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The Times (Gran Bretagna): il Cremlino lotta per la supremazia in Artide con un immenso progetto petrolifero

La Russia si appresta alla realizzazione di un enorme progetto petrolifero che permetterà a Mosca di rafforzarsi nell’Artide. The Times, in un articolo di. Marc Bennetts, confronta le prospettive del “Vostok Oil” con i volumi britannici di estrazione nel Mare del Nord e fa una critica assolutamente gratuita verso il progetto per “le sue conseguenze negative sull’ecologia”.

Giovedì scorso, durante i colloqui con Putin al Cremlino, Igor’ Sečin, direttore del gigante statale del settore oil&gas Rosneft, ha annunciato il lancio del progetto “Vostok Oil”, avente il valore di 83 miliardi di sterline britanniche. Si tratta di una delle maggiori realizzazioni ingegneristiche della storia russa e sovietica. Il centro di realizzazione del progetto sarà la penisola del Tajmyr, che si trova a circa 3mila chilometri a nord di Mosca. Secondo il piano, è prevista la costruzione di 15 cittadine e colonie residenziali e almeno due aeroporti, nonché la posa di un condotto della lunghezza di 770 chilometri e la costruzione di un nuovo grande porto sulla costa del mare di Kara, che accoglierà le navi petroliere. Sečin, ex agente del KGB nonché uno degli alleati più stretti di Putin, aveva in precedenza definito il progetto “Vostok Oil” come il più imponente nella storia del moderno settore petrolifero. A Putin ha spiegato che nel cantiere bisognerà impiegare più di 400mila persone e ha promesso che nell’ambito del progetto verranno creati 130mila posti fissi di lavoro, andando anche ad aumentare del 2% il PIL russo. Il Cremlino ha indicato come priorità l’allargamento della presenza militare ed economica nell’Artico: ha riaperto le basi aeronautiche artiche di epoca sovietica e ha spostato in questa area dei missili. Nel mese scorso la nuova rompighiaccio atomica russa “Arktika” ha effettuato la sua prima navigazione verso il Polo nord.

Il progetto darà una spinta allo sviluppo economico dei centri urbani di epoca comunista, caduti in rovina dopo il crollo dell’Unione Sovietica. La Russia è l’unico Paese al mondo nel quale più di due milioni di persone vivono oltre il Circolo polare artico. Rosneft, che è partecipata al 19,5% dalla BP, ha annunciato che andrà col tempo a estrarre dai suoi giacimenti artici più di 730 milioni di barili di greggio all’anno, cioè il 20% più di quanto oggi la Gran Bretagna estragga nel Mare del Nord. L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder è il presidente del consiglio di amministrazione della società. Ad agosto, il 60enne Sečin aveva consegnato a Putin un recipiente col primo petrolio estratto con il progetto “Vostok Oil” dal giacimento Zapadno-Irkinsky e ha esaltato il fatto che esso sia “di eccellente qualità, il migliore al mondo”. 

Tuttavia, i piani russi provocano l’inquietudine delle organizzazioni che difendono l’ambiente e che sperano di proteggere la lontana penisola del Tajmyr, nella quale vivono milioni di renne selvatiche e in cui è situata una riserva naturale. Rosneft dice che il progetto “Vostok Oil” trasformerà la zona, rendendola “una nuova regione dell’oil&gas”. A maggio in questa penisola, abitata da autoctoni come i nenci, i dolgani e gli enci, era accaduto un vasto spargimento di petrolio, quando presso la città di Norilsk era crollata una cisterna per la conservazione di combustibile. È stata finora la catastrofe ecologica di maggiori dimensioni avvenuta nell’Artico.

