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Nepal: turisti bloccati dal lockdown, ma monte Everest affollato di scalatori

Con il Paese afflitto dalla seconda ondata di COVID, il governo del Nepal ha deciso di estendere la quarantena di altre due settimane, fino alla fine di maggio, provocando disagi ai viaggiatori stranieri ora impossibilitati a tornare a casa: con tutti i voli cancellati, il rimpatrio è al momento estremamente difficile. L’Ufficio del Turismo nepalese ha attivato il suo sistema di gestione della crisi, così come stanno alacremente lavorando le varie Ambasciate per assistere i propri cittadini rimasti bloccati nel Paese. Come dichiarato da Rajan Pokhrel, direttore generale dell’Autorità per l’aviazione civile del Nepal, si sta cercando una maniera di lasciar partire gli stranieri, magari con voli speciali su richiesta delle Ambasciate, fatto salvo che se la curva dei contagi dovesse abbassarsi nelle prossime tre settimane, allora potrebbero riprendere anche i normali voli commerciali. Ha però aggiunto che “al momento ogni cosa è incerta”. Dalla Qatar Airlines fanno sapere di avere in programma 4 voli di rimpiatro in attesa del via libera del governo nepalese; anche Turkish Airlines sta cercando di organizzare i voli di ritorno, essendo tra l’altro l’unica compagnia ad avere tratte dirette tra Nepal ed Europa. 

La stragrande maggioranza dei turisti europei e americani in Nepal è fatta di scalatori e amanti della montagna, venuti nel Paese per salire sull’Everest prima dell’eventuale risalita dei contagi (cosa poi effettivamente avvenuta) e della fine del periodo favorevole a livello di clima. Dall’inizio della primavera vi sono già state 43 spedizioni e almeno 130 scalatori sono riusciti ad arrivare in cima all’Everest nelle ultime due settimane. Con almeno 2mila persone tra scalatori, guide e personale di supporto, il campo base presso il ghiacciaio Khumbu è affollato più che mai. Vi sono chiaramente molte preoccupazioni per la possibilità di contagio da coronavirus e per la situazione sanitaria del Nepal, che si sta facendo pesante. La Cina ha annunciato l’intenzione di erigere una barriera nel suo lato della montagna contro l’eventualità che alpinisti infetti riportino il virus nel Paese, e intanto ha chiesto agli scalatori di mantenere tra loro una “linea di separazione”, misura definita da molti commentatori ridicola, inattuabile e non necessaria. Le autorità nepalesi hanno chiesto alle spedizioni di riportare indietro le bombole di ossigeno usate per le scalate, perché adesso tornano estremamente utili per essere riempite e riutilizzate negli ospedali. Il governo del Nepal è stato accusato di aver provato a censurare le notizie sulla diffusione del COVID sulle montagne. Alcuni dottori che operano ai campi base hanno riferito che sono state già evacuate con l’elicottero circa 30 persone che presentavano sintomi simili a quelli del COVID. Tuttavia altri medici, guide e capi spedizione rifiutano di parlare coi giornalisti per paura di ritorsioni. Comunque, Mira Acharya della “Mountaineering Division” del Dipartimento del turismo Nepalese, lei stessa presente al campo base, ha negato di avere informazioni su casi confermati di contagio. Come da dati ufficiali dell’OMS, su una popolazione di 29 milioni di persone, si sono avuti 422mila contagi e 4300 decessi a partire dal 3 gennaio 2020.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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