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Tunisia, continuano le proteste contro il presidente Saied

Sono scesi in migliaia in Tunisia i sostenitori del partito moderato islamico Ennahdha per opporsi nei confronti del presidente della repubblica Kais Saied, opposto al governo del premier Hichem Mechichi, in un teso braccio di ferro politico-istituzionale che in questi giorni sta raggiungendo il culmine.

Al centro della contesa c’è un rimpasto, voluto dai partner di governo Ennahdha e i liberali di Qalb, già approvato dalla fiducia del parlamento e che prevede l’aggiunta di 11 ministri. Una manovra alla quale si oppone fermamente il capo dello Stato, che denuncia di veder violate le sue prerogative perchè non consultato. Il presidente si fa peraltro forza delle accuse di corruzione e conflitto d’interessi che pendono su alcuni dei ministri interessati.

Il rifiuto di Saied di confermare alcuni dei ministri-chiave, come quelli all’interno, alla giustizia e alla salute, sta paralizzando l’azione di governo in piena pandemia e con una
crisi economica galoppante, confermata oggi nella sua gravità dal Fondo monetario internazionale.

Secondo l’Fmi la crescita del Prodotto interno lordo in Tunisia dovrebbe risalire al 3,8 per cento nel 2021, poiché gli effetti della pandemia inizieranno a diminuire anche se permangono, “notevoli rischi al ribasso sulla stima, data l’incertezza derivante dalla durata e dall’intensità della pandemia e dai tempi della vaccinazione“.

L’Fmi – come riportato dall’Agenzia Nova .- stima una drammatica contrazione del Pil reale della Tunisi dell’8,2% nel 2020, il rallentamento economico più netto dai tempi dell’indipendenza. L’aumento del tasso di disoccupazione, al 16,2% alla fine di settembre, ha colpito in modo sproporzionato i lavoratori poco qualificati, le donne e i giovani e contribuisce al malcontento sociale. L’inflazione è rallentata a causa della contrazione della domanda interna e del calo dei prezzi internazionali del carburante. Il disavanzo delle partite correnti si è ridotto al 6,8% del Pil, a causa del calo della domanda di importazioni e della resilienza delle rimesse dei lavoratori espatriati, nonostante un forte calo delle esportazioni e un crollo delle entrate del turismo. L’Fmi rileva che il disavanzo di bilancio e il debito pubblico sono aumentati in modo significativo nel 2020 toccando relativamente l’11,5% e il 87% del Pil. I ricavi sono diminuiti, a causa del minor gettito fiscale. Ulteriori assunzioni (di cui circa il 40% nel settore sanitario) hanno aumentato il costo salariale della pubblica amministrazione al 17,6% del Pil, uno dei più alti al mondo. L’aumento della spesa e’ stato compensato da minori investimenti e sussidi energetici.

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