I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

Turchia, continuano le provocazioni in Grecia come in Siria

Recep Tayyip Erdoğan domani sarà a Bruxelles per un confronto con i rappresentanti dell’Ue in merito alla crisi profughi scoppiata al confine tra Turchia e Grecia. L’obiettivo del leader turco sarebbe quello di rinegoziare l’accordo siglato nel marzo 2016 che prevedeva 6 miliardi di euro da parte dell’Ue – di cui 2,6 miliardi di euro sono già stati erogati – a sostegno dello sforzo di fare da barriera all’ondata di rifugiati verso l’Ue provenienti dalla Siria.

In particolare Erdoğan vorrebbe che l’Ue rispettasse la promessa di esenzione dei visti per i cittadini turchi diretti nell’Ue e di una unione doganale rafforzata. Oltre a ciò il sultano di Ankara lamenta lo scarso appoggio ottenuto dall’Occidente in Siria:

“Speravamo di ottenere molto più sostegno dalla comunita’ internazionale quando si tratta di rifugiati. Domani avro’ un incontro in Belgio con i funzionari dell’Unione europea. Discuteremo di questi temi. Abbiamo adempiuto agli obblighi dell’accordo che abbiamo stipulato con l’Ue nel 2016. Tuttavia, l’Unione europea non ha rispettato i suoi impegni se non per contributi minimi. Spero che questa volta otterremo risultati diversi”, “.

Peccato che in questi nove anni di conflitto siriano la Turchia abbia sempre sostenuto l’opposizione siriana nella lotta contro le forze governative di Bashar Hafiz al-Asad. Ha inviato armi a sostegno di estremisti e terroristi pur di annettere nuovi territori alla sua influenza con sventolando la bandiera umanitaria. In questi anni ha lanciato nella regione ben quattro operazioni militari, l’ultima delle quali, nota con il nome “Scudo di primavera”, aveva come diretto obiettivo quello di fermare l’offensiva lanciata dall’esercito del presidente siriano per riconquistare la provincia di Idlib, ultima roccaforte dei ribelli nel nordovest della Siria.

Non trovando supporto in queste operazioni il leader turco la scorsa settimana ha annunciato l’apertura delle frontiere verso la Grecia e la Bulgaria, consentendo a migliaia di migranti e rifugiati, come testimoniato alla nostra testata non siriani, di ammassarsi lungo le barriere di confine. La decisione ha portato a un duro scontro con la Grecia che continua in queste ore.

Il governo greco ha infatti pubblicato un video di sorveglianza, registrato la scorsa notte, che mostra quello che appare come un veicolo militare turco, probabilmente un Hizar/Ates, addetto al monitoraggio del confine, e finanziato quindi grazie ai fondi Ue, che abbatte la barriera sul confine tra Grecia e Turchia. Il premier ellenico Kyriakos Mitsotakis ha spiegato

“Al momento, bisogna essere onesti: l’accordo con la Turchia é morto. La motivazione sta nella decisione della Turchia di violare totalmente l’accordo, per via di quanto accaduto in Siria. C’é stato il tentativo consapevole della Turchia di usare i migranti e i rifugiati come pedine geopolitiche al fine di promuovere i propri interessi”.

Intanto il 6 marzo, a Sayyida Zeinab sobborgo meridionale di Damasco sarebbe stato assassinato il comandante dei Guardiani della rivoluzione iraniana (pasdaran), Farhad Dabirian, che aveva guidato le operazioni per riconquistare la città di Palmira nel 2016 occupata dallo Stato islamico. L’alto ufficiale dei pasdaran era molto vicino al leader del movimento sciita libanese Heznollah, Hassan Nasrallah. Non è il primo leader di spicco ad essere stato ucciso negli ultimi mesi. Poche settimane fa, uno dei comandanti leader della Quds Force iraniana, vicino al generale Qasem Soleimani, sarebbe morto sempre in Siria. Asghar Pashapour, membro anziano della forza IRGC, sarebbe stato ucciso invece ad Aleppo secondo i media iraniani e arabi.

L’Iran ha schierato personale dell’IRGC in Siria per sostenere Assad. Le guardie dominano su una miriade di gruppi della milizia i cui ranghi includono combattenti provenienti da Afghanistan, Iraq e Libano. L’Osservatorio britannico ha definito la morte di Dabirian un “assassinio”, ma non ha suggerito chi fosse il responsabile ma l’agenzia di stampa iraniana Fars ha dichiarato che Dabirian era stato “martirizzato”. Diceva che gli era stato affidato il compito di sorvegliare un santuario sciita a sud della capitale siriana.

Non è esclusa proprio la pista filo turca. Insomma da qualsiasi parte lo si guardi sono palesi le provocazioni da parte della Turchia nei confronti dell’Occidente. L’Ue nei giorni scorsi aveva condannato l’uso politico da parte di Erdogan dei migranti e la volontà di tenere chiuse le frontiere. Domani sarà la prova della verità: Bruxelles riuscirà a non cedere alle pressioni turche? 

Condividi questo post

Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password