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Nicholas Burns conferma strategia Usa contro Cina: Pechino principale minaccia all’Occidente ma non è onnipotente

Nicholas Burns, candidato del presidente Joe Biden a servire come ambasciatore in Cina, ha fornito – durante una audizione in Commissione Affari Esteri al Senato – una dura valutazione delle sfide che attendono gli Stati Uniti nell’affrontare Pechino, ma ha sottolineato come Pechino sia sì una superpotenza emergente ma “non onnipotente” pur costituendo la più grande minaccia alla sicurezza del nostro paese e del mondo democratico. Secondo l’ex ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO, l’Occidente comunque conserva vantaggi “sostanziali“.

Sicuramente sono molti gli interessi condivisi con la Cina dal “cambiamento climatico, alle operazioni antidroga, dalla salute globale alla non proliferazione delle armi“. Ma tranne sul clima Burns pare non aver mandato da parte dell’Amministrazione Biden per avviare dialoghi degni di questo nome, nella ricostruzione riportata dal sito Axios. Per Biden gli Stati Uniti dovranno approcciare con la Cina in modo “competitivo quando vi siano le condizioni, collaborativo quando può essere e decisamente contrapposto quando deve essere“.

Al centro della sua prima udienza è stata posta la reale minaccia di un’invasione militare cinese di Taiwan. A parlare sono i precedenti di Pechino su Hong Kong, un tempo semi-autonoma ora totalmente connessa con il Partito Comunista Cinese. Le dichiarazioni di Burns però sono suonate sterili “La cosa più importante che gli Stati Uniti possono fare è approfondire la nostra cooperazione in materia di sicurezza, espandere le nostre forniture di armi a Taiwan. La nostra responsabilità è rendere Taiwan un osso duro“. Non è tenuto in considerazione un intervento militare a difesa dell’isola.

Ad alzare la tensione anche un rapporto pubblicato dal Financial Times secondo cui la Cina avrebbe testato nel mese di agosto un missile ipersonico con capacità nucleare. “Il governo cinese ha affermato per decenni di voler avere un deterrente nucleare minimo. Stanno oltrepassando questa definizione“, ha avvertito Burns, citando il test missilistico e le immagini satellitari che suggeriscono un accumulo di arsenale nucleare. L’esercito cinese avrebbe lanciato un razzo che trasportava un veicolo planante ipersonico che ha volato attraverso lo spazio a bassa orbita prima di scendere verso il suo obiettivo. Il test ha sollevato nuove domande sul motivo per cui gli Stati Uniti hanno spesso sottovalutato la modernizzazione militare della Cina. “Non abbiamo idea di come abbiano fatto questo“, avrebbe riferito un funzionario al FT. Queste tecnologie permettono di non seguire una traiettoria parabolica fissa, tipica di un missile balistico, ed essendo manovrabili, li rende più difficili da tracciare. Taylor Fravel, professore al Massachusetts Institute of Technology e esperto di politica cinese in ambito militare ha spiegato che un veicolo planante ipersonico, armato con una testata nucleare, potrebbe aiutare la Cina ad eludere i sistemi di difesa missilistica statunitensi progettati per distruggere i missili balistici in arrivo. “Veicoli plananti ipersonici . . . volano su traiettorie più basse e possono manovrare in volo, il che li rende difficili da tracciare e distruggere“, ha affermato Fravel. A questo problema va aggiunto la questione dei 200 nuovi silos costruiti dalla Cina per ospitare missili nucleari, immortalati da fotografie satellitare che testimoniano gli sforzi che sta compiendo la Cina per implementare la propria forza militare.

Burns ha poi sottolineato altri due aspetti che dividono profondamente l’Occidente da Pechino. Il primo è il rispetto dei diritti umani: l’ambasciatore ha spiegato che Washington non può ignorare le azioni della Cina nello Xinjiang, in Tibet o a Hong Kong. “Se si verificano atrocità o, nel caso dello Xinjiang, si sta verificando un genocidio, dobbiamo parlarne“. Il secondo è la questione delle prossime Olimpiadi invernali di Pechino: non si è parlato di una vera e propria operazione per boicottarle ma si è chiarito che gli Usa vorrebbero essere certi che gli atleti americani e gli altri atleti – se sono lì – siano in grado di esprimere le loro opinioni.

A breve giro è arrivata la replica piccata di Pechino affidata all’organo di propaganda ufficiale Global Times il quale dalle sue colonne ha contrattaccato derubricando l’intervento di Burns come il più goffo attacco sistematico mai mosso alla Cina o ad un altro Paese da parte di un neo ambasciatore statunitense in arrivo. “La dichiarazione di Burns ha dimostrato l’ostilità generale delle élite politiche statunitensi nei confronti della Cina. Il messaggio dell’audizione era: bisogna essere così duri per essere l’ambasciatore degli Stati Uniti in Cina oggi. Non si può escludere che Burns abbia deliberatamente scelto parole dure per superare l’udienza del Senato. È molto probabile che dopo essere arrivato in Cina, Burns descriverà quanto siano importanti le relazioni Cina-USA. Ma non c’è assolutamente bisogno che i cinesi cerchino di capire cosa c’è nella mente di Washington dalle sue parole. Dopo nove mesi, abbiamo visto chiaramente come l’amministrazione Biden si occuperà della Cina. Burns è un diplomatico veterano. È generalmente considerato l’esecutore della politica degli Stati Uniti nei confronti della Cina, è improbabile che sia in grado di compiere scelte personali che si discostino dagli ordini dall’altro. Quando si tratta di lui in futuro, la Cina potrebbe avere una sensazione più forte di trattare con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti“. Il Global Times chiude invitando i cinesi a isolare l’ambasciatore quando arriverà in Cina. Per Pechino “gli Stati Uniti non avendo armi in loro possesso per sottometterli” dovranno adeguarsi e venire a miti ragioni. Insomma Pechino è decisamente pronta ad aspettare lungo il fiume…

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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