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Missione Euam-Iraq, generale Tricarico: “Condivisibile ma dubbi che cambi sorti del Paese”

L’Unione europea proroga la missione civile di consulenza per la riforma del settore della sicurezza in Iraq (Euam Iraq, Eu advisory mission)  fino al 30 aprile 2022. La decisione di prolungarne il mandato in scadenza, è stata presa dal Consiglio europeo in piena emergenza Covid 19, dopo una valutazione sulla  necessità di continuare ad offrire sostegno al governo di Baghdad, impegnato prima a reprimere le proteste contro corruzione, disoccupazione, povertà diffusa, caro vita e mancanza di servizi pubblici basilari, divampate in tutto il territorio lo scorso autunno e poi a fronteggiare la pandemia, che ha già provocato nel Paese settantaquattro vittime, con 1.400 casi accertati. I burocrati europei continueranno a fornire assistenza ai funzionari dell’Ufficio del consigliere per la sicurezza nazionale e al ministero degli Interni, responsabili della riforma, ma «parte del personale non essenziale – si legge nella nota diffusa dall’ufficio stampa della missione – sarà dislocato fuori dai confini come parte degli sforzi per prevenire la diffusione del Covid 19». Nel comunicato si fa riferimento anche al sostegno della missione per affrontare l’emergenza creata dall’infezione nonchè alla fase post pandemia. Il Paese arabo si trova oggi ad affrontare una crisi su tre diversi fronti: quello economico, alla base delle sommosse popolari, quello sanitario segnato da un sistema molto fragile e carente di risorse e quello politico con le dimissioni del premier Adel Abdul Mahdi lo scorso novembre

L’Economista, già vicepresidente ed ex ministro del petrolio, abbandonato anche da una delle autorità religiose più influenti l’ayatollah Al Sistani, ha dovuto cedere la poltrona ad un anno esatto dalla salita al potere, non riuscendo a mantenere le promesse fatte alle piazze. Il malcontento fra la popolazione è cresciuto, alimentato da una disoccupazione che ha raggiunto il 25 per cento fra i giovani e da una corruzione ormai endemica. Non a caso Trasparency International, l’ong di contrasto alla corruzione, colloca lo Stato dell’Asia occidentale fra i primi dodici più corrotti al mondo, con un indice sulla percezione della popolazione che dal 2016 al 2019 è rimasto sostanzialmente invariato, passando da 17 a 20, in una scala dove lo zero rappresenta la corruzione ad altissimi livelli e 100 invece la massima trasparenza. Da qui le sommosse, le discese in piazza con scontri e violenze, registrate già fra luglio e settembre del 2017, che hanno interessato soprattutto le province meridionali di Bassora, Nassirya, Najaf. Dalla caduta del regime di Saddam nel Paese si sono polverizzati oltre 450 miliardi di fondi pubblici, è una delle principali accuse rivolte ai politici e agli uomini d’affari. In questo scenario di grande instabilità entra in gioco la missione europea, che prende il via esattamente a due mesi dalle prime proteste, nel ottobre 2017, dopo la richiesta lanciata dall’ex primo ministro, lo sciita Hayder al Abadi, ai partner internazionali e in particolare all’Ue di assistenza e supporto per l’avvio delle riforme sulla sicurezza. Nella mission di Euam, oltre alla già citata «consulenza sull’attuazione degli aspetti civili della sicurezza nazionale, lo sviluppo di strategie nazionali antiterrorismo e criminalità organizzata – si legge nel comunicato del novembre di tre anni fa – anche la mappatura e analisi delle lacune per identificare le opportunità, per un potenziale sostegno futuro dell’Ue all’attuazione della strategia di sicurezza nazionale e del settore della sicurezza».

Lacune evidentemente non colmate, come racconta la storia recente. A mostrare perplessità sulle modalità adottate dall’Europa è il generale Leonardo Tricarico, presidente dell’Icsa ed ex Capo di Stato maggiore dell’aeronautica militare, nonchè comandante della 5^ Forza aerea tattica alleata della NATO. «L’Europa non è riuscita ad esprimere nella difesa e nella sicurezza in politica estera alcuna iniziativa concreta degna di grande significato. Questa missione in Iraq sicuramente si colloca in questo quadro deludente – spiega Tricarico – Nelle intenzioni, è un’iniziativa benemerita, perché in quel Paese sicuramente c’è bisogno di qualunque collaborazione e apporto per edificare una struttura statuale che sia in grado poi di provvedere a sé stessa. Gli obiettivi sono condivisibili, quindi anche la missione lo è, ma ho i miei dubbi che sul terreno riescano a cambiare qualcosa. Ovverosia, riusciranno sicuramente ad offrire dei pareri apprezzabili ai governanti iracheni per definire un piano di lotta alla criminalità, ma non andranno oltre questo. Bisogna ricordare – prosegue – che le forze sul campo non sono dell’Europa, ma delle coalizioni multinazionali che possono veramente produrre un cambiamento e consentire di cogliere quegli obiettivi per i quali sono state istituite. Sul versante del terrorismo, sembra che l’Isis al momento sia in una fase dormiente, ma non bisogna farsi troppe illusioni perché è un fenomeno che rimette le radici non appena si abbassa un po’ la guardia. E’ importante continuare a dare all’Iraq ogni supporto possibile per aumentare le loro capacità nell’ambito della sicurezza e del controllo del territorio».

L’Ue è il maggiore donatore per aiuti umanitari in Iraq, si evidenzia nel dossier per la documentazione per le Commissioni interparlamentari di Camera e Senato del 29 marzo 2019. «Nel solo periodo 2015-2018 ha fornito circa 420 milioni di euro in aiuti umanitari – si legge nel rapporto – per assistere i rifugiati in Iraq in seguito alla crisi siriana. Secondo gli ultimi dati disponibili 1,8 milioni di iracheni hanno abbandonato le proprie abitazioni, di cui 600.000 vivono in campi. Mentre sono 250.000 i rifugiati siriani attualmente presenti in Iraq».

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Nasce a Palermo. Laureata in Lingue e letterature straniere all’Università degli studi del capoluogo siciliano, master in Giornalismo e comunicazione pubblica istituzionale, è giornalista pubblicista. Ha iniziato la sua carriera di giornalista, scrivendo di sprechi, inadempienze nella Pa e di temi ambientali per il Quotidiano di Sicilia, ha collaborato per alcuni anni col Giornale di Sicilia, svolto inchieste e approfondimenti su crisi libica e questione curda per Left, per poi collaborare alle pagine Attualità e Mondo di Avvenire, dove si è occupata di crisi arabo-siriana e di terrorismo internazionale. Ha collaborato col programma Today Tv 2000, l’approfondimento dedicato all’attualità internazionale. Premio giornalistico internazionale Cristiana Matano nel 2017.

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