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Notte di scontri e proteste in Tunisia, in ricordo della cacciata di Ben Ali

E’ stata ancora una notte di disordini e scontri tra gruppi di giovani e forze di sicurezza in molte città della Tunisia, nonostante le norme anti covid. Si contano a centinaia gli arresti, tra cui molti minorenni, secondo i media locali e la polizia ha fatto uso di lacrimogeni per disperdere i manifestanti. I disordini hanno interessato tra le altre località Cite’ Etthadamen, sobborgo popolare di Tunisi, Sousse, Siliana, Kasserine, le Kef, Kairouan, Hammam Lif, Menzel Bourguiba, Hammamet, Tebourba, Sidi Hassine, Biserta, Cité Al Intilaka, Cité Ezzouhour, Sfax e Monastir. Nei blitz effettuati in queste ore concitate le forze dell’ordine hanno sequestrato a Sousse numerose bottiglie molotov pronte all’uso, un bidone di benzina e una spada.

Appelli a manifestare erano stati lanciati nei giorni scorsi per ricordare il decimo anniversario, 14 gennaio, della cacciata di Ben Ali che segnò l’inizio della “rivoluzione dei gelsomini” e aprì la stagione della cosiddetta “primavera araba”. Queste proteste, iniziate già nei giorni scorsi, sono un chiaro segnale al Primo Ministro Hichem Mechichi che deve una risposta una risposta allo stato di tensione e a contenere la rabbia crescente, prima che la situazione vada fuori controllo. D’altra parte il 59 per cento dei tunisini ritiene che il Paese fosse migliore ai tempi dell’ex presidente Zine el Abidine Ben Ali. Almeno è quanto emerge da una rilevazione statistica condotta dall’istituto Emrhod Consulting. Il 28 per cento dei tunisini si sente “frustrato” a un decennio dalla rivoluzione dei gelsomini che il 14 gennaio del 2011 pose fine al regime. E anche se resta alta la fiducia in un futuro migliore per i propri figli 72%, l’84 per cento dei tunisini accusa apertamente l’e’lite politica e i governi che si sono succeduti dal 2011 dell’attuale situazione di crisi nel Paese, mentre il 65 per cento degli intervistati crede che ciò che è successo sia correlato a interferenze straniere. Il 54 per cento degli intervistati ritiene che il processo di transizione democratica sia ancora lungo. 

Foto – L’ex presidente della Tunisia Zine el Abidine Ben Ali

Da troppo tempo i tre pilastri dell’economia tunisina sono sotto scacco: vale a dire esportazione, investimenti diretti esteri e turismo. Il Governo ha tentato di raddrizzare la situazione aprendo i propri commerci con il mercato africano tentando di incrementare il volume degli scambi tra le proprie piccole e medie imprese con i paesi africani, in particolare i paesi subsahariani. Il Centro di promozione delle esportazioni (CEPEX) e l’Agenzia per la promozione degli investimenti e dell’innovazione (APII) non sono rimasti con le mani in mano e gli scambi con il continente ha subito un notevole sviluppo negli ultimi anni. Ne è una riprova l’adesione della Tunisia, all’inizio del 2020, al mercato comune per l’Africa orientale e meridionale (COMESA) che può contare su un mercato composto da 54 Paesi con 1,2 miliardi di consumatori (2,5, almeno secondo le previsioni, entro il 2050). Aprire la Tunisia al resto del mondo però non basta se non tardano le riforme: da tempo si domanda una semplificazione delle complesse procedure amministrative, la costruzione di una adeguata piattaforma logistica e investimenti sulle infrastrutture sui mezzi di trasporto verso gli altri paesi africani.

La prima risposta del premier Mechichi arriva tramite una conferenza stampa dove ha comunicato l’elenco dei ministri che rientrano nel suo rimpasto di governo. Si tratta di 11 nuovi ministri con dicasteri importanti: alla Giustizia Youssef Zouaghi; all’Interno Walid Dhahbi; ai Domini dello Stato e della terra Abdellatif Missaoui; Sviluppo regionale e investimenti Khaled Ben Gaddour; Industria e Pmi Ridha Ben Mosbah; Energia e miniere Sofiane Ben Tounes; Affari locali e ambiente Chiheb Ben Ahmed; Formazione professionale, impiego e inserimento professionale Youssef Fennira; Gioventù e sport Zakaria Belkhouja; Agricoltura, pesca e risorse idriche Oussama Kheriji; Affari culturali Youssef Ben Brahim; Salute pubblica He’di Khairi e Cultura e conservazione del patrimonio Youssef Ben Brahim. Mechichi ha commentato:

Il rimpasto è necessario alla luce delle prossime sfide e della fase delicata che andiamo ad affrontare con la crisi sanitaria e sociale che sta subendo la Tunisia. Stiamo lavorando affinché, al più presto possibile potremo distribuire il vaccino contro il coronavirus che sarà gratis per tutti“. 

Questo rimpasto in realtà era un atto dovuto visto che nelle scorse settimane il premier aveva tolto le deleghe al ministro dell’Interno, Tawfiq Sharaf Al-Din, in quanto non era stato informato della decisione di cambiare i vertici della sicurezza, e ha anche rimosso il ministro degli Affari locali e dell’ambiente, Mustafa Al-Aroui, poche ore prima che fosse arrestato a causa del suo coinvolgimento nel dossier dei rifiuti importati dall’Italia, così come il ministro della Cultura Walid Al-Zaidi, che ha rifiutato di applicare le misure governative per combattere il coronavirus nel settore culturale. Anche sul fronte vaccino, l’annuncio di Mechichi era doveroso visto che l’African Center for Disease Control and Prevention ha inserito proprio la Tunisia tra i cinque Paesi africani che contano più casi positivi da Covid, il 69% per l’esattezza. La Tunisia è al terzo posto di questa classifica con 168.568 casi (5%). Gli altri Paesi più colpiti sono il Sudafrica con 1.278.303 casi (41%), il Marocco con 455.055 casi (14%), l’Egitto con 152.719 casi (5 %) e l’Etiopia con 129.455 casi (4%). Il tasso di mortalità in Africa supera il tasso medio globale del 2,2%. 

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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