettata nell’aprile del 2008 al vertice di Bucarest. In Georgia non sono particolarmente lieti di poter collaborare con la NATO solo di fatto e di esserne esclusi di diritto: sono passati tredici anni da quel summit e le relazioni procedono bene, ma troppo lentamente. Nel quadro dei progressi del Partenariato orientale dell’Unione Europea, che spesso coincidono con l’ampliamento della NATO verso est, vi sono stati miglioramenti come l’abolizione dell’obbligo di visto e la firma dell’Accordo di Associazione, ma le organizzazioni euroatlantiche sembra non abbiano altro da offrire per accontentare Tbilisi e intanto prendere tempo per rimandare il momento della verità. Comunque è facile capire perché al di là dello scontento georgiano, Bruxelles (intesa come sede centrale del Patto Atlantico) non possa espandere il controllo militare su altri Paesi con quella facilità che negli anni ‘90 sembrava garantita per sempre: la Georgia è un punto caldo dello scacchiere strategico regionale che comprende il Caucaso e il Mar Nero, aree situate proprio al confine della Federazione Russa. Quando potrebbe espandersi la NATO senza che ciò costituisca per Mosca una provocazione evidente e intollerabile? Non si era detto che ci si fermava alla Germania Est? Gli analisti e i diplomatici ancora discutono sul contenuto verbale dei negoziati del febbraio 1990 sulla riunificazione tedesca: gli Stati Uniti promisero davvero all’Unione Sovietica di inglobare nella NATO solamente la Germania Orientale e di non dare seguito alla penetrazione nei Paesi sotto la sfera di influenza di Mosca? Poiché non venne messo nulla per iscritto, gli esperti di geopolitica rimangono divisi su questo punto. Quel che è certo è che se la NATO accettasse oggi la Georgia come membro ufficiale, si troverebbe invischiata nella questione dei territori contesi dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud, divenuti indipendenti dopo la guerra dell’estate del 2008 ma ancora non riconosciuti ufficialmente dalle Nazioni Unite. Ed è in parte il medesimo tipo di problema che si presenta per l’Ucraina, estremamente desiderosa di passare sotto l’ombrello NATO ma impossibilitata per via della guerra civile in corso nel Donbass.

Questa è la decima volta in cui la Georgia ospita manovre congiunte con la NATO. Sotto lo slogan “Strength Through Partnership” (Forza Mediante Partenariato) si tiene la più vasta e internazionale versione di Agile Spirit effettuata finora: 2mila e cinquecento soldati da 15 Stati membri della NATO insieme a Ucraina, Azerbaigian e naturalmente alla Georgia, su cinque teatri e con la presenza delle Forze speciali americane, britanniche, romene, polacche e georgiane. Inoltre scenderanno in campo per la prima volta i mezzi corazzati “Didgori Meomari” e “Didgori MedEvac” di produzione georgiana. La finalità dichiarata è quella di incrementare la stabilità e la sicurezza della regione e si può certamente opinare su quanto ciò sia realistico; è invece indiscutibile l’obiettivo di migliorare l’interoperabilità tra gli eserciti della NATO e quelli dei Paesi partner e di rafforzare le capacità operative in fatto di pianificazione ed esecuzione di operazioni in un ambiente multinazionale. L’altro effetto non troppo sbandierato da Bruxelles è quello di rendere la presenza della NATO sempre maggiore nel Paese: a dirlo è stato Juansher Burchuladze, ministro georgiano della Difesa, durante la cerimonia di apertura dei lavori.

Agile Spirit è solo l’ultima della serie di esercitazioni effettuate nel 2021 dalla NATO e dai suoi partner su ogni lato disponibile del Mar Nero: questo visibile aumento della presenza militare americana e alleata proprio a confini marittimi e terrestri della Federazione Russa certamente non poteva essere salutato con favore da quest’ultima. Già a proposito delle manovre “Sea Breeze” a guida americana, concluse ai primi di luglio in Ucraina, l’ambasciata russa negli Stati Uniti ne aveva chiesto l’annullamento, poiché considerate di carattere con tutta evidenza aggressivo e per nulla orientato all’obiettivo dichiarato di sicurezza e stabilità nell’area. Per quanto riguarda Agile Spirit, il viceministro degli Esteri russo Alexander Grushko qualche giorno fa ha affermato che tali manovre stanno provocando inquietudine a Mosca, che quindi seguirà attentamente il corso delle operazioni e prenderà tutte le misure necessarie per garantire i propri interessi. Qualunque sia l’interpretazione corretta, uno degli effetti della serie di esercitazioni NATO è proprio quello di continuare a fare pressione sulla Russia, mostrandole che USA e alleati intendono tenere alta la tensione nel Mar Nero, che sta diventando sempre più affollato di navi e imbarcazioni militari.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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