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Scuola, Pacifico (Anief): sono vaccinato ma considero discriminatoria la norma che prevede l’obbligo del green pass per il personale. Abbiamo già raccolto 90mila firme per dire “no” alle sanzioni

La maggior parte del personale della scuola risulta oggi essere vaccinata, con quasi il 90 per cento dei lavoratori del comparto coperto dal siero anticovid. Per tutti loro scatta, però, l’obbligo del green pass, la certificazione verde covid-19, la misura contenuta del decreto 111 del 6 agosto scorso, comprovante lo stato di avvenuta vaccinazione o guarigione dall’infezione da Sars-CoV-2, l’effettuazione di un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo. Il provvedimento di palazzo Chigi scatena la protesta, con i sindacati sul piede di guerra che sottoscrivono un documento congiunto contro la norma “discriminatoria”, certi come sono che per aprire in sicurezza servano altri antidoti, quali lo sdoppiamento delle aule e l’ampliamento dell’organico. Ne parliamo con il presidente di Anief Marcello Pacifico, fra i firmatari del documento insieme a Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Rua, Snals, Confsal, Gilda, Unams, che in quattro giorni ha raccolto 90 mila firme per dire “no” alle sanzioni previste dal decreto che a suo avviso penalizzerebbero il personale scolastico, universitario e gli studenti degli atenei.  

Infografica – La biografia dell’intervistato Marcello Pacifico

Perché pensate che il green pass non sia la soluzione per arginare il rischio contagi a scuola?

 «In quattro giorni Anief ha raccolto 90 mila firme sia fra coloro che hanno scelto di vaccinarsi, sia fra chi ha manifestato di non avere questa intenzione. Segno tangibile che è una protesta condivisa da tutti contro una norma inutile, illegittima e discriminatoria. Se davvero si vuole evitare il contagio a scuola, bisogna raddoppiare le classi e gli organici per garantire il distanziamento interpersonale, evitare la diffusione del virus e il ricorso alla Dad. Infatti, quand’anche si sarà accertato un solo caso di covid, si dovrà ricorrere ancora una volta alla quarantena e alla sospensione delle lezioni in presenza, indipendentemente dal numero di alunni e personale vaccinato. Abbiamo chiesto 10 miliardi per ripartire in sicurezza a settembre, ma non siamo stati ascoltati». 

E i 28 miliardi stanziati, una delle misure più consistenti del Pnrr, non le sembrano sufficienti? 

«Lo sarebbero qualora fossero indirizzate alla revisione del rapporto alunni insegnanti per classi e istituto, non solo per garantire la sicurezza nei luoghi chiusi durante le lezioni ma anche per un miglioramento dell’apprendimento degli studenti. Non basta investire soltanto in edilizia, banchi monouso e sanificatori, è necessario un progetto che rimetta la scuola al centro del Paese, come dovrebbe essere».

Avete firmato un comunicato con tutte le sigle sindacali, dove lamentate “l’incursione de governo” sui diritti dei lavoratori senza essere stati consultati e ora chiedete impegni precisi prima di firmare il protocollo sulla sicurezza. Qual è la vostra posizione specifica?

«Se non verrà eliminato l’obbligo del green pass, non potremo sottoscrivere questo documento e dovremmo ricorrere ai tribunali per denunciare la violazione delle norme comunitarie e far disapplicare le norme approvate nel rispetto del principio di non discriminazione». 

Anche la Francia sembrerebbe seguire l’Italia sulla scia del green pass, riservato al momento ai servizi di ristorazione.

