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Nuova Zelanda: chi ci guadagna e chi ci rimette dalla pandemia

Air New Zealand, compagnia di bandiera della Nuova Zelanda, ha appena annunciato perdite nell’anno finanziario 2020 per 87 milioni di dollari neozelandesi,  equivalenti a circa 48,5 milioni di euro. È la prima volta negli ultimi 18 anni che Air NZ dichiara un risultato negativo. Anzi, lo scorso anno aveva registrato guadagni addirittura per 387 milioni. Anche se il 2020 era cominciato bene, di fatto le limitazioni ai viaggi derivate dal COVID-19 hanno avuto un impatto sul numero di passeggeri, da aprile a fine giugno, del 74% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Therese Walsh, presidentessa del consiglio di amministrazione della compagnia aerea, ha detto che il coronavirus ha eliminato molti dei progetti che Air NZ aveva in serbo, tra cui il primo volo diretto con New York. Il direttore esecutivo Greg Foran ritiene che la “Compagnia della Terra di Mezzo” è comunque posizionata meglio di altre in questo duro momento. Infatti, se i voli internazionali che costituivano il grosso del lavoro sono stati sospesi, sono considerevolmente aumentati i voli cargo dei beni essenziali. Tuttavia, per sopravvivere alla crisi la compagnia ha dovuto licenziare 4mila persone o decurtarne lo stipendio fino al 30%. E anche per il 2021 si prevede una chiusura in perdita

Dopo che lo scorso 12 agosto il Paese è tornato al “Livello 2” e Auckland al “Livello 3” di quarantena, il settore della ristorazione è nuovamente entrato in crisi profonda. Un bar della capitale Wellington ha dichiarato di aver servito un unico caffè nel corso di un giorno, passando dai soliti tremila di incasso a soli quattro dollari. La “Restaurant Association” nazionale ha emesso dati sconfortanti: per quanto riguarda Auckland, la città più grande del Paese: il fatturato è sceso del 96% rispetto al 2019, e nel resto del territorio la caduta si è fermata al 46%. L’associazione ha presentato al Parlamento la richiesta di finanziare bonus sui conti dei ristoranti, come avviene ad esempio in Gran Bretagna.

Ma c’è anche chi ha sfruttato la pandemia per espandere il suo business. Si tratta di Nido, la “rivale” di Ikea, che si appresta ad aprire ad Auckland un secondo showroom da 27mila metri quadri, per un investimento da 33 milioni di euro. Il direttore Vinod Kumar ha dichiarato che venderanno sia mobili e accessori locali sia provenienti da Europa e Stati Uniti, e che Nido sarà la più grande operazione di questo genere in Nuova Zelanda

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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