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Siria, l’emergenza non ferma le sanzioni Occidentali. La Croce Rossa condanna la scelta Europea

Prolungare le sanzioni a un Paese nel bel mezzo di una pandemia: è quello che l’Unione Europea è stata capace di fare. E ha dichiarato di averlo fatto proprio nell’interesse di quella nazione. I governi europei si sono rivelati prontissimi a imporre sanzioni de facto contro l’Italia, uno Stato membro della stessa entità sovranazionale: gli aiuti non soltanto non ci sono stati tempestivamente offerti, ma sono stati boicottati, negati, ritardati o impediti. Mentre il supporto concreto arrivava da Cuba, dalla Russia e da altri Paesi sanzionati e criticati dall’Europa, Bruxelles sapeva solo esprimere per noi splendide parole di sostegno morale. Certo, alla fine l’Unione è dovuta intervenire per permettere che l’Italia fosse aiutata (e stiamo scoprendo a quale prezzo), ma ormai abbiamo potuto constatarne l’ipocrisia, o nella migliore delle ipotesi la negligenza. Ma non certo l’incapacità, perché quando vogliono, a Bruxelles sono perfettamente in grado di stabilire sanzioni vere e proprie: il 28 maggio il Consiglio europeo ha prorogato le misure restrittive contro il “regime siriano” per un altro anno, fino al primo giugno 2021.  I soggetti sanzionati sono 273 individui a cui vengono bloccate le attività e fatto divieto di viaggiare (ma a questo ci pensa già la pandemia!) e 70 persone giuridiche a cui sono congelate le attività economiche. L’Unione Europea è sicura in questo modo di punire i veri responsabili delle repressioni e delle sofferenze della gente e di sostenere il popolo siriano fino a che verrà trovata una soluzione politica al conflitto.

Ma a condannare come inaccettabile l’attuale situazione è niente meno che il Comitato internazionale della Croce Rossa, per voce del suo direttore regionale per il Vicino e il Medio Oriente, Fabrizio Carboni. Nel nord-est della Siria il rischio che la crisi peggiori ancora è “nascosto in bella vista”, offuscato dal problema globale del coronavirus, mentre permangono i bisogni negati durante conflitto decennale. Il diffondersi dei contagi, che per l’Europa ha rappresentato l’inizio di una crisi, per la Siria è solamente uno dei troppi capitoli di una di crisi lunga un decennio. Il 19 maggio Carboni ha raccontato le difficoltà del popolo siriano e di tutta la regione al forum telematico del club Valdai, la piattaforma di discussione in formato think tank centrata sulla Russia, ma che coinvolge esperti di tutto il mondo. Il titolo della videoconferenza era infatti “Combattere il COVID-19 dentro i conflitti: l’esperienza siriana”

È facile immaginare come un’epidemia possa aggravare una situazione già critica per colpa di una guerra: campi profughi sovraffollati e baracche mal ventilate o prive di requisiti igienici sono l’ambiente ideale per il diffondersi di un virus.

Carboni evidenzia pure come le conseguenze economiche che si abbattono sulla società possano essere persino peggiori di quelle sanitarie: la Croce Rossa internazionale ha dato sostegno a centinaia di piccoli imprenditori, ma il 60-70% di loro ha dichiarato che senza altri aiuti finanziari saranno destinati a chiudere per sempre. E naturalmente mancano gli investimenti stranieri, bloccati dalle sanzioni o da impossibilità oggettive. L’impegno imbastito dalla Croce Rossa è dare alla vita di queste persona una parvenza di normalità, il che significa soprattutto permettere alle attività lavorative di riprendere, all’economia di girare, al denaro di scorrere come linfa vitale nel tessuto sociale: nelle condizioni attuali, “vincere una pace” è una sfida più difficile che vincere una guerra

E quando il vaccino sarà pronto, condividerlo con il “nemico” costituirà il vero segnale di volere ricreare la stabilità della regione, di volere la pace. Il vaccino va condiviso a maggior ragione se pensiamo che oggi individuare chi sia il nemico è molto più complicato che non dieci anni fa, quando invece sembrava semplice stabilire chi fossero i “buoni” e chi i “cattivi”: la situazione si è rivelata più intrecciata del previsto. Carboni riconosce la difficoltà per un’organizzazione super partes come la Croce Rossa di limitarsi all’ambito degli aiuti umanitari, di restare neutrale di fronte alle spinte politiche, ma nonostante ciò ammette che la Russia ha un ruolo “unico” nella regione, perchè mantiene relazioni con tutti gli schieramenti e ha l’esperienza e la saggezza necessarie ad appoggiare la visione di pace della Croce Rossa.

La Russia, per bocca del suo rappresentante all’ONU Gennady Gatilov, ha elogiato la tempestività e l’efficacia delle misure attuate dal legittimo governo siriano, per proteggere dal virus la popolazione nelle zone sotto il suo controllo: al momento, le cifre dei contagi e dei decessi sono molto basse, nonostante in tutti questi anni di conflitto la Siria abbia perduto una percentuale enorme di dottori e di personale medico. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità conferma tale quadro. Ma Gatilov non risparmia critiche ad altri soggetti che stanno operando nella regione, in primis gli Stati Uniti d’America. Gatilov li aveva già denunciati come cattivi pagatori di contributi all’ONU, ora ne evidenzia le contraddizioni come esercito che viene ad aiutare la stessa popolazione che ha bombardato. L’Occidente sarà veramente disposto ad aiutare i siriani soltanto se vi sarà il tanto agognato cambio di regime; per il momento, invece, poco o nulla. Anzi, gli aiuti sono di segno negativo, cioè sanzioni e ancora sanzioni. Gli USA, in particolare, con la copertura offerta dal supporto umanitario, stanno rifornendo i separatisti e stanno sfruttando la situazione per una campagna di disinformazione contro il governo siriano: d’altro canto, se Assad è un dittatore che bombarda i suoi stessi ospedali, non si fa fatica a raccontare come stia usando la scusa del virus per far collassare il sistema sanitario del suo Paese.

Ritirare o almeno sospendere le sanzioni: ecco un modo semplice per alleviare le sofferenze dei siriani. La Russia lo aveva chiesto a fine aprile, quando il ministro degli Esteri Lavrov aveva parlato ai colleghi dei Paesi BRICS in una riunione straordinaria. Tuttavia, se anche l’America desse veramente seguito ai propositi ventilati di ritirare le sanzioni, paradossalmente le risulterebbe difficile se non impossibile, data la ventennale stratificazione di leggi e decreti anti-Assad che impedisce a livello burocratico di fare veramente qualcosa.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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