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L’Ungheria compra ancora più gas dalla Russia, mentre per il ministro Cingolani l’Italia è a posto così

A due settimane dall’accordo raggiunto dal Consiglio straordinario dell’energia sul gas, è possibile constatare come l’approccio dei Paesi UE sia rimasto invariato, cioè ognuno fa quello che ritiene opportuno. Per ora nella ricezione e nella distribuzione del gas russo all’Europa non si intravede alcun coordinamento, auspicato da Bruxelles come il modo per ridurre la dipendenza energetica da Mosca e per costringere quindi il Cremlino a desistere dalla sua “operazione speciale”. I risultati del Consiglio sono stati al massimo “un cauto passo avanti”,  passo che consiste nell’aver girato dalla Commissione al Consiglio la patata bollente della decisione su quali siano gli obiettivi vincolanti da imporre agli Stati quando non basta più il loro sforzo volontario. Ed è stata poi introdotta la possibilità di adattare alle caratteristiche energetiche di ciascun Paese l’obiettivo del 15% di riduzione dei consumi: tradotto in pratica, verranno concesse deroghe in base al livello di stoccaggio di ogni Paese, mentre la gran parte dell’impegno necessario rimane di competenza dei singoli Stati. La somma delle esenzioni e delle deroghe non dovrà incidere sulla percentuale di risparmio stabilita: occorrerà comunque verificare la fattibilità di un tale compromesso. Dopo la seduta del 26 luglio, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen aveva detto: ora ci muoviamo come Unione. Per adesso un tale movimento unanime non sembra esserci, perché i Paesi stanno procedendo ognuno per conto suo.

L’Ungheria, in particolare, si sta attrezzando per affrontare l’inverno senza far dipendere la sua sicurezza energetica dalle decisioni prese a Bruxelles. Alla sessione del Consiglio straordinario si era espressa in senso negativo, ma il suo voto  contrario non aveva influito sulla decisione finale, perché bastava la maggioranza qualificata. Le riserve ungheresi di gas sono inferiori rispetto alla media europea, ma adesso Budapest sta acquistando tutto il gas che ritiene necessario. Fino alla fine di agosto l’Ungheria riceverà da Gazprom (con cui ha un contratto della durata di quindici anni) 2,6 milioni di metri cubi di gas in più tramite il gasdotto TurkStream, ma si parla già di aumentare la quantità a settembre. Il premier Viktor Orbán in effetti aveva promesso che entro l’estate avrebbe siglato un nuovo accordo di fornitura con la Russia in vista del prossimo inverno, e il ministro degli Esteri Péter Szijjártó si era recato a Mosca per parlarne con l’omologo russo Sergey Lavrov. A dispetto di quanto fatto dai Paesi UE più influenti, l’Ungheria ha mantenuto fin dall’inizio del conflitto quelle che definisce “relazioni pragmatiche” con la Russia, grazie alle quali prima ha ottenuto deroghe sull’importazione di petrolio e ora sta serenamente acquistando gas per l’inverno, senza dover invitare i propri cittadini a spegnere i condizionatori d’estate e ad abbassare i termosifoni il prossimo inverno, come fatto rispettivamente dal governo italiano e da quello tedesco.

Il ministro tedesco dell’Economia e della Protezione climatica Robert Habeck ha infatti proposto di ridurre a 19 gradi la temperatura negli uffici sia del settore pubblico che di quello privato nei mesi autunnali. L’intenzione è di riuscire a risparmiare sui consumi attesi un 20% di gas in più. Entro il 1° settembre i depositi di gas della Germania saranno pieni al 75%, ma l’obiettivo del governo il 95% per il mese di novembre. I fornitori di gas e i proprietari degli immobili dovranno così informare i loro acquirenti e affittuari a proposito dei costi previsti del minor consumo che si ipotizza di avere. Prossimamente, le famiglie tedesche dovranno pagare una tassa sull’energia che potrebbe tradursi in un migliaio di euro all’anno di spesa addizionale. In Italia invece siamo più ottimisti: a seguito del Consiglio del 26 luglio a cui ha partecipato, il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani ha spiegato che il gas stoccato dal nostro Paese è già oltre il 70%. Ha commentato il dato dicendo: quindi direi che stiamo bene. Non solo, ma ha dichiarato che entro l’inizio dell’inverno saremo quasi indipendenti dalle forniture russe ed entro l’anno prossimo la situazione sarà piuttosto sicura, senza grandi dipendenze dalla Russia. E ha addirittura pronosticato che per il 2023 saremo senza alcuna dipendenza dalla Russia.

La Lettonia, intanto, ha ricominciato a ricevere il gas russo, dopo che il 30 luglio la fornitura le era stata sospesa da Gazprom. Dal 5 agosto il gas è tornato a fluire tramite il punto di ingresso di Korneti, quasi al confine con la Federazione Russa. Quali sono state le violazioni contrattuali che avevano fermato il transito o a quali condizioni esso è ripreso non è stato spiegato né Gazprom né dalla compagnia lettone Latvijas Gaze, ma quest’ultima aveva dichiarato il 29 luglio di effettuare i pagamenti in euro in conformità alla normativa nazionale. Le Lettonia ha comunque proibito le importazioni di gas dalla Russia a partire dal 2023.

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52 anni, padre di tre figli. E' massimo esperto di Medio Oriente e studi geopolitici.

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