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Nuova Zelanda, polemiche sul governo per la pubblicazione degli introiti dei videopoker

Il Dipartimento per gli Affari Interni ha ricevuto critiche a causa dell’annuncio di un  suo progetto ottimo nelle intenzioni, ma con ricadute potenzionalmente pericolose: pubblicare le statistiche dettagliate degli incassi dei videopoker per ogni pub. Il Dipartimento ha spiegato che la ratio è permettere che le comunità vedano dove e quanti soldi vengono spesi per il gioco d’azzardo. Gli operatori del settore, però, hanno definito la proposta come una sorta di “lista della spesa per rapinatori armati”. Infatti, il flusso di contanti che può arrivare a 100mila dollari neozelandesi alla settimana rappresenta un bottino molto allentante per la criminalità, che si vedrebbe servita su un piatto d’argento delle informazioni estremamente utili, tanto da allarmare i gestori, pronti a presentare proteste formali al governo. I rappresentanti del settore etichettano il progetto come un’idea concepita molto male; paventano inoltre l’ipotesi di considerare il Dipartimento responsabile a livello legale nel caso sia dimostrato il legame tra le statistiche pubblicate e un’eventuale rapina a mano armata in cui un operatore venga ferito. A sua volta, la fondazione che lotta contro la dipendenza dal gioco applaude la trasparenza promossa dal Dipartimento e dice di non vedere alcun aumento dei rischi di rapina, ma solo quelli relativi al ritiro delle licenze dei pub che non rispettano determinati parametri. Dal Dipartimento dicono di essere al corrente delle preoccupazioni relative alla sicurezza e dichiarano che terranno gli operatori ben informati sulle novità, così che questi ultimi possano effettuare cambiamenti al loro modo di lavorare.

Grazie all’Official Information Act, la legge sull’accesso alle informazioni detenute dagli organi governativi, è stato pubblicato un documento che rivela un’offerta dei ministri di Wellington alla multinazionale Rio Tinto Group per evitare la chiusura anticipata della Tiwai Point, l’unica fonderia di alluminio della Nuova Zelanda. L’azienda vorrebbe alleggerire le tariffe energetiche per la fonderia, che utilizza il 13% dell’elettricità del Paese e che le costano 60 milioni di dollari all’anno. Il documento ha creato imbarazzo al vertice, perchè la premier Jacinda Ardern, quando lo scorso anno si era recata nella zona per la sua campagna elettorale, aveva dichiarato che un sussidio diretto alla Rio Tinto da parte del governo era quasi sicuramente da escludersi. E invece è arrivata l’offerta di pagare da qui alla fine delle attività della fonderia, prevista per il dicembre del 2024. Tiwai Point, aperta nel 1971, doveva chiudere i battenti ad agosto, portando alla perdita di più di mille posti di lavoro, ma a gennaio ha raggiunto un accordo con la Meridian, compagnia produttrice di energia elettrica, per continuare per altri tre anni. Pare che il governo abbia proposto un taglio alle tariffe in cambio dell’impegno dell’azienda di non licenziare e di effettuare lavori di bonifica del sito, ma senza successo. Così, alla fine si è passati a un sussidio diretto, a cui però la Rio Tinto ha detto di no, senza che sia emerso il motivo del rifiuto. Dopo mesi di intense trattative, Ivan Vella, il nuovo responsabile del settore alluminio della Rio Tinto, ha acconsentito a che l’azienda effettui il monitoraggio e la gestione dei rifiuti tossici e dei rischi ambientali che la fonderia genera.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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