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Trump candidato al Nobel per la Pace. Determinante la pace tra Israele ed Emirati Arabi Uniti

Il presidente degli Usa Donald Trump è stato candidato al premio Nobel per la pace 2021 dal parlamentare conservatore norvegese, membro del Partito del progresso presidente della delegazione norvegese all’Assemblea parlamentare della Nato, Christian Tybring-Gjedde, per aver mediato l’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. “Per i suoi meriti, penso che abbia fatto di più nel tentativo di creare la pace tra le nazioni rispetto alla maggior parte degli altri candidati al Premio per la pace“, ha detto in un’intervista esclusiva rilasciata alla Fox il parlamentare scandinavo. Si tratta di una notizia che suona come un terremoto in casa democratica dove il candidato alla presidenza Joe Biden appare sempre più in affanno nei sondaggi.

Tybring-Gjedde afferma: “Credo che abbia fatto più di ogni altro candidato per creare la pace tra i Paesi. L’Amministrazione Trump abbia avuto un ruolo cruciale nell’apertura di relazioni diplomatiche tra Israele ed Emirati. Dal momento che ci si attende che altri Paesi mediorientali seguano i passi degli Emirati, questo accordo potrebbe trasformare la regione in una terra di cooperazione e prosperità“. Per l’importante politico norvegese però i meriti di Trump non si fermano qua e nella lettera di candidatura ha spiegato come il capo della Casa Bianca abbia rivestito un ruolo cruciale anche nel “facilitare contatti e creare nuove dinamiche in conflitti protratti, come quello tra India e Pakistan nel Kashmir e quello tra le Coree. Trump é stato il primo presidente in 39 anni a non avviare una nuova guerra e a non portare gli Stati Uniti in un altro conflitto armato internazionale. L’ultimo presidente a riuscirci era stato Jimmy Carter, che vinse il premio Nobel“.

La Casa Bianca, in una nota, non nasconde la propria soddisfazione: “Il presidente del Donald Trump è onorato per candidatura al Nobel per la pace, per la sua leadership nella mediazione degli accordi di Abramo. Questo accordo storico tra Israele e gli Emirati è il passo più significativo verso la pace in Medio Oriente in più di un quarto di secolo. E la candidatura di Trump al Nobel, avanzata da un parlamentare norvegese, arriva nell’ambito di un ampio sostegno internazionale per gli accordi di pace e l’ottimismo che nella regione si possa finalmente voltare pagina. Unendo i due più stretti partner dell’America nella regione, qualcosa che molto dicevano non potesse essere fatto, si creerà un Medio Oriente più pacifico, sicuro e prospero. Questo accordo di pace è la testimonianza della diplomazia coraggiosa e della visione del presidente Trump, che è onorato di essere considerato per il Nobel per la pace e che ospiterà le delegazioni degli Emirati e di Israele per la firma degli accordi di Abramo il 15 settembre alla Casa Bianca“. 

Proprio oggi arriva la notizia che Trump ridurrà il numero di truppe statunitensi in Iraq, una notizia coerente con la candidatura al Nobel del presidente Usa. A sei anni, due mesi, tre settimane e quattro giorni dal loro arrivo per combattere l’Isis, i soldati americani in Iraq passeranno da 5200 a 3 mila. Il 15 giugno 2014 Barack Obama aveva inviato i primi 275 soldati a Baghdad, a protezione dell’ambasciata, come risposta all’attacco da parte dell’Isis di tre città del nord del Paese. Nei mesi successivi la presenza americana era stata rafforzata accompagnata all’occupazione di varie basi, a cominciare da quella di Mosul. Dopo l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani e le conseguenti pressioni del parlamento iracheno, è stata ridotta la presenza di forza armate straniere in loco. Da allora la coalizione ha avviato il ritiro in modo rapido: in cinque mesi sono state consegnate alla forze irachene tre basi: il 26 marzo Qayyarah Airfield West; il 4 aprile, quella di Al-Taqaddum; il 26 agosto, la base di Taji. Di nove basi in mano alla coalizione, ne sono rimaste tre. Un altro taglio imminente riguarderà presto l’Afghanistan, dove sono di stanza 8600 soldati americani. Trump ha preannunciato il rientro a casa di 4600 militari. 

Il quotidiano The Hill ha registrato come la nomina al Nobel per la pace del presidente Trump abbia creato un grande eco sui social, con i conservatori che si congratulavano e i liberali invece che si scagliano contro questa proposta. Sicuramente in molti si ricordano come lo scorso settembre, Trump si sia scagliato contro il Comitato norvegese per il Nobel – che è responsabile della selezione dei vincitori del Premio per la pace – dopo essersi vantato della sua capacità di mediare potenzialmente un accordo di pace nella regione contesa del Kashmir, tra India e Pakistan. Trump allora disse che avrebbe ottenuto “un premio Nobel per un sacco di cose se lo distribuissero in modo equo, cosa che non fanno“. “Ne hanno dato uno a Obama subito dopo la sua ascesa alla presidenza, e non aveva idea del perché lo avesse ottenuto” ha ricordato Trump.

Ci sono comunque attualmente 318 candidati al Premio Nobel per la Pace per il 2020, il quarto numero più alto di candidati di sempre, secondo il sito ufficiale dei Premi Nobel. I nominatori qualificati per presentare i candidati includono un’ampia varietà di figure del mondo accademico, del governo e di altri settori. La vittoria di Trump quindi è tutta da costruire, sicuramente resta un riconoscimento che peserà nei prossimi sondaggi e forse anche al momento del voto.

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