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Siria, la nuova moda è rapire civili curdi. Le milizie del Sultan Murad, al soldo di Ankara, potrebbero essere dietro questi traffici

Agenzie di rimesse in Siria sarebbero coinvolte nel rapimento di civili curdi. A riferirlo è l’Organizzazione per i diritti umani di Afrin, per la quale alcuni negozi impiegati al trasferimento di denaro verso il nord del Paese, fornirebbero informazioni ai gruppi armati sui destinatari delle somme inviate dai parenti che si trovano all’estero, «con il preciso scopo di derubarli di quei soldi che consentono ad una famiglia, che vive nella totale indigenza, di poter andare avanti», scrive in una nota l’organizzazione non governativa.

I miliziani del Sultan Murad, il gruppo d’opposizione al governo di Damasco che sostiene militarmente la Turchia, sarebbero implicati secondo gli attivisti per i diritti umani nel rapimento di una ragazza curda Hidayat Taher Omar, originaria del villaggio di Bulbul a nord-ovest di Aleppo, dopo aver ricevuto duemila lire turche inviate da Istanbul dai parenti. «Non appena l’ufficio hawala ebbe informato i miliziani dell’arrivo del denaro trasferito a Hidiyat – scrive l’Organizzazione di Afrin – questi l’hanno rapita il 31 luglio scorso, sottraendole la somma e tenendola sotto sequestro per due giorni. Molti degli esercizi adibiti al trasferimento di denaro ad Afrin sono di proprietà di influenti comandanti delle fazioni armate. E’ un nuovo espediente – conclude – per ricattare i cittadini di Afrin, da parte di mercenari turchi in connivenza con gli uffici delle rimesse».

L’hawala, che trae origine dalla legge islamica, è un sistema di trasferimento di valori che non segue i tradizionali canali bancari, ma è basato sulle prestazioni e sull’onore di una vasta rete di mediatori, gli hawaladar. E’ uno strumento molto usato per le rimesse degli immigrati verso i loro paesi d’origine. In Siria, dove dieci anni di guerra hanno ridotto in polvere infrastrutture, edifici e ospedali, mancano pure gli istituti di credito e i cittadini non hanno più conti correnti bancari, l’hawala è diventato l’unico  modo per sostenere chi con grande coraggio e determinazione ha scelto di rimanere nel proprio Paese. «Con il sistema hawala è molto difficile poter risalire ai flussi di denaro – spiega il colonnello della fiamme gialle Domenico Napolitano, comandante del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Napoli, che di recente ha effettuato un maxi sequestro di “captagon” proveniente dalla Siria – e, per quanto i nostri rapporti di collaborazione con la Turchia siano buoni, scontiamo sempre la diversità degli ordinamenti giudiziari che penalizzano la piena collaborazione». 

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Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

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