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Oruc Reis, dietrofront turco. Bloomfield: “Revoca Usa dell’embargo sulle vendite di armi al governo greco-cipriota un segnale ad Ankara”

Scongiurato, almeno per il momento, il fuoco alle polveri nel Mediterraneo orientale. La tensione fra Grecia e Turchia sui diritti di esplorazioni nel conteso specchio di mare ricco di giacimenti di gas, mostra pallidi segnali di arresto dopo la decisione di Ankara di ritirare lo scorso 13 settembre la nave per le ricerche sismiche Oruc Reis dalle coste di Kastellorizo (Castelrosso), l’isola dell’arcipelago del Dodecaneso a poco più di due chilometri dalle coste turche e a 72 miglia da Ro, isola da cui è amministrata.

Una storia travagliata quella del piccolo lembo di terra abitato da 500 persone: conquista di Venezia nella metà del ‘600, possesso dell’Impero Ottomano alla fine della Guerra d’Indipendenza greca, poi di nuovo italiana dal 1929 al 1932 e finalmente greca con i trattati di Parigi del 1947. Oggi, al centro delle attenzioni internazionali per la sua posizione, fra Cipro e Grecia, nel bel mezzo del corridoio turco-libico, tracciato all’indomani del Memorandum d’intesa sulla cooperazione marittima del 27 novembre scorso dal governo di accordo nazionale (GNA) di Fayez al-Sarraj, e dal capo di Stato turco Recep Tayyip Erdogan.

Se il ritiro della Oruc Reis è stato accolto con favore dal primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, che ha anche auspicato una continuità e un clima privo di provocazioni, la Turchia al contrario fa presente di non voler rinunciare ai suoi diritti sul Mediterraneo. Una rivendicazione che lo stesso ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha affidato ieri all’agenzia di stampa locale ‘Anadolu‘, sottolineando che «sacrificare i nostri diritti nel Mediterraneo orientale è fuori discussione. Abbiamo diritti, preoccupazioni e interessi nel Mediterraneo orientale». Poi, l’apertura ad una soluzione diplomatica – mediata anche dalla Nato, di cui Grecia e Turchia sono stati membri – che finora non ha sortito gli effetti desiderati. «Siamo a favore della pace, del dialogo, dei negoziati – riferisce Akar – della risoluzione della questione con mezzi politici». Diritti che però non vengono riconosciuti, anzi ritenuti proprio “illegali” da Ue, Francia, Emirati Arabi Uniti (Uae) ed Egitto, che il 6 agosto scorso ha firmato un accordo con Atene per designare una Zona economica esclusiva tra i due Paesi nel Mediterraneo.

Foto – La nave turca per le ricerche sismiche Oruc Reis scortata dalle navi militari di Ankara

Nel complicato puzzle interviene pure il segretario di Stato americano Mike Pompeo, che durante la sua visita a Cipro lunedì scorso, ha espresso tutta la propria preoccupazione per le operazioni della Turchia nel Mediterraneo orientale per l’esplorazione  nelle aree di giurisdizione greca e cipriota. Perfettamente in linea con la politica non-interventista di Trump, Pompeo ha ribadito «i paesi della regione devono risolvere le loro incomprensioni, incluse quelle sulle risorse energetiche – riporta il quotidiano ‘Sputnik‘ – sulla sicurezza e sulle questioni marittime, diplomaticamente e pacificamente». Intanto, secondo quanto rivela il giornale turco ‘Daily Sabah‘ Atene e Washington pare stiano progettando di tenere un’esercitazione militare congiunta vicino alla regione della Tracia occidentale, dove vive la minoranza turca della Grecia.

«È difficile fare una stima della rivalità cresciuta negli ultimi anni tra alcuni stati arabi e la Turchia – spiega ai nostri taccuini Lincoln Bloomfield, consigliere per la Sicurezza nazionale ed ex segretario di Stato aggiunto per gli Affari politico militari nell’amministrazione Bush -. La spaccatura all’interno del Gcc (il Consiglio di cooperazione del Golfo) che ha portato al boicottaggio del Qatar a partire da giugno 2017, ha indotto il Qatar ad approfondire le sue relazioni con la Turchia. Il sostegno militare di Ankara al governo di intesa nazionale in Libia è contrastato da Egitto e Emirati Arabi Uniti, che sostengono l’esercito nazionale libico del generale Haftar. Le conseguenze dell’omicidio di Khashoggi a Istanbul hanno acuito la rivalità per la leadership nel mondo musulmano sunnita tra Turchia e Arabia Saudita. Al centro di questa rivalità – prosegue – tra i principali stati arabi e la Turchia, c’è il sostegno del presidente Erdogan ai Fratelli Musulmani, che è fortemente osteggiato dalla leadership di Arabia Saudita, Egitto e Emirati Arabi Uniti, tra gli altri. Questo aiuta a spiegare le posizioni arabe nel Mediterraneo orientale. Gli Stati Uniti hanno compiuto un passo insolito nelle ultime settimane, revocando l’embargo sulle vendite di armi non letali al governo greco-cipriota per un anno. Questo potrebbe essere stato un segnale ad Ankara per non intensificare la sua disputa con la Grecia, in un momento in cui gli Stati Uniti vorrebbero sostenere l’unità all’interno della Nato e porre fine alla spaccatura all’interno del Gcc. Si spera che la normalizzazione delle relazioni israeliane con Emirati Arabi Uniti e Bahrein – conclude – conduca a una tendenza stabilizzatrice che possa superare la rivalità tra i paesi europei e arabi e concentrarsi sulle minacce di terrorismo e destabilizzazione, alcune delle quali supportate dall’Iran, che li riguardano tutti. L’Italia ha interesse a una risoluzione diplomatica del conflitto in Libia, che consentirà ai progetti energetici di procedere e forse aiuterà a frenare il flusso di migranti in Europa dal Nord Africa. L’obiettivo strategico degli Stati Uniti, dell’Italia e di tutti i paesi europei dovrebbe essere la risoluzione delle differenze all’interno della Nato e del Gcc, un approccio unificato volto alla risoluzione dei conflitti tra cui Libia, Siria e Yemen e approcci mediati alle controversie territoriali, sia nel Mediterraneo orientale che tra Israele e i palestinesi».

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Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

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