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Russia al giro di boa della presidenza BRICS

L’anno di presidenza russa del BRICS è stato finora segnato da un inevitabile rallentamento delle iniziative che erano state programmate, ovviamente a causa della quarantena e dei cambiamenti in corso d’opera dovuti al coronavirus. Arrivati alla fine del primo semestre, vediamo a che punto siamo prima che il testimone passi all’India nel 2021. Il precedente passaggio di consegne dal Brasile alla Russia era avvenuto il 14 novembre 2019 al summit di Brasilia, in cui Putin aveva dichiarato che l’obiettivo principale nella sua visione del BRICS consiste nel fare in modo che l’interazione tra gli Stati del gruppo porti un beneficio reale ai cittadini e agevoli il miglioramento degli standard e della qualità della vita. La Russia cederà a sua volta la presidenza all’India al prossimo summit: vedremo se si terrà in formato telematico oppure con la presenza in carne ed ossa dei cinque leader, ma soprattutto attendiamo ancora di sapere la nuova data, visto che è stata annullata quella del 21 luglio a San Pietroburgo, prevista già a fine dell’anno scorso. È in ballo, peraltro, anche la data del summit della SCO (Organizzazione per la cooperazione di Shanghai), anch’essa presieduta dalla Russia nel 2020, il cui incontro generale doveva tenersi nella città di Pietro il Grande subito dopo quello del BRICS.

Se le linee guida che la Russia aveva annunciato non sono cambiate nella forma, si sono però dovute adattare per l’attuazione pratica alla realtà che è andata delineandosi a partire dal mese di marzo. Oggi la priorità del “rafforzamento dei contatti tra le persone” può suonare vagamente sinistra, ma in principio voleva significare l’organizzazione di festival e gare sportive; così oggi viene incarnata in un modo più attuale ad esempio con la proposta russa di effettuare un concorso tra i Paesi BRICS per i progetti di ricerca finalizzati a trovare soluzioni per il superamento delle conseguenze del Covid-19: il concorso, annunciato in una video-conferenza il 25 maggio dal Comitato direttivo del BRICS per la scienza, la tecnologia e le innovazioni insieme al Gruppo di lavoro sui finanziamenti dei settori citati, avrà carattere multidisciplinare e riguarderà tutte quelle soluzioni utili a liquidare gli effetti negativi del coronavirus sulle persone a livello sanitario, economico, sociale e mentale.

L’altro aspetto di grande portata che non poteva essere ignorato dai BRICS è quello strettamente finanziario, legato alla possibilità per i propri cittadini di mantenere il lavoro e le entrate – quindi anche di pagare le tasse. In una video-conferenza del 29 maggio, i rispettivi capi della amministrazioni tributarie hanno scambiato le esperienze accumulate durante la pandemia. In particolare Danil Egorov, direttore del Servizio Fiscale Federale russo, ha evidenziato come il momento critico abbia accelerato la trasformazione del modo di lavorare degli organi statali rispetto al rapporto coi contribuenti: per esempio, il processo di presentazione delle richieste di sussidio per i dipendenti da parte delle aziende che hanno subito perdite a causa della quarantena è stato interamente condotto online, e non poteva essere altrimenti nei mesi di aprile e maggio. Il risultato è stato soddisfacente a livello di tempistiche rapide e di estensione degli aiuti: 600mila contribuenti russi hanno già ottenuto sussidi per un valore di 31 miliardi di rubli.

Nel frattempo, altri rappresentanti dei Paesi BRICS discutono in maniera aperta del modo in cui dovrebbero o potrebbero cambiare le priorità della presidenza russa e anche in generale l’approccio BRICS al mondo che sta emergendo dalla quarantena globale. Si sono confrontati su questi argomenti Victoria Panova, Supervisore scientifico del Consiglio russo di esperti per il BRICS, in un dialogo diretto con H.H.S. Viswanathan dell’organizzazione indiana ORF (Observer Research Foundation). Secondo la Panova, il fatto di aver tenuto in formato telematico gli eventi finora previsti ha avuto come effetto molto utile quello di mostrati i limiti di affidabilità e di sicurezza dei dati nell’utilizzo dei programmi e delle connessioni attuali: quindi il BRICS dovrò prendere l’impegno di lavorare per il miglioramento di questo aspetto, che in futuro sarà sempre più importante. Poi verrà lanciata una “piattaforma di esperti civili” del BRICS con webinar e tavole rotonde, anche al fine di agevolare seppure soltanto via schermo quel dialogo diretto snello e personale che solitamente si crea tra colleghi a latere dei grandi convegni e che mettendo in condivisione il sapere favorisce poi i progessi più significativi. Secondo la Panova, la Russia deve lavorare per ridefinire insieme ai BRICS gli schemi della globalizzazione e del multilateralismo che sono ormai in via di superamento, al fine di definire i nuovi limiti nella cooperazione tra Stati e nella difesa degli interessi nazionali. I BRICS daranno inoltre la priorità alla salute degli individui soprattutto considerando che spesso sono le disparità economiche a fare da ostacolo: dunque bisognerà facilitare l’accesso ai fondi della Nuova Banca di Sviluppo (NDB), cioè la banca dei BRICS, che ha la funzione principale di prestare capitali e dare sostegno finanziario.

Vediamo infine come si sta ponendo l’India rispetto al suo turno di presidenza del 2021. Certamente è ancora presto per avere risposte sicure, almeno finché aleggia lo spettro della “seconda ondata” di virus che potrebbe ulteriormente sconvolgere i piani fatti solo qualche mese prima. Comunque, l’India si concentra per il momento sull’economia. In un incontro online tenutosi il 28 aprile tra i ministri degli Esteri del quintetto BRICS, il primo dopo lo scoppio della pandemia, il ministro indiano Subrahmanyam Jaishankar ha sottolineato come la crisi conseguita al Covid-19 non solo abbia messo in grave rischio la salute e il benessere dell’umanità, ma stia avendo anche un impatto pesante sull’economia e sulla produzione mondiale perché ha fermato il commercio globale e i processi di distribuzione. Poiché le attività economiche sono state negativamente colpite, portando alla perdita del lavoro e dei mezzi di sostentamento, l’appello indiano è allora rivolto a dare supporto alle imprese, specialmente a quelle MSME. Con l’acronimo MSME (Micro, Small, Medium Enterprises) si intendono le aziende “micro”, piccole e medie, a cui in India è dedicato un apposito ministero. Jaishankar ha inoltre evocato l’urgenza di riformare lo schema multilaterale delle istituzioni internazionali come l’OMS, altamente criticata per non aver saputo gestire adeguatamente l’emergenza coronavirus. L’appello alla riforma del multilateralismo era già stato sollevato dal primo ministro Narendra Modi in occasione del vertice di Brasilia del 2019. L’India chiede di bilanciare le relazioni considerando maggiormente il peso delle economie in via di sviluppo e di rivedere i rapporti di forza che regolano la conduzione degli organismi come il WTO, attualmente minati da protezionismo e unilateralismo, al fine di rendere il commercio internazionale più trasparente e meno discriminatorio.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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