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Napoli, dietro al maxi sequestro di droga “made in Siria”: clan locali, gruppi armati e mafie straniere

Clan locali, gruppi armati e Mafia russa sarebbero dietro al maxi carico di anfetamine partito dalla città siriana di Latakia, nel nord-ovest del Paese non lontana dal confine turco, e rinvenuto nel porto di Salerno dalla Guardia di Finanza di Napoli. A riferirlo fonti siriane che, per ovvie ragioni, preferiscono non essere menzionate.

La complessa attività d’indagine  svolta dal Gico delle Fiamme gialle ha portato al sequestro di 14 tonnellate di anfetamine, circa 84 milioni di pasticche per un valore stimato di un miliardo di euro, nascoste in tre container e rinchiuse in cilindri di carta per uso industriale e macchinari. «I cilindri, alti circa due metri e del diametro di 140 centimetri – spiega il colonnello Domenico Napolitano, comandante del Nucleo polizia economico-finanziaria di Napoli – sono stati combinati in multistrati in grado di celare allo “scanner” il contenuto di circa 350 chili di pasticche per ogni cilindro,  riposto negli strati interni. Quindi, una copertura molto raffinata. Le pasticche riportavano il logo del Captagon che contrassegna la “droga della Jihad».

Le indagini proseguono anche per individuare la nave che ha traghettato fino in Italia il carico di droga. Non è da escludere che un simile quantitativo fosse destinato alla criminalità organizzata italiana. Quel marchio inequivocabile sulle pasticche ricondurrebbe ai miliziani del Daesh, che ne facevano largo uso per mettere in atto le loro sanguinarie nefandezze contro la popolazione civile prima di subire le sonore sconfitte in territorio siriano da parte della coalizione anti-Isis. Il Califfato se ne serviva anche per finanziare le proprie attività terroristiche, insieme al traffico di petrolio, armi e ai sequestri di persona (dall’inizio della guerra civile, sono 60 mila le persone scomparse in Siria, delle quali non si ha più traccia). Tuttavia, date e luoghi sono importanti.

Nel marzo dello scorso anno la liberazione di Baghuz, l’ultima roccaforte dello Stato islamico ad opera delle Forze democratiche siriane (Sdf, le milizie curde appoggiate dagli Stati Uniti), sancisce la fine del Califfato nel Paese, che perde più del 90 per cento del controllo del territorio. «L’Isis non ha nulla a che vedere con questo – spiegano le fonti dalla Siria -. Oggi i miliziani vivono isolati in piccole aree del deserto orientale e non hanno la capacità e la forza di organizzare un carico simile e per di più da Latakia, che è sotto il controllo di Russia e Iran. Né da lì, né tanto meno da altre città della costa si può muovere un singolo jihadista dell’Isis. Proprio in quella città operano potenti signori della mafia locale, che fanno affari con il contrabbando e la droga. Qui sono coinvolti pure i Paesi stranieri ed è probabile che dietro ci siano gli Hezbollah, fatto sta che nella città vi è una forte presenza iraniana, come anche le mafie dell’Europa orientale e quella russa. L’altro giorno, per fare un esempio, nella provincia di al-Hasakah le Sdf hanno confiscato e bruciato una grande quantità di Captagon, che era stata nascosta nelle aree amministrate dalla Turchia. Il governo di Bashar al-Assad ha avviato una dura lotta contro il traffico di stupefacenti, varando leggi molto severe. Già nel 2012 l’intelligence turca aveva introdotto la marijuana nel Nord della Siria, ma come è noto viene coltivata anche in Libano».

Il Captagon è molto usato nel mondo arabo, viene smerciato in tutto il Medio Oriente ed è diffuso non solo tra i combattenti per inibire paura e dolore, ma anche tra i civili per la capacità di bloccare il senso di fatica. Prodotta inizialmente soprattutto in Libano e diffusa in Arabia Saudita negli anni ’90, questa sostanza stupefacente è ricomparsa nei covi dei terroristi che hanno messo a segno l’attacco al Bataclan di Parigi nel 2015, da qui il nome di “droga dell’Isis”. Poco meno di due settimane fa, sempre nel porto di Salerno, gli specialisti del Gruppo investigazione criminalità organizzata delle Fiamme gialle di Napoli, avevano intercettato un container con un carico di copertura realizzato con capi di abbigliamento contraffatti, contenente 2.800 chilogrammi di hashish e 190 di amfetamine, l’equivalente di oltre 1 milione di pasticche, che riportava lo stesso simbolo del Captagon.  

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Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

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