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Mozambico: prosegue la violenza islamista a Cabo Delgado, ma Amnesty accusa anche le forze governative

Continuano le violenze nella provincia di Cabo Delgado, nel Mozambico settentrionale, iniziate nel 2017 da gruppi di terroristi islamisti. Questa volta però sotto i riflettori sono i militari del governo. A inizio marzo Amnesty International ha accusato le forze governative, i mercenari e le formazioni armate di crimini di guerra perpetrati sui civili nel distretto di Quissanga. Le forze governative avrebbero catturato e fucilato alcuni civili ritenuti simpatizzanti del gruppo di insorti di Ahlu Sunnah Wa-Jama; dopo di che avrebbero gettato i cadaveri in una fossa comune. Non solo: vi sarebbero stati anche stupri ed esecuzioni sommarie. Amnesty chiede al governo del Mozambico di far luce sugli abusi; l’organizzazione ha pubblicato una relazione dal titolo “What I saw is death: war crimes in Mozambique’s forgotten cape” che descrive le violenze di tutte le parti in lotta. Il ministro della Difesa Jaime Neto si dichiara aperto e disponibile a cooperare con qualsiasi ente per garantire l’osservanza dei diritti umani fondamentali nella provincia di Cabo Delgado. Il vice capo di Stato Maggiore Bertolino Capitine, ha comunque negato il coinvolgimento dei militari governativi e delle forze di sicurezza negli atti di violenza denunciati da Amnesty. Nel frattempo, il presidente del Mozambico Filipe Nyusi ha rinnovato i vertici militari del Paese. Il comandante del FADM, l’Esercito delle Forze Armate del Mozambico, adesso è Cristóvão Artur Chume. Con il rimpasto delle nomine, diversi alti dirigenti sono stati spostati o promossi da un settore a un altro delle forze nazionali.

Gli Stati Uniti hanno inserito proprio Ahlu Sunnah Wa-Jama nella lista nera delle organizzazioni terroristiche, insieme all’Allied Democratic Forces (ADF), un altro gruppo islamista radicale che opera nella Repubblica Democratica del Congo, e accusano entrambi di essere connessi all’ISIS. I membri di queste formazioni armate non potranno più recarsi negli USA, non vi potranno più detenere proprietà o beni, e i cittadini americani non potranno svolgere attività economiche con loro nè tanto meno fornire supporto o risorse, a pena di essere anch’essi incriminati. Tuttavia, secondo Dan Fahey, un esperto che ha lavorato per un gruppo di controllo delle Nazioni Unite, queste sanzioni non avranno un particolare effetto sulla realtà del conflitto, ma si tratta solamente di un gesto simbolico.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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