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Nagorno Karabakh, riparte il genocidio culturale

Il trattato di pace siglato il 9 novembre ha posto fine alla guerra del Nagorno Karabakh dopo  44 giorni di combattimenti feroci e sanguinosi  in tutto il territorio. Come è già stato dichiarato la parte armena deve cedere ampi territori che passeranno sotto il controllo dell’Azerbaijan. Il Governo armeno ha già cominciato a ritirare le proprie truppe da alcuni distretti del Nagorno Karabakh mentre rimane altissima la preoccupazione per il futuro del patrimonio culturale-religioso armeno nel territorio.

 Il Goveno armeno e la Santa Sede di Echmiadzin hanno espresso preoccupazione evidenziando i pericoli che minacciano centinaia di chiese, monasteri, fortezze, siti archeologici, monumenti e cimiteri armeni testimoni di una storia millenaria e mettendo in evidenza l’urgente necessità di adeguate contromisure per salvaguardare il patrimonio artistico, culturale e religioso armeno.

Nei giorni successivi al cessate il fuoco completo sono stati compiuti atti di vandalismo sulla chiesa di San Salvatore di Shushi e le immagini e i video su internet mostrano le scritte sui muri della chiesa. La chiesa di Cristo San Salvatore, simbolo della città di Shushi era già stata colpita due volte durante i deliberati  e indiscriminati bombardamenti della città da parte delle truppe azere  segnando il primo passo verso il vandalismo impunito che scuote ancor una volta l’intero popolo armeno.

Foto – L’interno della Cattedrale di San Salvatore a Shusha, in Nagorno Karabach

Il Governo armeno ha fatto sapere con un comunicato che le azioni messe in atto dall’Azerbaijan “sono una  violazione della legge internazionale e contraddicono i valori universali e dovrebbero essere severamente punite”. Il Ministero degli Esteri armeno ha dichiarato che “dopo l’annuncio del cessate il fuoco del 9 novembre, le forze armate azere continuano la loro tipica “guerra” contro il patrimonio storico- culturale e religioso armeno, distruggendo e trattando in modo irrispettoso i   siti religiosi e monumenti”.

Continuano invece gli atti vandalici nel Nagorno Karabakh e si assiste nella più totale impunità all’ennesimo atto oltraggioso, questa volta verso la chiesa di San Giovanni Battista di Shushi. Le immagini  diffuse sui social media confermano la distruzione  della cupola della chiesa e del campanile. 

Nel comunicato della Santa Sede di Etchmiadzin si legge:“Condanniamo fermamente il vandalismo della chiesa di San Giovanni Battista di Shushi da parte dell’Azerbaijan. Un tale atteggiamento verso i valori spirituali e culturali è la continuazione delle azioni dell’Azerbaijan nei confronti della cultura armena che vanno avanti da decenni”. 

L’Azerbaijan un paese da sempre intollerante verso la cultura e storia altrui agisce incessantemente cancellando e falsificado il patromio storico-culturale armeno. Si tratta di una vera e propria politica di cancellazione di qualsiasi traccia della presenza millenaria del popolo armeno nel territorio. Per fermare l’Azerbaijan e per evitare che si ripeta la storia il Presidente russo Vladimir Putin ha chiesto garanzie dal Presidente Aliev mentre il Presidente francese Emmanuel Macron ha scritto su Twitter: “la Francia è pronta a fornire, nel quadro dell’Unesco, con l’Alleanza per la protezione del patrimonio nelle zone di conflitti, la sua esperienza e il pieno sostegno per la protezione del patrimonio culturale e religioso del Nagorno-Karabakh e dei suoi dintorni”. 

Video – Un violinista belga suona in una chiesa armena a Shushi distrutta nei bombardamenti azeri

Sul tema si sono espressi anche intellettuali da numerosi paesi tra cui studiosi ed artisti italiani e francesi firmando lettere aperte e facendo appelli ai propri governi di intervenire affinché venga preservato e salvaguardato il patrimonio culturale e religioso armeno nel territorio. Non è rimasto indifferente il Metropolitan Museum of Art di New York che ha dichiarato: “Imploriamo tutti coloro che sono coinvolti di rispettare questi siti del patrimonio culturale internazionale, che arricchiscono il nostro mondo e sopravvivono da migliaia di anni. La perdita dei siti del patrimonio culturale è permanente ed è un grave furto alle generazioni future”.

Il genocidio culturale in atto non si limita solamente alla distruzione parziale o totale del patrimonio culturale-reliogioso armeno. Il Ministero della cultura dell’Azerbaijan direttamente responsabile della falsificazione della storia armena e della cancellazione della memoria si è già affrettato a fornire versioni rivisitate e falsificate attribuendo l’origine di numerose chiese armene alla cosidetta Albania caucasica. Un esempio calzante è il Monastero di Dadivank di inestimabile valore architettonico e religioso dove si trovano le reliquie di San Dadi, discepolo di San Giuda Taddeo che viene rappresentato come un monastero albana. 

Gli atti vandalici compiuti dall’Azerbaijan e la tradizione della cancellazione e falsificazione della storia sono la manifestazione della politica messa in atto dal Governo azero che ha precedenti drammatici come la distruzione di migliaia di khachkar (croce di pietra riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO) avvenuta sistematicamente negli anni 1998- 2005 in Nakhichevan. 

La politica armena basata invece sulla tolleranza e sul rispetto verso i siti di culto  musulmani ha l’obiettivo di proteggerli e preservarli. Ne è la prova tangibile la moschea Gohar Agha di Shusi risalente al 19esimo secolo completamente ristrutturata nel 2019 con la volontà delle autorità armene e con il sostegno di organizzazioni locali ed internazionali. Una moschea che dovrebbe rappresentare le diversità religioso-culturali e che invece sarà un muto testimone  del tragico destino della civiltà  armena nel territorio.

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Nata nel 1982, abita a Yerevan. Laureata in Lingue Straniere all'Università di Bologna e da anni sono impegnata nel diffondere la lingua e cultura italiana in Armenia. Insegna lingua italiana all'Università Brusov di Yerevan e all'Università Americana in Armenia. Collabora anche diversi giornali armeni e italiani  scrivendo articoli  sull'attualità armena ed italiana.

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