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Trattato sulla sicurezza nippo-americano, diversità di vedute tra Giappone e Usa

Il Giappone, attenendosi all’accordo di sicurezza con gli Stati Uniti, ritiene di dover essere difeso “dall’esercito più potente del mondo, l’esercito americano”. Nella pratica, tuttavia, questa interpretazione potrebbe rivelarsi molto pericolosa. Il commentatore militare Jyun Kitamura ne ha spiegato i motivi al quotidiano giapponese Asahi Shimbun

Sono passati 60 anni dal momento della firma del Trattato di sicurezza nippo-americano revisionato (1960). Ai sensi di tale accordo, il Giappone fornisce basi militari alle truppe americane dislocate sul suo territorio, e inoltre sopporta i vari costi per il mantenimento di esse; da parte sua, “l’esercito americano, il più potente del mondo” si impegna a intervenire in difesa del Giappone nel caso in cui esso venga attaccato militarmente. Questa è l’immagine che mostra di sé il trattato di sicurezza tra giapponesi e americani. Tuttavia, il concetto di obbligo degli USA di “proteggere il Giappone” risulta estremamente pericoloso.

Il commentatore di cose militari Jyun Kitamura ci spiega il perché.

Che cosa c’è scritto nel trattato di sicurezza nippo-americano

Il Trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra Stati Uniti d’America e Giappone rappresenta un singolare “contratto” concluso tra i due Stati, che contiene determinate “cessioni” e “acquisizioni”. Tra le due parti avviene uno scambio di diritti e obblighi. I diritti della parte giapponese (e di conseguenza gli obblighi della parte americana) sono enunciati nell’articolo 5 dell’accordo, mentre gli obblighi del Giappone (e di conseguenza i diritti USA) sono enunciati nell’articolo 6. I dettagli sono contenuti negli accordi aggiuntivi sul modo di utilizzo del territorio giapponese da parte degli Stati Uniti.

Diritti del Giappone = obblighi degli Stati Uniti.                                                                       

Contenuto essenziale dell’articolo 5 del Trattato: Obbligo degli Stati Uniti è prestare aiuto al Giappone contro “una minaccia militare comune a Giappone e USA”.                                                                                                                                                                            Diritti del Giappone: ricevere l’aiuto americano per contrastare la “minaccia militare comune a Giappone e USA”.

Obblighi del Giappone = diritti degli Stati Uniti                                                                              

 Contenuto essenziale dell’articolo 5 del Trattato: Obbligo del Giappone è fornire agli USA “il territorio per la costruzione di differenti impianti militari e di esercitazione, in primo luogo basi militari e aerodromi, così come i necessari diritti e privilegi a favore delle forze armate americane dislocate in Giappone”.                                       Diritti degli USA: ricevere dal Giappone “il territorio per la costruzione di differenti impianti militari e di esercitazione, in primo luogo basi militari e aerodromi, così come i necessari diritti e privilegi a favore delle forze armate americane dislocate in Giappone”.

In questa maniera, secondo il Trattato di mutua cooperazione e sicurezza, gli impegni che gli USA hanno preso nei confronti del Giappone consistono, come mostrato sopra, nel dare ad esso aiuto per contrastare una minaccia militare comune ai due Stati. In America ciò viene definito un security commitment, un impegno per la sicurezza, che viene inteso come l’obbligo degli USA di adempiere un “dovere” che sorge nelle determinate condizioni descritte nel Trattato.

Gli “obblighi sulla sicurezza” possono certamente essere interpretati anche come “obblighi di difesa o protezione”. Tuttavia, sussistono grosse discrepanze nell’interpretazione del significato da parte giapponese e da parte americana e specialmente da un punto di vista bellico. In questo articolo tentiamo perciò di delineare la netta distinzione tra il concetto giapponese di “obbligo di difesa” e quello americano di “obbligo sulla sicurezza”.

L’immagine in Giappone “dell’obbligo americano di difesa”

Come si può immaginare, nel modo in cui “l’obbligo USA di difesa” viene diffusamente inteso in Giappone, gli eventi dovrebbero svolgersi nella maniera seguente: “Se il Giappone non è in condizione di contrastare l’attacco di un nemico esterno contando solamente sulle sue Forze di autodifesa, in grado di condurre solo una “resistenza autonoma” (il cosiddetto “scudo”), allora gli USA invieranno nel focolaio di conflitto le loro potenti Forze armate (la cosiddetta “lancia”) ed entrando così nel confronto bellico, proteggeranno il Giappone”. Questo scenario si è radicato profondamente nel pensiero comune dei giapponesi, nel quale si è così generata l’idea che le Forze di autodifesa siano uno “scudo”, mentre le Forze armate USA siano una “lancia”. Molti giapponesi vedono la faccenda proprio in questo modo, cioè che grazie all’esistenza del Trattato “nelle situazioni di emergenza il potentissimo esercito americano proteggerà il Giappone”. O almeno molti giapponesi ci vogliono credere. 

La realtà degli “impegni sulla sicurezza” americani o security commitment

Guardando le cose da un punto di vista militare, occorre prendere atto che nelle “misure di contrasto all’aggressione di un nemico esterno” possono certamente rientrare le operazioni militari contro di esso. Tuttavia, oltre alle azioni belliche vere e proprie, queste misure sottintendono anche altre forme di sostegno militare. In altre parole, la parte americana probabilmente intende non il confronto militare diretto con l’avversario che attacca, ma ad esempio il dare al Giappone informazioni di ricognizione ottenute coi satelliti, il fornire al suo esercito ulteriori armi e munizioni, carburante, medicinali e così via. Oppure si può trattare dell’aiuto di consiglieri militari o altre varianti di sostegno che esulino dalla partecipazione diretta alla guerra contro il nemico.

