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Siria, nuovo stop all’erogazione dell’acqua. A rischio Covid 460mila siriani

“Salva vite: pulisci le tue mani” ammonisce la campagna dell’Oms, fornendo indicazioni circa le regole basilari per una corretta igiene delle mani, fondamentale barriera contro il coronavirus. Anche mantenere gli ambienti puliti per tenere lontano lo spauracchio del contagio, rientra fra quelli che in alcuni paesi del mondo sono diventati degli obblighi. Ma per 460 mila siriani che vivono nei territori del nord-est del Paese, queste buone pratiche appaiono una chimera dopo le ripetute interruzioni dell’erogazione dell’acqua dall’acquedotto di Alouk, vicino alla città di Ras al-Ain (Serekaniye), sotto il controllo di Ankara e delle milizie al suo seguito.

Il primo stop a marzo, poi aprile, luglio e infine il 23 agosto, denunciano diverse organizzazioni umanitarie e fra queste anche la Mezzaluna rossa curda (Krc), che in una nota contesta al governo turco il taglio dell’acqua nelle zone occupate dalle sue truppe lo scorso ottobre con l’operazione “Sorgente di pace”, costringendo la popolazione a ricorrere a fonti di approvvigionamento non sicure. La stazione di pompaggio di Alouk, che serve gli abitanti della città di al-Hasakah e dell’omonimo governatorato, ma anche gli sfollati interni dei campi di Al Hol, Tuwinah e Areesheh  «non è operativa dal 30 ottobre 2019 – si legge nel documento della Mezzaluna rossa curda (Krc) –. Da allora, il Krc insieme ad altri attori hanno adottato misure di emergenza per trovare fonti alternative per coloro che vivono nella regione. La protezione delle risorse idriche e delle infrastrutture per garantire un approvvigionamento affidabile di acqua ed elettricità alla popolazione è un’esigenza fondamentale per la popolazione civile. Le strutture idriche sono coperte da una serie di termini e disposizioni del diritto internazionale umanitario, nonché da trattati e dal diritto consuetudinario. La mancanza di acqua o cibo come arma di guerra è esplicitamente vietata indipendentemente dalla natura del conflitto – prosegue – e il concetto di oggetti indispensabili per la sopravvivenza della popolazione civile, include il rifornimento di acqua potabile e opere di irrigazione».

Il Krc rivolge un appello ad Ankara perché venga erogata l’acqua in quelle aree, garantendo che non si verifichi più alcuna interruzione. Quindi, viste le circostanze e la drammatica situazione legata al Covid-19, chiede al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una riapertura immediata del confine iracheno di Yaroubiyeh, chiuso il 10 gennaio scorso. «Le persone infette nella regione sono salite a 204 – spiega Hasan, sfollato di Afrin – ma l’amministrazione possiede pochissimi test per verificare il numero effettivo dei malati, che è sicuramente di gran lunga superiore. Molti di loro soffrono già di malattie croniche, malnutrizione o hanno un sistema immunitario molto fragile». L’Unicef denuncia che in meno di una settimana, dall’8 al 10 agosto,  sono morti otto bambini di età inferiore ai cinque anni nel campo di Al Hol, a causa delle complicazioni dovute alla malnutrizione e a patologie di diversa natura. 

«Il coronavirus, con le conseguenti restrizioni ai movimenti e le misure di quarantena, sta peggiorando ulteriormente una situazione già critica – chiarisce il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia -. Recenti infezioni confermate tra i lavoratori del campo (di Al Hol, ndr) hanno portato all’interruzione di alcuni servizi sanitari, educativi e ad una temporanea riduzione del numero di lavoratori che operano nel campo. È fondamentale dare la priorità alla ripresa dei servizi sanitari e nutrizionali e che siano disponibili opzioni di assistenza emergenziale. Nonostante queste limitazioni, l’Unicef e i suoi partner continuano a fornire servizi essenziali per l’assistenza, tra cui il trasporto di acqua e i servizi sanitari, nutrizionali e di protezione dei bambini. Inoltre, supporta i volontari della comunità per aumentare ulteriormente la conoscenza sulle misure preventive dell’infezione».

Mentre, sul taglio dell’acqua nelle aree della Siria nord orientale era intervenuto il 31 marzo pure il vicedirettore della divisione Medio Oriente di Human Rights Watch, Michael Page: «Nel mezzo di una pandemia globale che sta sovraccaricando sofisticati sistemi di governance e infrastrutture, le autorità turche hanno interrotto l’approvvigionamento idrico nelle regioni più sotto tensione della Siria. Le autorità turche – proseguiva- dovrebbero fare tutto il possibile per riattivare immediatamente la fornitura a queste comunità». 

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Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

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