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Tregua dazi Usa-Ue boccata di ossigeno per formaggi e liquori made in Italy. Ma è solo temporanea

La sospensione dell’applicazione dei dazi aggiuntivi tra Ue e Usa per 4 mesi, ovvero una tregua temporanea nel contenzioso Airbus-Boeing che nel 2019 sotto l’amministrazione Trump si era inasprito, porta una vera e propria boccata d’ossigeno per l’agroalimentare made in Italy.

I produttori di formaggi, grazie all’accordo raggiunto ieri tra la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il presidente Usa Joe Biden, potranno nuovamente esportare i loro prodotti senza le tariffe aggiuntive del 25% negli States, che rappresentano un mercato di sbocco molto importante, il primo mercato fuori dai confini europei per un valore vicino ai 5 miliardi di euro nel 2020. Una tregua commerciale che ora i soggetti coinvolti auspicano possa trasformarsi in un accordo definitivo visto che “Ue ed Usa hanno preso l’impegno di lavorare insieme alla risoluzione definitiva di questa controversia“, secondo quanto dichiarato in un comunicato stampa della Farnesina in seguito all’annuncio di sospensione delle tariffe.

Secondo Adnkronos i dazi hanno fatto schizzare il prezzo del Parmigiano Reggianodai 40 ai 45 dollari al chilo. Ma anche eccellenze come Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina e Provolone erano state duramente colpite dalle tariffe tanto che, nel 2020, questo settore agroalimentare aveva fatto registrare un crollo del 21% dell’export in Usa. La conferma arriva dal Consorzio Tutela Grana Padano. “Con questa intesa, per quattro mesi si sono tolti i dazi su 65 milioni di prodotto, pari ad oltre 16 milioni di euro che non saranno così aggiunti e pagati da buyers e consumatori” sottolinea Stefano Berni, direttore generale del Consorzio nel riferire, con soddisfazione, che da Oltreoceano arrivano già nuovi ordini da parte degli importatori. 

I dazi aggiuntivi, dal 2019, sono stati applicati per un valore complessivo di circa 500 mln di euro non solo sui formaggi ma anche su altri prodotti italiani come salumi, aperitivi e liquori. Del resto, il settore dei liquori e cordiali italiani, è molto provato dai dazi aggiuntivi: l’export italiano negli Stati Uniti, che negli ultimi anni aveva visto un crescente successo di vendite e consensi, è crollato del 40%, un duro colpo per il comparto che rappresenta decine di marchi storici italiani. I dazi sono peraltro arrivati quasi in contemporanea con l’esplodere della pandemia che aveva fortemente depresso i consumi interni. Al contrario, i vini italiani non sono stati toccati dai dazi aggiuntivi e anzi, hanno beneficiato in termini di export per le penalizzazioni toccate ai vini francesi. 

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