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Stati Uniti, Biden e Ue – Una sconfitta imbarazzante per l’Occidente

La ritirata americana a cui abbiamo assistito in queste ore dall’Afghanistan, mentre i talebani in meno di dieci giorni riconquistavano città per città, ristabilendo il proprio potere in Afghanistan, segna una delle pagine più nere della politica estera americana, dopo il disastro del Vietnam e la disastrosa operazione Eagle Claw per recuperare i 52 ostaggi tenuti prigionieri nella propria ambasciata a Teheran. Le immagini dell’elicottero che in tutta fretta sgombera il personale diplomatico da Kabul costituiscono un vero pugno nello stomaco perché ricordano troppo da vicino quella del veicolo che sgomberò il personale statunitense da Saigon nell’aprile del 1975, nonostante il noto giornalista di ‘Repubblica’ Rampini quest’oggi si sia esercitato in sofismi e arrampicate sugli specchi per limitare i danni di questa ritirata a stelle strisce.

D’altra parte l’analisi “A Century of war and Gray Zone Challenges”, risalente al 2015, documenta ampiamente come negli ultimi cento anni gli Usa si siano cimentati in 64 guerre grandi e piccole ma con effetti a dir poco deludenti. In 43 dei casi hanno raggiunto solo un pareggio (tregua). E se si contano le nove sconfitte, hanno vinto meno del 20% dei conflitti. Una sommatoria di scelte sbagliate da far impallidire chiunque e dove purtroppo troppo spesso l’Europa e l’Occidenti sono stati trascinati per accontentare Washington. Il New York Times, da sempre sostenitore di Biden e dei democratici lo silura chiosando: “Il modo in cui Biden ha annunciato la partenza dei soldati, all’inizio dei combattimenti e senza un’adeguata coordinazione con il governo afghano, ci ha portati all’attuale situazione. La storia ricorderà Biden, un presunto esperto di politica estera per decenni, per aver fallito nel suo compito più importante“. Il Washington Post sottolinea come “la classe guerriera d’America” debba prendere atto del suo “misero fallimento“. E infine il quotidiano economico Wall Street Journal commenta tristemente “Durante la campagna politica del 2020 il presidente Biden presentò se stesso come un leader giramondo che aveva guidato la commissione Esteri del Senato, servito sotto la presidenza Barack come riferimento per le complesse questioni internazionali per poi ritrovarsi a rimandare in Afghanistan 4 mila soldati poche settimane dopo averne portati via 1.500“.

I repubblicani ci avevano provato a far cambiare idea a Biden. Il capogruppo GOP al Senato Mitch McConnell ha chiesto a più riprese raid aerei per fermare l’avanzata talebana “Se non interveniamo la sicurezza degli Stati Uniti sarà minacciata e il prezzo per la popolazione afgana altissimo“. Ma questi appelli sono caduti nel vuoto. Anzi il presidente Usa ha più volte ribadito “Non mi rammarico della mia decisione. I leader afghani devono unirsi. Devono combattere per se stessi combattere per la propria nazione. In venti anni gli Usa hanno speso in Afghanistan trilioni di dollari, tra morti e feriti hanno perso migliaia di vite umane tra i militari“. Ringrazieranno per queste parole le donne afghane che vedranno repressi i propri diritti, oppure i paesi europei che subiranno una nuova pressione migratoria dovuta alla fuga del popolo moderato afghano, sedotto ed abbandonato da quattro presidenti Usa. In questo contesto peggio degli Usa c’è solo l’Ue che non solo non ha deciso di intervenire militarmente per difendere Ghani, ma d’altra parte ha lasciato da sola pure l’Armenia…, ma che in queste ore sta litigando su come gestire la divisione dei profughi. Un disastro per l’Occidente che non ha più alcun sapore di civiltà.

 

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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