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Missioni Nato e Occidente con licenza di provocare

Archiviato l’incontro tra i presidenti di Stati Uniti e Russia, Joe Biden e Vladimir Putin, avvenuto in campo neutro a Ginevra, sarebbe bene che l’Europa decida una volta per tutte il ruolo che vuole giocare nel mondo: se quello di gregario degli Usa, oppure finalmente quello di equilibratore – terzo e imparziale – dei rapporti tra le due superpotenze. In questo contesto il fatto che le missioni di sorveglianza della NATO, in prossimità dei confini russi, siano aumentate di oltre il 30% rispetto al 2019, sicuramente non è un gran segnale in questo senso, anzi. Come riportato dall’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della Luiss infatti, nonostante il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, abbia nel marzo scorso espresso la disponibilità Russa ad avviare un dialogo proficuo con la NATO, gli Stati Uniti hanno sollecitato a declinare il tentativo di Mosca di attenuare le tensioni.

Alla base di tale scelta, che si traduce in esercitazioni ai confini con la Russia, il fatto che queste operazioni militari servano “a dimostrare alle Forze Armate russe la capacità di poter eseguire continuamente missioni di volo e di agire prontamente a sostegno di alleati e partner”. USA e NATO hanno più volte espresso preoccupazione per la crescente capacità militare della Russia, e temono il potenziamento dei contingenti di Mosca e la sua “propensione ad invadere la sovranità di altri Paesi”.

Se però si guarda ai dieci paesi che hanno speso più miliardi nell’acquisto di nuovi armamenti nel 2020 – come riportato da ISPI (Fonte Sipri) al primo posto spiccano solitari proprio gli Stati Uniti con 778miliardi di euro. A seguire la Cina con 252miliardi e poi a seguire India e Russia, rispettivamente con 73 e 62 miliardi di euro. Difficile quindi immaginare quale crescente capacità militare potrebbe sviluppare la Russia in termini assoluti investendo meno di un decimo di quanto impegnato da Washington. Se si aggiunge che ai fondi americani andrebbero aggiunti i 60 della Gran Bretagna, i 53 della Germania e altri 53 miliardi della Francia è lapalissiano che non c’è partita. In questa ottica le 40 operazioni NATO che vengono annualmente tenute in prossimità dei confini con la Federazione Russa, tra queste spicca Defender Europe, sono assimilabili più come provocazioni, che non come interventi a difesa della propria sovranità. E’ del 25 giugno una proposta distensiva espressa dal ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov “È una buona opportunità  per i nostri colleghi a Varsavia, Washington e nel quartier generale della NATO di considerare l’offerta della Russia su moratorie reciprocamente verificabili sul dispiegamento di missili a raggio intermedio in Europa. Se questo schema viene approvato, secondo noi, il sito di Redzikowo (dove gli Stati Uniti hanno iniziato a schierare il sistema antimissile Aegis Ashore) dovrebbe essere controllato se vogliamo essere sicuri che non ci sia una minaccia di schieramento di missili di terra a raggio intermedio prodotti dagli Stati Uniti“. Si tratta di una proposta evidentemente di buon senso, che potrebbe portare ad un disgelo dei rapporti diplomatici con la Russia, peccato che ad oggi resti inascoltata. 

La sensazione è che ci sia la grande voglia di provocare per dimostrare di esistere da parte delle forze Atlantiche. Ma ancora di più di propagandare l’aggressività di un nemico esterno per nascondere le contraddizioni politiche interne europee e d’oltre oceano. E’ da leggere in questo senso l’alta tensione che si è respirata nel Mar Nero. Dove il ministero della Difesa russo ha denunciato la “provocazione” di una nave della Royal Navy, il cacciatorpediniere HMS Defender, colpevole di essere penetrata “per tre chilometri” all’interno delle acque territoriali russe nei pressi di Capo Fiolent, nella contesa penisola crimeana. E solo dopo l’intervento di una motovedetta e di un bombardiere SU-24M, con “colpi di avvertimento” sparati da entrambi, il vascello britannico avrebbe corretto la rotta. Il Regno Unito ha negato che fossero stati sparati dei colpi dai russi, peccato che la ricostruzione inglese sia stata smentita da un corrispondente della BBC Jonathan Beale presente all’evento. Forse basterebbe ai vari Macron, Merkel e Johson che amano giocare alle esercitazioni ai confini di una superpotenza ascoltare quanto detto dallo stesso Biden durante le conferenze stampa finali del vertice di Ginevra “La mia agenda non è essere contro la Russia, è per le persone americane”. Il presidente Usa non ha parlato né di Occidente né tantomeno di Europa ma del suo popolo. Siamo sicuri che l’interesse statunitense oggi coincida con quello delle genti europee?

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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