I più letti

Categorie

  • Nessuna categoria

Quel vizietto americano delle fughe di notizie, in casa e fuori

Quello di far filtrare alla stampa le parole dette nelle riunioni riservate è una tecnica spesso abusata dalla politica americana – insieme, è ovvio, a quella di spiare sistematicamente i propri alleati, oltre a quei nemici che vengono comunemente chiamati “partner”. Un vizietto che tutti conoscono, ma che sembra essere accettato come fatto ineluttabile: ne sanno qualcosa i politici europei, tenuti sotto costante ascolto almeno dai tempi di Bill Clinton. Chissà se i vari Hollande e Merkel non avevano altra scelta che sedersi al tavolo delle trattative sperando che non tutte le parole dette e le promesse fatte uscissero dai muri oppure se proprio non se ne rendevano conto.

Ma non dobbiamo pensare che le fughe di notizie siano sempre pianificate o frutto di una strategia unitaria. L’amministrazione che siede a Washington è di solito spaccata al suo interno più spesso e più seriamente di quanto si creda in Europa. Il precedente gabinetto Trump è stato oggetto perenne di critiche, di inchieste e di fango a mezzo stampa. In compenso, lo stesso Trump aveva cercato invano di risalire alla fonte che divulgava le sue telefonate coi politici europei e in particolare con Putin. È stato soprattutto nel 2017, quando i nemici dell’allora POTUS cercavano di porre fine anticipatamente alla sua presidenza cercando di far scoppiare uno scandalo peggiore dell’altro: il New York Times pubblicò il contenuto di alcune conversazioni avute dai suoi collaboratori con i russi, per mettere in piedi un impianto accusatorio che avallasse l’ingerenza del Cremlino nell’elezione di Donald Trump. Trattandosi di telefonate in cui si discutevano questioni estremamente delicate e di primaria importanza come il Trattato sulle armi nucleari, sembra poco probabile che le notizie siano trapelate per colpa della sbadataggine o della leggerezza di uno dei collaboratori presidenziali; appare molto più logico e realistico pensare a un rilascio di informazioni pianificato in precedenza e realizzato da una talpa. E se è vero come è vero che per capire chi è il responsabile o almeno il mandante di un crimine bisogna prima rispondere alla domanda cui prodest?, allora in questo caso è semplice trovare la risposta: i democratici, che avevano subito una sconfitta molto difficile da digerire, quella abbattutasi sulla vincitrice annunciata Hillary Clinton ad opera del miliardario outsider.

Ma anche dentro il Partito Democratico sussiste l’abitudine di divulgare ciò che viene detto privatamente: e a noi non resta che speculare se sia stato fatto apposta o casualmente. Questa pratica dovrebbe essere analizzata e messa in luce a maggior ragione oggi che i democratici sono al potere, e ci sono tornati dopo le elezioni più incerte e contestate della storia americana. Il caso che andiamo a citare è significativo anche perché esemplifica le due anime dell’odierna amministrazione di Washington: quella old school di Joe Biden, senatore dal 1973 e vicepresidente dal 2009 al 2017, e quella delle novità di immagine di Kamala Harris, che alla vicepresidenza è la prima donna, la prima afroamericana e la prima asioamericana. Durante la campagna elettorale, la Harris aveva aspramente e pubblicamente criticato il suo futuro presidente rimarcando i suoi legami con alcuni politici sostenitori della segregazione razziale; soltanto dopo un anno e mezzo è stata raccontata la reazione della futura first lady Jill Biden, che in una telefonata coi sostenitori del marito aveva apostrofato la Harris mandandola volgarmente “a quel paese”. E sempre con riguardo alla Harris e ancora in maniera poco elegante, i funzionari della Casa Bianca oggi si lasciano andare in privato a commenti che poi diventano pubblici e che descrivono l’operato della vicepresidente come una “porcheria”. 

Il disaccordo fra i democratici si percepisce pure al Congresso. In una recente seduta, presente lo stesso Biden, nella quale è stato avanzato il progetto di legge denominato Build Back Better che destinerà 3,5 miliardi di dollari alle infrastrutture, ai deputati è stato chiesto di lasciare fuori i telefonini proprio allo scopo di evitare che i passaggi più antipatici della discussione potessero giungere alla stampa: potevano infatti dare luogo a scandali le tensioni all’interno del Partito Democratico, i cui membri sono notoriamente troppo dediti a spoilerare gli incontri politici via Twitter. Per non parlare poi della riunione tenutasi la sera precedente, della quale si è saputo un dettaglio grottesco: la fuga di notizie riguardava proprio la richiesta fatta ai membri del Congresso di smettere di provocare fughe di notizie!

Condividi questo post

Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

    Leave Your Comment

    Your email address will not be published.*

    Forgot Password