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Trump dice ‘bye bye’ alla Cina: interruzione dei rapporti opzione concreta

Durante una lunga intervista sul canale FOX Business Network, nella quale ha toccato temi diversi tra cui il Russiagate e il muro con il Messico, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di prendere in seria considerazione la possibilità di interrompere del tutto le relazioni con la Cina: Ci sarebbero tante cose che potremmo fare… potremmo sospendere tutti i rapporti. La frase, di quelle pesanti come macigni, è arrivata dopo che la giornalista Maria Bartiromo gli aveva chiesto se avesse conferito col presidente cinese Xi Jinpin. Trump ha detto di avere un’ottima relazione con lui, ma anche che non desidera parlagli in questo momento. D’altra parte il Tycoon newyorkese non sta risparmiando bordate a nessuno se si pensa al licenziamento dell’ispettore generale del Dipartimento di Stato Steve Linick che poco prima di rilasciare l’intervista all’emittente conservatrice aveva twittato dal suo profilo un “OBAMAGATE” a lettere maiuscole, tornando a ribadire come il suo predecessore si sia macchiato di episodi di corruzione, in particolare per costruire le accuse verso l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn allo scopo di alimentare il Russiagate in base a prove manipolate.

La giornalista Bartiromo, cercando di stemperare l’attacco di Trump alla Cina, ha chiesto al quarantacinquesimo presidente statunitense che cosa pensasse della proposta di limitare il numero di visti, ad esempio a quegli studenti che intendono venire in America a studiare i computer quantici, con l’implicito rischio di rendere a sua volta la Cina più forte e avanzata degli USA in questo settore strategico. L’idea era stata lanciata lo scorso aprile dal senatore repubblicano dell’Arkansas Tom Cotton. Con il suo consueto modo di esprimersi semplice e diretto, Trump è andato oltre, spiegando che non accadrebbe nulla di male se decidesse di tagliare le relazioni con Pechino, anzi: risparmieremmo 500 miliardi di dollari! Non ha però specificato né in cosa consisterebbe questo “taglio” delle relazioni né da quali fonti proverebbero gli ingenti risparmi prefigurati.

Il 12 maggio Lindsey Graham, senatore repubblicano della Carolina del Sud, ha presentato il “COVID-19 Accountability Act”, un disegno di legge che darebbe al Presidente il potere di imporre sanzioni alla Repubblica Popolare Cinese nel caso in cui quest’ultima non cooperi nella lotta al coronavirus e non fornisca tutte le informazioni su come si sia arrivati allo scoppio dell’epidemia. Il senatore si è detto convinto che senza l’inganno del Partito Comunista Cinese il virus non sarebbe giunto qui negli Stati Uniti. Ha inoltre aggiunto che la Cina non accetterebbe mai di collaborare se non vi fosse in qualche modo costretta; gli USA hanno il dovere di capire da dove sia spuntato fuori il virus e di fare in modo che l’epidemia non si ripeta. Graham ha detto che più di 80mila americani sono morti e milioni di concittadini sono rimasti senza lavoro a causa dell’insuccesso cinese nel contenere e impedire il diffondersi del virus. Un’accusa che però non è condivisa dal direttore vicario dell’OMS Ranieri Guerra, intervistato proprio dalla nostra testata il quale ha assicurato che la Cina sta collaborando con l’OMS e gli altri Paesi per la condivisione di ricerche in ambito Covid-19, dai sistemi di cura fino ai progressi nella creazione di un vaccino.

FOTO – Il presidente Usa Donald Trump durante uno dei suoi comizi elettorali

La Cina non è rimasta insensibile a questi atteggiamenti e a sua volta sta valutando modi e tempi di reazioni seguendo però l’adagio di  Sun Tzu Colui che è prudente e aspetta un nemico che non lo è, sarà vittorioso. Come riporta il Global Times, l’irritazione è dovuta alla legislazione ostile che gli USA sembrano voler applicare contro la Repubblica Popolare, la quale potrebbe lanciare le proprie sanzioni anti-americane, stilando una black list contenente i nomi di persone non gradite tra cui singoli individui, funzionari statali e aziende, simile a quella che gli USA avevano a loro volta redatto contro la Russia. Il Global Times, quotidiano online pubblicato in lingua inglese ma emanazione diretta dell’organo di informazione ufficiale del Partito Comunista cinese, il Rénmín Rìbào, rifacendosi a proprie fonti interne, cita tra gli episodi che hanno creato fastidio nelle autorità nazionale il caso dei senatori che hanno proposto leggi anti-cinesi. In particolare si fa riferimento a Josh Hawley, repubblicano del Missouri, con il suo “Justice for Victims of COVID-19 Act”, che toglie l’immunità per lo Stato cinese di fronte ai tribunali americani nel caso di denunce di privati cittadini contro la disinformazione o la soppressione delle informazioni da parte del Partito Comunista cinese; e poi al congressman texano Dan Crenshaw, che ha invitato gli americani a citare in giudizio la Cina per chiedere i danni economici e sanitari del coronavirus.

Ma la vicenda che più di tutte ha fatto perdere ai cinesi la proverbiale pazienza è quella di Eric Schmitt, consulente legale del governo e procutatore generale, che alle parole ha fatto seguire i fatti: l’Attorney general del Missouri ha infatti avanzato una causa legale presso la Corte Distrettuale del Missouri orientale in cui denuncia la Repubblica Popolare Cinese, il Partito Comunista Cinese e altri organi di governi per aver minimizzato e nascosto agli occhi del mondo la gravità dell’epidemia tra il dicembre del 2019 e il gennaio 2020. Come riferito dal Global Times, se la decidesse Cina di passare all’azione, le sue contromisure non sarebbero solamente simboliche, ma farebbero sentire “dolore”. L’antipasto dello scontro si sta consumando proprio in queste ore visto che all’annuncio della Casa Bianca di stoppare per un anno la vendita di semi-conduttori al Gruppo Huawei, Pechino sta subito rispondendo con la creazione di una black list di aziende statunitensi tra le quali spiccherebbero i nomi di Apple, Qualcomm e Cisco. La lotta diplomatica Usa-Cina non si ferma però nel campo economico e finanziario ma anche in quello sanitario. Di fronte ad una disponibilità della Cina di aumentare i trasferimenti all’OMS sempre l’emittente “Fox News” ha reso nota una bozza di lettera inviata dal presidente statunitense al direttore dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus dove non solo farebbe marcia indietro sul taglio del finanziamento all’Organizzazione Mondiale della Sanità ma sarebbe pronto ad aumentare i trasferimenti: “Se la Cina aumenterà i suoi finanziamenti all’Oms – spiega nella missiva – prenderemo in considerazione la possibilità di versare il corrispettivo di tali aumenti“.

Intanto il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, che si è esposto in prima persona nelle ultime settimane per accusare la Cina di aver creato il virus Covid-19 é oggetto di una pesante satira in Cina. E’ stato infatti diffuso dai media cinesi un cartone animato caricaturale, che ne deride le recenti accuse contro il laboratorio di Wuhan come punto di origine della diffusione del coronavirus responsabile dell’attuale pandemia di Covid-19. Il titolo del cortometraggio è “Quando Pompeo incontra la scienza”, ed è stato diffuso su Twitter dal tabloid Global Times, organo di stampa del Partito Comunista Cinese, per prendere di mira la testardaggine del capo della diplomazia Usa sulle implicazioni dirette della Cina nell’origine del coronavirus.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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