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Scuola, Pacifico (Anief): “Il prossimo anno inizieremo col massimo numero di precari, nonostante la procedura d’infrazione dell’Europa”. Annunciati ricorsi per ‘concorso straordinario fantasma’ per le abilitazioni

La Camera ha dato il via libera al Decreto sostegni bis, che prevede una serie di novità per la scuola e per la galassia dei precari, che dopo anni servizio, aspettano ancora l’agognata stabilizzazione. Alcune delle misure passate lo scorso 14 luglio, infatti, non hanno incontrato il favore di una parte dei rappresentanti dei lavoratori, che da tempo si battono per un sistema d’istruzione più equo che metta al centro i fruitori finali della scuola: gli studenti. Per Anief sarebbe stato disatteso il Patto per la scuola, su cui tutte le forze sindacali si erano trovate d’accordo per giungere finalmente ad una soluzione dell’annoso problema del precariato. Il giovane sindacato costituito nel 2009 aveva chiesto di reclutare anche dalla II fascia delle Graduatorie provinciali per le supplenze (Gps), ma nulla di fatto col decreto licenziato a Montecitorio. Questo, insieme al tema della sicurezza che è strettamente collegato alle classi pollaio, è uno dei temi contestati dalla rappresentanza dei lavoratori. Ne abbiamo parlato con il presidente Marcello Pacifico, dottore di ricerca in storia medievale all’Università di Palermo. 

Infografica – La biografia dell’intervistato Marcello Pacifico

Il vostro giudizio è critico, cos’è che non quadra?

Il governo Draghi aveva annunciato in Parlamento che avrebbe voluto tutti gli insegnanti in cattedra nei ruoli già dal 1 settembre. Il ministro Bianchi lo aveva confermato e nel Patto per la scuola, siglato dal governo col le confederazioni sindacali rappresentative del pubblico impiego, era stata ribadita la necessità di adottare misure urgenti per raggiungere l’obiettivo dei docenti in cattedra per quella data. Ora la soluzione prospettata dal decreto legge approvato dall’esecutivo e poi modificato alla Camera lo mercoledì scorso, non risponde a questi requisiti. In primo luogo perché rispetto a 113 mila posti vacanti e disponibili, ne sono stati autorizzati per l’immissione in ruolo solo la metà, visto che la restante parte sarà riservata ai nuovi concorsi, non considerando il fatto che ogni anno le domande di pensionamento avrebbero garantito i posti per le nuove procedure concorsuali. Rispetto alle 70 mila immissioni in ruolo, autorizzate entro il 31 agosto, di fatto non più di 20mila posti saranno assegnati poiché  ancora una volta non ci è stata data la possibilità di assumere i colleghi da quelle graduatorie dalle quali vengono chiamati come supplenti ogni anno. Anche la questione sicurezza fa acqua e per poterla risolvere bisognerebbe mettere  sul tavolo 10miliardi per il dimensionamento, rivedere il rapporto alunni per classi ora e dedicarsi a questo prima di pensare ai vaccini obbligatori

In particolare, cosa stabilisce il decreto? 

L’anno scorso sono state istituite le nuove graduatorie per le supplenze di prima e seconda fascia, attraverso cui viene chiamato il personale a tempo determinato per le attività didattiche una volta concluse le graduatorie a esaurimento. Ora, il governo ha deciso che una volta esaurite queste graduatorie, di provvedere solo per quest’anno all’assunzione dei precari inseriti nella prima fascia Gps. Si tratta di appena 19 mila persone a fronte di una platea di oltre mezzo milione di precari, chiamati ogni anno e inseriti nelle graduatorie provinciali. L’altro paradosso è che di quei 19 mila potranno raggiungere il ruolo solo la metà, perché vige il vincolo dei tre anni di servizio nelle suole statali. Quindi, come vede, alla fine  la montagna ha partorito il topolino, perché dei 113 mila posti promessi dal governo ne saranno assegnati solo 13 mila, uno su dieci. Morale, il prossimo anno inizieremo col massimo numero di precari, malgrado l’Europa ci abbia avvertito con una procedura di infrazione, la 4231 del 2014 che stiamo sbagliando, violando la normativa comunitaria. Alla Commissione europea, che negli ultimi due anni ha inviato due lettere di sollecito e diffida per ottenere risposte relative all’inosservanza della normativa, si aggiunge il Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) che a luglio 2020 ha accolto il reclamo collettivo di Anief  del 2017. Quest’ultimo ha ritenuto che al netto dei nuovi concorsi riservati previsti dalla “Buona scuola”, l’Italia continua a non voler risolvere il problema del precariato e della reiterazione dei contratti a termine. 

La procedura di infrazione ha avuto degli sviluppi?