«A parte il Regolamento 953/921 adottato dal Parlamento europeo, lo stesso Consiglio d’Europa con una raccomandazione ha invitato tutti i paesi membri a non imporre obblighi e sanzioni. Siamo certi che con le iniziative legali promosse in Italia, la nuova normativa sarà oggetto di una discussione della Corte di giustizia europea per far chiarezza a tutti Paesi membri. L‘obbligo della certificazione verde sia per il personale vaccinato e non scolastico e universitario è stato assunto dal Governo in modo unilaterale, nonostante l’amministrazione scolastica e i sindacati siano da tempo impegnati a trovare soluzioni utili per far ripartire la scuola in presenza. Anche per questa ragione, in una categoria già vaccinata al 90%, il provvedimento assunto sta alimentando forti tensioni. Se certamente qualsiasi intervento da parte dell’amministrazione sul rapporto di lavoro dei suoi dipendenti deve trovare un preliminare confronto con le parti sociali, ci si chiede ad esempio come tale obbligo si potrà estendere al personale precario, le cui prestazioni si richiedono nel giro di poche ore e più in generale come si intendono condurre gli accertamenti e le procedure sanzionatorie introdotte da Roma. E nel frattempo restano irrisolti quegli aspetti di cui accennavo prima, che incidono fortemente nel determinare le necessarie condizioni di sicurezza. Con un provvedimento sostanzialmente inefficace rispetto alla presenza a scuola di 8 milioni di studenti, si scaricano sui lavoratori tutte le conseguenze di scelte non fatte. I sindacati avevano invocato un provvedimento chiaro, che individuasse precisi adempimenti, ma anche responsabilità dirette in capo allo Stato e affidasse al negoziato fra le parti gli aspetti che riguardano la gestione del rapporto di lavoro. Come Anief faremo ricorso per tutti gli iscritti e gratuitamente se non ci ascolteranno e faremo disapplicare una norma palesemente illegittima, inutile e discriminatoria».

– Lei si è vaccinato?

«Certo, con entrambe le dosi. Va da sé che non sono contrario al vaccino, lo promuovo ma non condivido l’incursione del governo che complica il percorso verso possibili soluzioni comuni. I sindacati hanno fatto proprio l’obiettivo e gli impegni per un ritorno a scuola in presenza, considerando fondamentale il buon esito della campagna vaccinale, per la quale per primi, a suo tempo hanno rivendicato una priorità di attenzione per il personale scolastico. Per questo non abbiamo condiviso l’interruzione, da parte del governo, della priorità vaccinale in primavera per il personale della scuola, proprio perché ravvisavamo un rallentamento nel percorso per raggiungere il rientro in presenza. Proprio l’elevata percentuale di coloro che responsabilmente si sono sottoposti alla vaccinazione, dando prova di senso civico, pone oggi le premesse per gestire senza inaccettabili forzature e tensioni, una situazione già affrontata quando non si disponeva del vaccino. Le Organizzazioni sindacali, confermano la disponibilità a proseguire il confronto con l’amministrazione per individuare soluzioni che tutelino la salute di tutti i lavoratori, a partire da quelli “fragili” per i quali va eliminato ogni rischio di emarginazione ed esclusione dal mondo del lavoro, realizzando un sistema didattico -organizzativo che sia rispettoso delle norme sul distanziamento, provvedendo al decongestionamento delle classi sovraffollate attraverso lo sdoppiamento delle stesse in modo strutturale.

– Riguardo al tracciamento dei contagi, i sindacati si sono mossi su questo?

Sì, non a caso chiediamo che si faccia chiarezza sulle indicazioni per il distanziamento in classe; che non si realizzi, con il taglio dell’organico aggiuntivo Covid, nessun arretramento su misure di sicurezza per ragioni economiche e che sia immediatamente rimossa ogni reticenza da parte dell’amministrazione nel fornire sia i dati relativi agli esiti del contagio in ambito scolastico, che l’esatto stato della campagna vaccinale. La disponibilità di dati attendibili, completi e puntuali rappresenta una condizione imprescindibile per la messa a punto, a partire dall’aggiornamento del protocollo sicurezza, di una strategia di intervento realmente efficace e non di sola immagine, ma anche per valorizzare un clima di confronto, che interventi così discutibili nel metodo e nel merito rischiano invece di compromettere irreparabilmente. La sicurezza per decreto è in netta antitesi con l’efficace politica del confronto e della condivisione necessaria in epoca di pandemia».

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