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Tutta colpa di Erdogan! Dalla minaccia di jihadisti in arrivo in Italia, al rischio di un conflitto internazionale in Libia

L’UNHCR ha lanciato un messaggio di cordoglio per la tragica morte di un richiedente asilo a Tripoli, sollecitando ulteriori azioni contro i trafficanti e le milizie armate nella regione occidentale della Libia. “L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, esprime le sue più sentite condoglianze per la tragica morte di un giovane richiedente asilo eritreo a Tripoli questa settimana e chiede una rinnovata azione contro i trafficanti e i criminali che continuano a infliggere sofferenze inimmaginabili a rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia”. Afferma l’agenzia in un comunicato stampa, aggiungendo che l’uomo era arrivato il 20 luglio al Community Day Center dell’UNHCR a Tripoli in cerca di assistenza medica, insieme ad un altro migrante eritreo. “Entrambi sembravano gravemente malnutriti – spiega UNHCR – uno è stato identificato come bisognoso di cure mediche urgenti ed è stata chiamata un’ambulanza. Purtroppo, l’individuo è deceduto prima che fosse possibile trasportarlo in ospedale e gli sforzi per rianimarlo non hanno avuto successo”. 

Secondo la nota, l’UNHCR ha organizzato un rifugio per il suo compagno attraverso i membri della comunità. Successivamente gli è stata fornita la registrazione come rifugiato ed altra assistenza. Entrambi gli uomini erano stati precedentemente detenuti da trafficanti a Bani Walid, una città nella Libia nord-occidentale. “È stato ampiamente documentato negli ultimi anni che gruppi criminali di trafficanti operano in Libia, causando immense sofferenze e miserie. Da giugno, più di cento persone sono arrivate a Tripoli dai centri di traffico di Bani Walid. Sono spesso in pessime condizioni fisiche e hanno un disperato bisogno di assistenza”. Ha dichiarato l’UNHCR. Oltre alle persone detenute nei campi della tratta, oltre duemila rifugiati e migranti sono detenuti nei centri di detenzione ufficiali senza controllo giudiziario. Tutto questo avviene nel silenzio e in complicità del Governo di Accordo Nazionale (GNA) creato, riconosciuto e sostenuto dalla Comunità Internazionale ed oggi ancora in vita grazie all’intervento militare della Turchia.

Erdogan ha infatti tutto l’interesse a destabilizzare la Libia per mettere le mani sull’industria energetica del Paese, come sta del resto già facendo. Non a caso il GNA è oramai passato da esecutivo sostenuto dall’Onu a regime-fantoccio di Ankara e in mano a milizie di islamisti e trafficanti”. Scrive il ricercatore italiano Giovanni Giacalone dell’Università Cattolica su Inside Over, affrontando l’ennesima minaccia di Erdogan nei confronti del nostro Paese. Sebbene infatti non ci siano numeri certi a riguardo, il portavoce del Libyan National Army (LNA), sotto il comando del generale Khalifa Haftar, afferma che 1000 mercenari siriani sarebbero già arrivati in Italia. Secondo quanto dichiarato da al-Mismari, soltanto nella giornata di martedì sarebbero 483 i siriani che hanno disertato per scappare verso le coste italiane, utilizzando le imbarcazioni fornite al GNA dall’Italia e dall’Europa per bloccare i migranti sulle coste libiche. “L’Europa rischia così di trovarsi centinaia di tagliagole con esperienza sul campo di battaglia a piede libero sul proprio territorio, traghettati con quelle stesse barche fornite da Bruxelles all’esecutivo di al-Serraj”. Avverte inoltre il ricercatore italiano.

Secondo fonti governative di Tripoli, l’Italia sta collaborando con la Turchia e gli Stati Uniti per finire il lavoro già avviato da Haftar: smantellare definitivamente le milizie. Tuttavia, a parte qualche omicidio ed incidente che ha causato la morte di una dozzina di giovani miliziani, questa strategia rischia di rivelarsi l’ennesimo fallimento. Terroristi e criminali infatti, sciolgono un gruppo per riformarne un altro con un nome diverso. Le milizie che hanno impedito l’applicazione dello stato di diritto in Libia, vengono traferite da questo a quell’altro angolo della città, la scorsa settimana il Consiglio presidenziale rappresentato da Fayez al-Serraj ha istituito una nuova forza, denominata Guardia Nazionale, sotto il comando di Al-Fetouri Salim Gharbil che ha iniziato a garantire la sicurezza di quelle aree a sud della capitale, che sono state teatro di scontri per oltre un anno. Piccoli cambiamenti iniziano a vedersi anche lungo la strada costiera verso il confine con la Tunisia, dove i gruppi armati di Zawiya sono stati incaricati di controllare Sabratha e Sormon. Proprio qui gruppi radicali salafiti hanno fatto la loro ricomparsa e si starebbero riorganizzando. Queste fazioni armate, fuori dal controllo dello Stato, sono i principali responsabili dei traffici e del contrabbando, anche quello della peggior specie di esseri umani. A questo punto, va detto che la Turchia oltre a minacciare l’Europa con ondate di migranti e rifugiati dal confine greco, oggi non solo è in grado di inviare migranti via mare dalla Libia, ma anche di velocizzarne le partenze, qualora lo ritenesse necessario, controllando di fatto i gruppi che hanno in mano la costa occidentale della Libia. 