Ne è stata attivata una del 2010 e archiviata nel 2014, perché il governo Renzi allora aveva promesso all’Europa che attraverso una serie di misure, quali concorsi straordinari e riservati, si sarebbe potuto assorbire il precariato. Nel 2014, dopo le nostre denunce, è partita una seconda procedura da parte dell’Ue, che dopo sette anni rimane ancora attiva. Nello stesso anno c’è stata un sentenza della Corte di giustizia europea, che stabiliva che la nostra normativa non è compatibile con quella dell’Europa. Successivamente ci sono state diverse sentenze della Cassazione e della Corte costituzionale che ritenevano che con la legge 107, la cosiddetta “Buona scuola”, si fosse trovata una soluzione al precariato, riconoscendo ai docenti dopo tre anni di servizio la parità di trattamento col personale di ruolo per la ricostruzione delle carriere. Tutto questo, però, non si è mai tradotto in una norma che andasse a cambiare il testo unico. Con il ricorso collettivo, Anief ha dimostrato che  le sentenze di Cassazione e Corte costituzionale nonchè la legge 107 non avessero risolto il problema del precariato e del continuo ricorso ai contratti a termine. Il Cesd ha dato ragione al nostro sindacato, laddove considera che le leggi italiane e le sentenze non hanno inciso sul blocco dei contratti a termine. Fra due anni, la decisione del Cesd arriverà in Comitato dei ministri. E forse non è un caso che nel Pnrr, fra le riforme previste per la scuola ci sia pure quella del reclutamento, che dovrà avvenire nel 2022. 

Posta la fiducia della Camera il testo passerà al Senato il prossimo 21 luglio, che dovrebbe confermare il voto di Montecitorio. Insomma è fatta…

Ora l’unica strada per un testo che non ci trova d’accordo, sarà ricorrere nuovamente, anche perché tra le varie proposte, ci sarà un ennesimo concorso straordinario per il ruolo con prova disciplinare di ingresso, formazione universitaria in itinere ed esame conclusivo riservato ai precari con tre anni di servizio. E poi ci sarà quello ordinario col solo 30 per cento dei posti per chi ha più di tre anni di servizio nella scuola statale, ignorando che dal 2000 esiste un sistema nazionale di istruzione e che nelle stesse Gps di prima e seconda fascia è inserito anche chi ha prestato servizio nelle scuole paritarie. Il paradosso è che il punteggio ti vale per continuare ad essere precario, ma non per un eventuale assunzione in ruolo.

Quindi il provvedimento è passato a dispetto di quanto stabilito col Patto per la scuola… in più col nuovo concorso i candidati pagheranno di tasca loro la formazione. Ma Draghi non aveva detto che non è il momento di chiedere soldi agli italiani? 

Le forze di maggioranza che sostengono il governo hanno deciso così, solo perché non sono riuscite a trovare una sintesi per onorare quel Patto siglato il 20 maggio scorso con i sindacati, che avevano trovato la quadra sulla proposta Anief di reclutare il personale anche dalla seconda fascia delle Gps e di far fare un corso abilitante a spese dello Stato. Una soluzione che sarebbe dovuta passare a regime e non solo per quest’ anno e invece ora si vuole far pagare al precario i costi elevati di una formazione per essere assunti dallo Stato. Chi entra in una graduatoria dovrà avere un giorno la certezza di essere immesso in ruolo. Perché tu Stato lo devi fare? Perché lo hai sfruttato per tanti anni e questo è quanto ci chiede l’Europa. Se tu invece fai concorsi, come successo ora con lo straordinario, e alla fine più della metà non passa non perché fosse ignorante, come qualcuno si è permesso di dire, ma perché in un quiz di un minuto non si può valutare la preparazione acquisita in tanti anni, pure di servizio. 

Ora state pensando a un ricorso per chi aveva presentato domanda di partecipazione al concorso “fantasma”, quello straordinario per l’abilitazione?

Sì, stiamo già raccogliendo le preadesioni per il ricorso al Tar del Lazio, al fine di ottenere l’inserimento con riserva nella I fascia Gps, dei docenti che avevano presentato domanda di partecipazione al concorso abilitante 2020 per la secondaria di primo e secondo grado, le cui procedure a distanza di un anno non sono state ancora avviate dal ministero dell’Istruzione. Colpa della pandemia? Sicuramente, ma almeno offriamo la possibilità di partecipare a chi non è in possesso dell’abilitazione nella classe di concorso d’interesse e intende rivendicare il diritto all’inserimento, con la “finestra” di aggiornamento delle GPS 2021, nella I fascia GPS in modo da partecipare alle eventuali nomine in ruolo straordinarie 2021 e al conferimento delle supplenze. Inoltre, abbiamo esteso la possibilità di ricorrere, sempre per l’inserimento con riserva in I fascia Gps, ai docenti che avevano presentato domanda per il concorso ordinario 2020, anche quello rimasto lettera morta. Entrambe le procedure di partecipazione si concluderanno il prossimo 24 luglio. 

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