Il petrolio sarà esportato lungo la rotta del Mare del Nord, che passa dall’Europa all’Asia lungo le coste artiche della Russia e ha una la lunghezza di alcune migliaia di chilometri. Il ghiaccio del mar Glaciale Artico si scioglie in fretta, così questo percorso oggi viene pubblicizzato in tutti i modi ed è nominato come un potenziale concorrente del canale di Suez perché lungo di esso è possibile trasportare carichi dall’Asia all’Europa. Il Cremlino spera che questo progetto della Rosneft aiuti la Russia a raggiungere il suo obbiettivo e a iniziare una navigazione regolare lungo la rotta del Mare del Nord. Putin stesso ha detto che entro il 2025 vorrebbe siano trasportati per questo percorso fino a 80 milioni di tonnellate di merci all’anno. “Il nostro Paese deve sviluppare i propri vantaggi concorrenziali come la capacità di fornire petrolio sia all’Ovest che all’Est, dice l’analista Aleksandr Frolov dell’Istituto nazionale russo di energetica. Nel mese scorso, il progetto “Vostok Oil” ha ricevuto un grosso stimolo alla crescita nel momento in cui la Russia ha dichiarato che abbasserà le tasse alle compagnie che si occupano di estrazione di petrolio e gas in Artide. I vantaggi fiscali derivanti dal progetto “Vostok Oil” nei prossimi tre decenni potrebbero ammontare a 2,6 migliaia di miliardi di rubli (25,7 miliardi di sterline).

Dieci anni fa il servizio geologico degli Stati Uniti aveva calcolato che le riserve di petrolio ancora inesplorate che giacciono in Artide ammontano a 90 milioni di barili, di cui peraltro l’84% sotto il mare. La Russia sta cercando di ottenere dall’ONU il riconoscimento delle proprie affermazioni sul fatto che la dorsale sottomarina sia in realtà il proseguimento del territorio russo, e che di conseguenza abbia su di essa il diritto di effettuare trivellazioni molto più a nord. Nel 2007 la Russia ha dichiarato simbolicamente il proprio diritto sull’Artide rilasciando due mini-sottomarini sul fondo marino sotto il Polo nord, alla profondità di più di quattro chilometri. La spedizione ha piantato due bandiere russe di titanio, dopo di che il comandante ha detto “L’Artide è russa”. La scorsa settimana Rosneft ha annunciato la vendita del 10% delle quote del progetto al trader petrolifero di Singapore “Trafigura”. Anche l’India mostra interesse a questo business: il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha detto che potrebbe essere il primo Stato senza sbocco sull’Artide a occuparsi di estrazione di petrolio in quella regione. Secondo Sečin, anche le compagnie occidentali possono partecipare, ma il capo di Rosneft non ha aggiunto dettagli. Non appena è uscito l’annuncio del “Vostok Oil”, Putin si è recato a Sarov, a 500 chilometri da Mosca. In questa città è situato il più importante centro scientifico di ricerca sulle armi nucleari, non accessibile a chi è senza un permesso speciale, sia russo o straniero. Putin, il quale durante la pandemia di coronavirus è rimasto la maggior parte del tempo al sicuro nella sua tenuta nella regione di Mosca, uscendo dall’aereo presidenziale ha scambiato strette di mano con i responsabili locali. Né lui né costoro indossavano mascherine. I mass media comunicano che la maggior parte di coloro che incontrano il presidente devono prima restare in quarantena per 14 giorni.

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Commenti dei lettori sotto l’articolo del The Times

John Piper

E allora, il piano “green” di Johnson convincerà il mondo intero a seguire il nostro esempio e a rendersi “neutrale” rispetto al carbonio?

Alan Cain

Sono saliti sul cavallo sbagliato. Quando il progetto sarà terminato, tutti capiranno quale gigantesco danno ecologico il petrolio reca all’umanità, e saranno allora elaborati e realizzati carburanti alternativi?

Philander Lewis

Nelle foto vediamo uomini d’affari seri, perspicaci ed eleganti. Ne abbiamo di simili in Occidente? Il mondo industrializzato è ancora molto lontano dal poter rinunciare al petrolio. Seguite i soldi grossi. Queste persone comandano il mondo e sanno che l’uomo non può governare il clima. Chiedete ai dinosauri come hanno vissuto.

NotDeLuxe

Si tratta senz’altro di due vecchi signori i cui tempi migliori sono già passati da un pezzo. E quale mondo potrebbe mai governare la Russia, che non riesce a governare nemmeno gli Stati con cui confina. È sufficiente vedere il suo ruolo nel recente conflitto nel Caucaso.

Monsier Charles

È qualcosa di molto più interessante e divertente rispetto a tutti questi pessimi progetti sulle energie rinnovabili.

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