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Sahel, trovato morto il sacerdote cattolico rapito da un gruppo jihadista

Padre Rodrigue Sanon, il sacerdote scomparso martedì scorso in Burkina Faso è stato trovato morto in una foresta nel sud-ovest del Paese dove sono presenti sia formazioni jihadiste che gruppi di banditi. E’ dal 2015 che il Paese è diventato il bersaglio dei crescenti attacchi messi a segno da numerosi gruppi jihadisti affiliati ad Al Qaeda o allo Stato islamico. Inizialmente le regioni del Nord e dell’Est erano quelle maggiormente colpite, ma le violenze si sono poi diffuse anche al Sud-Ovest, confinante con la Costa d’Avorio. E’ però la prima volta che un prete viene assassinato dai miliziani in quell’aera del Paese. L’accelerata degli attacchi Jihadisti si registra in Burkina Faso sin dal 2015, con quasi 1.200 morti e più di un milione di sfollati in questo povero paese del Sahel africano.

A confermarlo l’arcivescovo di Banfora, monsignor Lucas Kalfa Sanou, in una lettera alla comunità, conferma il ritrovamento del cadavere del sacerdote. Un coltello è stato trovato vicino al corpo insanguinato. Restano ancora incerte le circostanze dell’accaduto. Martedì scorso padre Rodrigue Sanon era partito da Soubaganyedougou per raggiungere Banfora, il capoluogo della regione ma “non è mai arrivato a destinazione“, aveva annunciato il vescovo di Banfora, in un comunicato. L’auto del sacerdote era stata trovata vuota sulla strada.

Secondo una fonte della sicurezza di Ouagadougou contattata dall’Afp, “tutto fa pensare che si tratti di un rapimento da parte di gruppi terroristici armati“, la terminologia usata dalle autorità del Sahel per definire i jihadisti. “Probabilmente hanno dovuto giustiziare il loro ostaggio per sbarazzarsi di prove del rapimento di fronte alla rete di sicurezza locale“, ha continuato la fonte.

Video – Il servizio di Bf1 sulla scomparsa di Padre Rodrigue Sanon

Il corpo del sacerdote è stato trasferito a Ouaga per l’autopsia. I fedeli, secondo la ricostruzione di una radio locale, si sono mobilitati verso la cattedrale di San Pietro per pregare per l’anima del defunto. Il presidente del Faso Roch Kabooré ha reagito alla morte del prete affermando: “Ho appreso con costernazione della morte dell’Abate Rodrigue Sanon, il cui corpo senza vita è stato ritrovato questo giovedì 21 gennaio 2021. In queste dolorose circostanze esprimo la mia compassione alla Chiesa cattolica, alla sua comunità diocesana e alla sua famiglia e porgo loro le mie più sincere condoglianze′′.

L’episodio quindi rientra nelle tensioni che stanno sconvolgendo la regione del Sahel che copre (da ovest a est) gli Stati di Gambia, Senegal, la parte sud della Mauritania, il centro del Mali, Burkina Faso, la parte sud dell’Algeria e del Niger, la parte nord della Nigeria e del Camerun, la parte centrale del Ciad, il sud del Sudan, il nord del Sud Sudan e l’Eritrea. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) chiede la cessazione immediata delle violenze nella regione del Sahel, dove oltre due milioni di persone sono state sfollate all’interno dei confini dei loro Paesi. Gli sfollati interni nella regione, secondo una nota dell’Unhcr, sono quadruplicati in soli due anni: all’inizio del 2019 c’erano 490 mila sfollati interni, più della metà dei quali di nazionalità burkinabè. Il Sahel ospita anche oltre 850 mila rifugiati, principalmente provenienti dal Mali, e già quest’anno la violenza in Niger e in Burkina Faso ha costretto più di 21 mila persone a fuggire dalle proprie case e a cercare rifugio all’interno dei propri Paesi.

La presenza delle forze di pacificazioni Onu o di alcuni Stati singoli continuano a non risultare purtroppo risolutivi. I risultati ottenuti ad esempio in Mali nella lotta contro lo jihadismo sono innegabili ma da soli non permetteranno la stabilizzazione del Sahel secondo la ministra della Difesa francese, Florence Parly, in un’intervista rilasciata al quotidiano “Var Matin“. L’azione militare ha l’obiettivo di “creare uno spazio politico e dare soluzione“. Non è un caso che a seguito della morte di cinque soldati francesi verrà rivisto “l’impegno di Parigi” nel Sahel, che oggi conta 5.100 uomini, come annunciato dal presidente Macron, dove è attualmente dispiegata la forza antijihadista Barkhane, grazie “all’intervento più importante dei nostri partner europei” in particolare puntando al dispiegamento di unità d’elite europee nella nuova forza Takuba.

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