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Novembre caldo anche in Moldavia, testa a testa per la presidenza

Un novembre elettorale molto teso anche nella Repubblica di Moldavia, dove il primo turno non ha espresso un chiaro vincitore nella corsa alla presidenza. I due candidati che ora si sfideranno nel secondo turno, previsto per il 15 novembre, sono il Presidente uscente, Igor Dodon, indipendente sostenuto dal Partito socialista di Moldavia e in carica dal 2016, e Maia Sandu, che era stata premier tra giugno e settembre del 2019 e che è sostenuta dal suo partito, il PAS (Partito di azione e solidarietà), e dal partito Pro Moldova. Il 1° novembre le urne hanno dato un leggero vantaggio alla Sandu, col 36% circa contro il 32% di Dodon. Si va così al ballottaggio tra la candidata apertamente filo-europea e il presidente uscente, che ha sempre cercato equilibrio tra la componente filo-russa del suo Paese e le aspirazioni europeiste di altri.

Ai sondaggi che prevedevano la vittoria di Dodon, gli esponenti dell’opposizione avevano risposto paventando il ricorso alla piazza per impedire la riconferma del Presidente in carica. Lo stesso Dodon aveva detto che c’era la possibilità di una “MoldoMaidan”, sul modello collaudato di quella tentata poco tempo fa in Bielorussia, e che sarebbe stata certamente avviata da forze straniere, poichè in Moldavia non esiste una base di contestatori sufficientemente larga per far tremare il palazzo. Mancano sic et simpliciter le persone. La Moldavia infatti è un Paese di emigranti: quelli che vivono nell’Unione Europea sono in maggioranza a favore della Sandu. La Moldavia ha una popolazione tra i 2 e i 3 milioni di abitanti: i dati oscillano a seconda delle fonti. E sono ancora i più bassi in Europa (ma sostanzialmente in crescita) il PIL  moldavo e l’indice di sviluppo umano. Tra Moldavia e UE vi è un Accordo di associazione dal 2014. Molti voti sono giunti anche dai moldavi residenti in Italia: il giornale veronese “L’Arena” riporta lunghe code ai seggi, organizzati nella Sala civica concessa dal sindaco alle autorità moldave.

Molti altri moldavi, però, vivono in Russia. Anche questo elemento, insieme ai buoni rapporti tra Dodon e Putin, è stato sventolato dall’opposizione come prova preventiva dei prossimi brogli elettorali. Il risultato, almeno per il momento, non conferma questi sospetti. E resta aperta la questione Transnistria (o Pridnestrovie),  Stato de facto indipendente non riconosciuto da nessun membro dell’ONU e formalmente un territorio autonomo della Moldavia. Anche i suoi abitanti hanno votato per le presidenziali moldave: la prima volta era stata 4 anni fa, quando avevano supportato Dodon. Proprio i voti della Transnistria, che nutre forti simpatie verso Mosca, sono contestati dalla Sandu come manipolati e comprati proprio da Dodon.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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