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Merkel invita la Germania al dialogo

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha invitato i partiti politici del suo Paese a superare una volta per tutte le divisioni dopo le elezioni legislative, per evitare uno stallo analogo a quello vissuto dalla Germania in occasione delle elezioni del 2017 quando i tedeschi rimasero senza un esecutivo per ben 169 giorni tra trattative naufragate e litigi delle principali formazioni politiche.

La cancelliera uscente, in occasione delle celebrazioni annuali della riunificazione tedesca nel 1990, non ha perso occasione infatti di esortare i leader dei vari partiti tedeschi a confrontarsi e fare sintesi sulle proprie differenze. “Dobbiamo continuare a plasmare il nostro Paese. Possiamo discutere esattamente su come farlo in futuro, ma sappiamo che dobbiamo ascoltarci e dialogare. Abbiamo differenze ma anche cose in comune. Siate pronti a incontrare gli altri, siate curiosi degli altri e abbiate la capacità di sopportare le differenze. Questa è la lezione di 31 anni di unità tedesca“. In questo monito si rintraccia gran parte delle innate capacità di negoziato e dialogo che Merkel ha sempre dimostrato di possedere nel corso della sua strabiliante ventennale carriera politica. Una longevità politica non conosciuta in altri Paesi europei, dove i leader sono rottamati ogni due o tre anni. Solo la Russia con Vladimir Putin conosce una leadership così forte e stabile. Ed è proprio la stabilità, faticosamente creata dalla Merkel nei suoi quattro mandati da cancelliere tedesco, a costituire la pesante eredità che il suo successore dovrà essere in grado di dimostrare di riuscire a garantire: sia a livello interno sia soprattutto internazionale.

Se il segretario della Camera di Commercio italo-tedesca a Monaco di Baviera Alessandro Marino ha riferito all’agenzia stampa Agi delle grandi aspettative esistenti nel mondo produttivo ed economico tedesco, in particolare a seguito di un sondaggio pubblicato dal Financial Times, per un governo a trazione socialdemocratica; restano forti i dubbi e le perplessità per il futuro dell’Europa, della NATO e soprattutto della capacità di sapersi rendere autonomi rispetto ai diktat d’Oltreoceano. Merkel nei suoi mandati pur avendo sempre messo al centro della sua agenda politica estera l’affermazione e il rispetto dei diritti umani, ha anche sempre saputo aprirsi ad una dinamica real politik quando si parlava di temi economici, non disdegnando e anzi incoraggiando i rapporti con Russia e Cina. Si veda ad esempio il caso Nord Stream 2, dove la Merkel ha intrapreso un vero e proprio braccio di ferro – vinto peraltro nell’ultimo mese – con gli Stati Uniti prima di Barack Obama, poi di Donald Trump e infine di Joe Biden per ottenere il via libera alla sua ultimazione. Quale sarà la Germania post Angela? Sarà più protagonista nell’ambito delle missioni internazionali e nel potenziamento dell’esercito? E’ sempre più evidente con l’accordo Aukus che l’epicentro di un potenziale prossimo conflitto potrebbe avere come epicentro il Pacifico, vedendo protagonisti Stati Uniti e Cina, in questo contesto come si pone Berlino? E fino ad oggi proprio la Kanzelerin ha sempre funto da agente diplomatico per ammorbidire i toni e aprire al dialogo parti fino a quel momento sorde gli uni verso gli altri. Fino ad oggi la Germania della Merkel è stata campione di soft power, senza però mai apparire come potenza mondiale a 360 gradi. Come definito nel saggio di Tortello-Polito Merkel ha preferito un profilo “grande-svizzero”, cioè neutrale, più che da “Grande-Germania” e quindi protagonista ed egemone.

Ecco quindi che Macron e Draghi si troveranno fortemente orfani delle doti da equilibrista di Merkel. Come verrà gestita nel nuovo corso tedesco la dipendenza energetica e culturale con la Russia? Come si riuscirà a far coesistere i palesi rapporti economico commerciali tra Berlino e Pechino, che ormai da trent’anni si stanno sempre più rafforzando, con la dipendenza dagli Stati Uniti? E poi c’è la questione Europea post pandemia. La Merkel ha saputo allentare le briglie del rigore e dell’austerity nel momento del bisogno, la nuova classe politica che sarà chiamata a governare la Germania sarà capace di altrettanto pragmatismo? C’è infine la partita dei flussi migratori in gioco, una partita diventata di nuovo calda con l’ascesa dei Talebani in Afghanistan perché apre a nuovi esodi, complice anche il protagonismo turco di Erdogan. Italia e Francia non possono che essere preoccupati dal dopo Merkel. I nuovi leader che si stanno muovendo sullo scacchiere teutonico appaiono al momento più concentrati sulle ideologie dei propri partiti per pensare che la Germania, pur non volendolo, grazie proprio alla Cancelliera uscente è diventata un attore protagonista sulla scena mondiale che ha fatto da stabilizzatore internazionale e mondiale.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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