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Per l’Europa Biden si sta rivelando peggiore di Trump

Nel corso degli ultimi 75 anni, il matrimonio squilibrato tra Europa e America è giunto a un punto tale che al più giovane degli sposi nulla di questa relazione può andar bene. In questo gioco di ruolo, gli americani sono talmente più forti dei loro partner, che l’Europa qualunque cosa faccia si ritroverà sempre in una posizione di secondo piano. Ed è in questo senso che per i politici europei Donald Trump era persino qualcosa di meglio, perché lasciava loro la totale possibilità di giocare a fare i “buoni”, anche se non apportavano al mondo alcun beneficio in particolare; ma lui era egoista in un modo talmente caricaturale che al suo confronto qualsiasi comportamente degli europei appariva come modello di morale e di sobrietà. Con l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca, la situazione è radicalmente mutata. Al posto dello slogan trumpiano “America first”, a Washington hanno proclamato il nuovo corso: “L’America è tornata”. Peraltro in pratica non è cambiato quasi nulla, ma la capacità di Biden e della sua squadra di giocare sul tradizionale campo degli europei potrebbe rivelarsi una cosa tragica per questi ultimi.

Ad esempio, proprio alla vigilia dell’incontro con gli alleati al G7 e con i capi dell’UE, Biden ha annunciato l’intenzione di concedere 500 milioni di dosi di vaccino americano ai Paesi più poveri del mondo. Naturalmente, davanti al pubblico i leader europei hanno applaudito a questa iniziativa, ma dentro di loro hanno provato un terribile sdegno. Gli USA si sono comportati per l’ennesima volta secondo il principio da attuare in caso di incidente aereo: “indossate per primi la maschera di ossigeno, poi mettetela ai bambini”. Al momento attuale le vaccinazioni negli Stati Uniti stanno già cominciando a produrre i primi risultati positivi degni di nota, ma l’industria farmaceutica ha lavorato al massimo, e ora possono dimostrare premura verso gli altri, persino se dietro vi è la pragmatica decisione di conquistare nuovi mercati. Effettivamente, qui i capi dei Paesi europei hanno di che risentirsi: non hanno potuto finora mostrare gli stessi successi nelle vaccinazioni, mentre verso il Terzo mondo si comportano in maniera egoista, avendo per esempio recentemente vietato l’esportazione dei vaccini prodotti in Europa. Quindi la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito durante la conferenza stampa la decisione di Biden “potenzialmente molto importante”.

Con l’arrivo di Biden è rimasto poco posto all’Europa nella beneficenza pubblica a livello mondiale, ma ciò che fa più male all’UE è che la politica americana, nella sostanza, non è cambiata, perché continua comunque a rispondere solamente agli interessi americani. La retorica di Washington, tuttavia, non permette di discutere né tanto meno di dubitare che quando gli USA chiedono qualcosa all’Europa, lo fanno per il bene di quest’ultima e per la prosperità della “comunità democratica”. A differenza di Trump, la nuova amministrazione americana dichiara lealtà alle istituzioni internazionali e al metodo di presa collettiva delle decisioni. Come se poi qualcuno potesse dubitare che nella comunità transatlantica le decisioni non riflettano comunque gli interessi degli Stati Uniti. Sotto Trump, però, gli americani si erano autoesclusi, ed era così comparso dello spazio di manovra per l’Europa. Per tutti e quattro gli anni in cui i repubblicani sono stati al potere, gli europei urlavano l’importanza dell’approccio multilaterale e della solidarietà entro la “comunità occidentale”. E nonostante questo conducevano con pieno successo un dialogo bilaterale con la Cina e con la Russia negli ambiti che interessavano loro. Ora gli USA sulla base del ripristino della cooperazione con gli alleati, si intrometteranno in tutti gli ingranaggi delle interazioni europee con i vari Paesi. Le relazioni con la Cina, ad esempio, sono peggiorate molto per l’Europa con Biden già presente, anche se a dicembre dello scorso anno sembrava che le circostanze fossero ancora abbastanza buone per l’UE.