La tensione resta alta sul terreno per una incombente battaglia su Sirte, dopo che il Parlamento del Cairo ha approvato un eventuale intervento militare nel Paese vicino, poiché i colloqui per riprendere la produzione di petrolio e gas non sono riusciti a sbloccare la situazione. I rinforzi da entrambe le parti nelle ultime due settimane hanno continuato ad affluire a Sirte, città costiera che ha dato i natali al colonnello Muammar Gheddafi. Ma contro ogni previsione, la minaccia di al-Sisi di intervenire potrebbe essere il preludio di una de-escalation e un ritorno al tavolo dei negoziati, come lascia immaginare la crescente attività diplomatica tra gli attori maggiormente coinvolti. Il voto del Parlamento egiziano arriva dopo che il presidente egiziano ha ricevuto al Cairo, il 15 luglio, una delegazione di 185 dignitari delle tribù libiche, annunciando che il suo Paese non rimarrà a guardare di fronte agli sviluppi che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale di entrambi i paesi. Sisi ha detto alla delegazione libica che l’Egitto entrerà in Libia e se ne andrà solo su loro richiesta, per proteggere la sovranità libica. Sisi ha aggiunto che le forze armate egiziane sono in grado di cambiare radicalmente la situazione sul terreno in Libia, considerata la mancanza di impegno in particolare del GNA e dei suoi sostenitori per un cessate il fuoco. Entrambe le parti ora attendono che il nemico faccia il primo passo. Ad ogni modo, un inizio imminente della battaglia su Sirte è da escludere prima che la Turchia non abbia riavviato completamente le basi aeree nella Libia occidentale, in particolare al-Watiya, la più grande del nord-Africa, recentemente riconquistata dai gruppi armati affiliati al GNA.

A tal proposito, l’alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha dichiarato di aver telefonato ad al-Sarraj per discutere della de-escalation militare attorno a Sirte e al-Jufra, la ripresa delle esportazioni di petrolio e la ricerca di una soluzione secondo quanto concordato a Berlino. “Ho parlato con il Primo Ministro libico al-Sarraj – ha detto Borrell – ridurre l’escalation intorno a Sirte e Jufra, concordare un cessate il fuoco credibile e una ripresa urgente della produzione di petrolio rimane una priorità condivisa”. L’alto funzionario UE ha ribadito al premier la necessità di lavorare insieme per porre fine al conflitto con un reale impegno da tutte le parti per salvare l’unità della Libia. È opportuno ricordare che il Governo di Serraj ha sempre rifiutato qualsiasi accordo, sebbene anche Russia e Turchia stiano provando da mesi a raggiungere una intesa. Nel frattempo, il capo di stato maggiore della Marina dell’esercito libico, il maggiore generale, Faraj Mahdawi, ha affermato che ora l’LNA ha la capacità di distruggere qualsiasi unità navale ostile fino a 100 chilometri dalla costa. “Le navi turche sono il primo obiettivo dei missili LNA, che sono conosciuti in tutto il mondo per la loro capacità di affondare qualsiasi nave”.

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Nata nelle Marche nel 1988. Giornalista pubblicista, vive a Tunisi dove sta studiando arabo mentre partecipa alle vicende libiche. Corrispondente per “Notizie Geopolitiche”, Tripoli è stata la sua prima esperienza come inviata di guerra. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratrice presso il quotidiano di approfondimento “L’Indro”. Ho commentato la crisi libica per diversi canali del Golfo (218 TV, Sky News Arabia, Libya’s Channel e Libya al-Hadath) ed italiani (TgCom24, SkyTg24, Uno mattina, Tg Rai, Radio Domani, Radio Anch’io, Radio in Blu). È autrice di “Speciale Libia”, una piattaforma dedicata al Paese nordafricano. Scrive di Medio Oriente e Nord Africa, dal terrorismo al lablabi.

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