Ciò verrebbe definito dal fatto che gli impegni degli USA, enunciati nell’articolo 5, debbano essere conciliati con la Costituzione americana e con le leggi vigenti. In breve: il contenuto concreto dell’aiuto offerto al Giappone non può essere stabilito soltanto dai desideri del Presidente, che agisce in base a quanto gli viene suggerito dai consiglieri militari, o dell’amministrazione americana nel suo complesso. La decisione finale può essere presa solo dal Congresso, implicando che il fattore principale che la determina sarebbe l’opinione pubblica del Paese.

In ogni caso, finché è in vigore il trattato, gli Stati Uniti hanno il dovere di adempiere agli “obblighi di sicurezza”. Comunque, è improbabile che in America esista un influente gruppo di pressione che sia contrario in linea di principio all’esistenza stessa del trattato: ciò si deve tra l’altro al carattere nazionale americano, che si rapporta in maniera estremamente negativa all’inadempimento di un qualunque tipo di intesa o di accordo. Se gli USA non fornissero supporto al Giappone, ciò verrebbe percepito in America come violazione dei propri obblighi contrattuali. Tuttavia, proprio la parte americana cerca di sottrarvisi con tutte le forze.

Che cosa farebbero gli USA nel caso di un’aggressione esterna contro il Giappone?

Proviamo a immaginare un’ipotesi spesso formulata in Giappone, cioè lo scenario in cui la Cina invade le isole Senkaku, oppure lo scenario – molto diffuso nei circoli politico-militari americani – dell’attacco cinese alle isole Miyako, che gli USA cosiderano molto più realistico dal punto di vista militare. Fino a quando sussiste il trattato militare nippo-americano, gli Stati Uniti dovranno compiere il loro dovere derivante dagli “obblighi sulla sicurezza”: questo è un fatto incontestato. Ma ecco che rimane qualcosa di molto meno certo, o per meglio dire la cui vicinanza alla realtà rasenta lo zero: è l’idea giapponese di come “l’America sosterrà le Forze di autodifesa del Giappone, inviando le sue potenti divisioni a sbaragliare l’esercito cinese”. Negli Stati Uniti, infatti, quasi nessuno ha sentito parlare di queste microscopiche isole rocciose situate nel mar Cinese Orientale e con una superficie di 1/10 dell’isola hawaiiana di Oahu, o riesce a vedere un vantaggio per gli USA nel fatto che vi scoppi un conflitto armato tra Giappone e Cina. Molti americani pensano che sia assolutamente naturale che il Giappone, forte dello status di terza economia al mondo e che inonda l’America delle sue automobili e di altre merci di esportazione, debba avere un proprio potenziale difensivo sufficiente.

Ciò si potrebbe approssimativamente paragonare alla Gran Bretagna che decida di difendere da un’aggressione cinese diretta verso il Pacifico del Sud un membro del Commonwealth britannico, ad esempio il Regno insulare di Tonga. Negli USA è praticamente assente un’opinione pubblica che sostenga l’invio immediato di un contingente americano per aiutare militarmente il Giappone nel caso subisca un’aggressione cinese. Conviene ricordare che, qualunque siano le dimensioni di tale conflitto, se vi prendessero parte gli Stati Uniti allora anche nell’esercito americano si avrebbero morti e feriti. È necessario poi partire dal presupposto che se l’avversario degli USA in questa guerra fosse la Cina, ciò potrebbe dare luogo a un conflitto sino-americano su vasta scala o addirittura sfociare nella Terza guerra mondiale. Tenendo conto di un tale pericolo, l’opinione pubblica statunitense difficilmente approverebbe l’invio in Giappone di un nutrito contingente solo per respingere un’invasione cinese che riguarda un conflitto tra cinesi e giapponesi per il possesso di scogli e isolette microscopoche. Si capisce bene che il Congresso e l’amministrazione americana non darebbero mai “semaforo verde” a una tale operazione.

Nel contempo, per adempiere ai propri obblighi come da Trattato, gli USA hanno piena facoltà di prestare al Giappone un “aiuto militare che non abbia la forma di partecipazione diretta alle operazioni belliche”. Per esempio, se si parlasse di dare assistenza alle Forze di autodifesa giapponesi qualora avessero bisogno di materiali bellici, missili, bombe, munizioni o altro equipaggiamento, allora si potrebbe avere l’OK del Congresso; e poiché il complesso militare-industriale otterrebbe in questo caso anche degli introiti, una tale prospettiva plausibilmente non incontrerebbe resistenza da parte della società americana.

Gli “obblighi americani di difesa del Giappone” non esistono nel modo in cui se li immaginano i giapponesi

In questo modo, gli “impegni per la sicurezza” (security commitment) americani, cioè “le azioni dirette contro una minaccia comune a Giappone e USA” si differenziano notevolmente dal modo in cui i giapponesi immaginano “gli Stati Uniti che danno inizio a operazioni belliche contro forze nemiche che minacciano il Giappone, fornendo ad esso il suo appoggio militare”. Inoltre, è proprio l’interpretazione americana di tali obblighi che deriva da quella che è la pratica internazionale abituale per questo Paese. Di conseguenza, la locuzione “obbligo di difesa”, largamente usata in Giappone, se intesa come lo scenario in cui “in una situazione di emergenza gli Stati Uniti inviano in Giappone un proprio contingente militare a sostegno e combatteranno contro il nemico”, non va identificato con “l’obbligo di difesa del Giappone” che spetta agli USA ai sensi del Trattato di mutua cooperazione e sicurezza.

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