Biden e i suoi collaboratori hanno deciso di non lottare contro il “Nord Stream 2”, caro al governo tedesco più che qualunque altra cosa al mondo. E ancora grazie, perché mica si poteva pensare di fermare questo progetto dopo la conclusione della posa delle tubature dalla Russia alla Germania. Ma il punteggio politico è ancora a favore degli USA, che per salvare la cooperazione con l’Europa hanno rinunciato alla realizzazione del loro obiettivo pluriennale: la Germania, però, è rimasta comunque con la sua reputazione di affarista grossolano, che per il proprio tornaconto è pronto a mettere a rischio il senso stesso della “scelta europea” dell’Ucraina. Ancora qualche mese fa, in Europa contavano sul fatto che il sostegno di Biden sarebbe stato “venduto” bene dopo che Trump aveva dato l’opportunità di demonizzare l’America in ogni modo. Adesso però è evidente che anche senza gli sforzi dell’Europa, gli USA possono consolidare le proprie posizioni di leader morale di tutto l’Occidente. E anche per quanto riguarda “l’agenda green”, il ritorno in campo degli USA non porta nulla di buono all’Europa. Trump semplicemente rifiutava tutte le iniziative europee, e i Paesi UE contavano inizialmente sul fatto di poter etichettare come “difesa del clima” le proprie misure di sostegno al business nazionale. Ora Washington è pronta a discutere molto di clima in maniera attiva e ciò significa che bisogna confrontarsi con la sua opinione già nella fase di preparazione delle misure unilaterali di pressione sulle economie in via di sviluppo. Così in questo e in tutti gli altri campi sta cominciando a ridursi lo spazio per intese separate tra Unione Europea e partner esteri.

Nel terzetto di Paesi leader dell’Europa, quello che sta patendo maggiormente la nuova politica USA è la Francia. La Gran Bretagna dall’UE è proprio uscita, e ora sta edificando il suo destino di satellite americano senza il peso degli interessi e delle ambizioni continentali. Ad Angela Merkel ormai non interessa più nulla: sta semplicemente seduta sulla sua poltrona di cancelliera per gli ultimi mesi. Emmanuel Macron, invece, si era disegnato sullo sfondo di Trump l’immagine dell’unico leader progressista dell’Occidente, ma con Biden non gli riesce più, perchè quest’ultimo è pronto a parlare di tante belle cose e a differenza di Macron ha pure le facoltà finanziarie. Persino il dialogo con la Russia sta cominciando a ingranare, anche se qui potrebbe tradirlo la sua squadra, che non ragiona in base alle necessità del momento, ma in base alle proprie prospettive di carriera nel dopo-Biden. Circa 50 anni fa, uno degli ultimi grandi pensatori francesi, Raymond Aron, disse che “l’Europa è debole, perciò ha bisogno di fare un gran numero di scommesse”. E quanto più gli Stati Uniti si comportano in modo aperto verso il mondo, tanto meno l’Unione Europea può fare il proprio gioco. Nei prossimi anni vedremo cosa effettivamente non serve agli europei affinché gli USA sostengano la loro variegata agenda, soltanto perché l’America è troppo grande e conquista immediatamente la leadership ovunque si impegni.

Il massimo del successo europeo nelle relazioni con gli USA fu nel 1975 la creazione su iniziativa francese del “G6”, al quale dopo un anno venne aggiunto per simpatia il Canada. All’epoca, però, la politica estera degli Stati Uniti poggiava veramente sulle rovine, come la sconfitta in Vietnam, la crisi petrolifera e l’avanzamento dell’URSS su tutti i fronti. Oggi, nonostante gli sconvolgimenti interni, la potenza americana è molto più convincente di allora. E cosa potrebbe fare l’Europa in una situazione del genere? Ha poche possibilità a disposizione. Germania e Francia forse vorrebbero maggiore autonomia, e per questo motivo detengono persino il controllo sulla moneta unica europea, ma i loro movimenti sono appesantiti da Polonia, Repubbliche baltiche e altri Paesi. 30 anni fa, Berlino e Parigi presero la decisione di allargare l’UE ad est nel loro sforzo, condizionato dalla storia, di prendere ciò su cui la Russia aveva perduto il controllo. All’epoca, gli europei si erano illusi che il mondo futuro sarebbe veramente diventato più bello per loro. Ma ciò non è accaduto: il mondo è cambiato, ma per l’Unione Europea non è migliorato, e sono le mancate le forze per “digerire” ciò che aveva acquisito. Oggi, il solo fatto della presenza nell’UE di Paesi per i quali la lotta contro la Russia costituisce parte della propria identità nazionale, è sufficiente a paralizzare qualunque tentativo di accordarsi con il vicino dell’est: ma senza questo accordo, non può esistere un’Europa autonoma.

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E' direttore del programma del club Valdai e direttore scientifico del Centre for Comprehensive European and International Studies (CCEIS) della Scuola superiore di economia

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