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Ribadita a Vienna l’illegittimità delle sanzioni Usa contro l’Iran

Lo scorso 1 ° settembre 2020 a Vienna è avvenuto un incontro della commissione mista del piano d’azione globale congiunto (PACG) per verificare l’attuazione dell’accordo internazionale sull’energia nucleare in Iran perfezionato il 14 luglio 2015. La commissione mista era presieduta dal segretario generale del SEAE Helga-Maria Schmid ed erano presente rappresentanti di Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito e Iran.

La riunione è stata utile affinché tutti i partecipanti ribadissero l’importanza di preservare l’accordo ricordando che è un elemento chiave dell’architettura globale di non proliferazione nucleare, come approvato dalla risoluzione 2231 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Al centro del dibattito anche il tentativo di ripristino di sanzioni ONU precedentemente revocate da parte degli Stati Uniti unilateralmente. Tutti i partecipanti hanno ricordato l’inconsistenza della richiesta mossa dagli Stati Uniti visto che gli stessi avevano annunciato unilateralmente la cessazione della partecipazione al PACG l’8 maggio 2018 e essendosi rifiutati di partecipare successivamente ad alcuna attività relativa al PACG. I partecipanti hanno quindi ribadito che pertanto gli Usa non possono essere considerati uno Stato partecipante. A questo proposito, sono state riconfermate le dichiarazioni e comunicazioni fatte in precedenza al Consiglio di Sicurezza da parte di tutti i partecipanti, inclusa quella dell’Alto Rappresentante del 20 agosto in qualità di Coordinatore del PACG secondo la quale gli Stati Uniti non possono avviare alcun processo di ripristino delle sanzioni ONU ai sensi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite risoluzione 2231.

I partecipanti hanno accolto con favore la dichiarazione congiunta dell’Iran e dell’AIEA del 26 agosto che prevede il via libera dell’Iran agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), i quali potranno visitare due siti da tempo al centro dell’attenzione degli esperti per possibili attività sospette in passato.  In questo contesto hanno ricordato l’importante ruolo dell’AIEA come unica organizzazione internazionale imparziale e indipendente responsabile del monitoraggio e della verifica degli impegni di non proliferazione nucleare.

La commissione mista ha affrontato questioni relative al nucleare e alla revoca delle sanzioni nell’ambito dell’accordo. Gli esperti proseguiranno le discussioni su tutte le questioni di interesse. Ancora una volta i partecipanti hanno ribadito l’importanza dei progetti di non proliferazione nucleare, in particolare il progetto di modernizzazione Arak e il progetto isotopo stabile a Fordow. Tenendo conto delle potenziali conseguenze della decisione degli Stati Uniti di maggio di porre fine alla rinuncia Arak, i partecipanti hanno ribadito il loro forte sostegno e la responsabilità collettiva per la continuazione del progetto.

In parte come risposta provocatoria a questo incontro gli Stati Uniti hanno imposto però proprio oggi sanzioni contro cinque “entità” che hanno compiuto “transazioni significative” operando “l’acquisto, l’acquisizione, la vendita, il trasporto o il commercio di petrolio o prodotti petroliferi dall’Iran“. Sanzioni avrebbero colpito anche tre persone che hanno lavorato come “responsabili amministrativi principali” nelle entità sanzionate. Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo in una nota stampa ha ribadito come il petrolio sia una “fonte importante di ricavi per il regime iraniano e ne finanzia le attività malevole in tutto il Medio Oriente”. In particolare le compagnie sanzionate sarebbero la Abadan Refining Company, con sede in Iran, le tre imprese cinesi Zhihang Ship Management Co Ltd., New Far International Logistics Llc e Sino Energy Shipping Ltd., e la Chemtrans Petrochemicals Trading Llc, con sede negli Emirati Arabi Uniti. Di fronte alle risultanze però della riunione del 1° settembre queste sanzioni sarebbero illegittime e quindi inapplicabili.

Nel frattempo dal suo profilo twitter il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif commenta così l’ennesimo attacco agli organismi internazionali mosso dall’amministrazione Trump: “Gli Stati Uniti impongono sanzioni al procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale” che indaga sui crimini di guerra in Afghanistan. “Hanno iniziato con gli individui, hanno proseguito con piccoli, medi e grandi poteri; e ora con le personalita’ internazionali. Il solo modo di fermare questa follia crescente e’ di porre fine alla compiacenza. Sottomettersi per paura della collera degli Usa non fa altro che aumentare il loro appetito”.

 

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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