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L’ultimo incontro ufficiale tra Angela Merkel e Vladimir Putin

Si è concluso a Mosca quello che è stato annunciato come l’ultimo incontro di vertice per Angela Merkel insieme a Vladimir Putin, prima che a fine settembre la cancelliera ceda il posto al suo successore. Russia e Germania intessono grandi scambi commerciali, pur avendo visioni divergenti e questioni aperte e irrisolte: entrambi i leader hanno sentito il bisogno di sottolineare gli aspetti in comune al di là dei punti di attrito. Così, Putin ha espresso il desiderio che anche col prossimo governo la Germania rimanga uno dei principali partner della Federazione Russa a livello commerciale (è il secondo dopo la Cina) e non solo, sia in Europa che nel mondo, mentre la Merkel ha insistito affinché i due Paesi non smettano di dialogare nonostante le controversie. E anche alla luce dei disastri ecologici e naturali avvenuti in Russia e in Germania negli ultimi due anni, ultimo dei quali è stata la terribile alluvione tedesca di luglio, la cancelliera ha chiesto una stretta cooperazione sul clima.

Il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, aveva detto che la data del vertice non era stata scelta in modo causale, perché proprio un anno fa finiva vittima di un avvelenamento Alexey Navalny, esponente dell’opposizione russa, che era poi stato curato in un clinica di Berlino. Adesso il dissidente si trova in carcere per scontare una pena per frode di due anni e mezzo: Merkel ne ha chiesto il rilascio, definendo inaccettabile la sentenza di condanna, un “pesante fardello” sulle relazioni bilaterali. Putin chiede invece che venga rispettata la sentenza del tribunale, spiegando che Navalny è in prigione non per la sua attività politica, ma per un reato ben preciso.

L’Ucraina costituiva il tema forse più pressante per la cancelliera, soprattutto perché tra due giorni si recherà a Kiev per incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e portargli notizie dal fronte orientale. L’Ucraina considera la Germania il suo migliore alleato in Europa nell’infinita querelle con la Russia sia in ambito militare che energetico: e allora stavolta la cancelliera potrà dare a Kiev buone nuove, poiché nella conferenza stampa che ha concluso il vertice Putin ha rassicurato che anche dopo la fine del mandato di Angela Merkel, la Russia rispetterà gli accordi sul transito del gas in territorio ucraino, ed è disposta a farlo anche dopo il 2024 (quando scadrà l’accordo commerciale con Kiev) a seconda della domanda di gas che vi sarà da parte dei consumatori europei. Toccando quindi il tema del Nord Stream 2, che agita i sonni pure dell’establishment americano, Putin ha detto che mancano appena 15 chilometri al suo completamento, e che le sue emissioni saranno due volte inferiori a quelle del gasdotto che oggi trasporta il gas in Europa via Ucraina. Su un punto i due capi di Stato ha identità di vedute: il Nord Stream 2 non è un progetto politico esclusivamente russo-tedesco, ma coinvolge tutta l’Europa. La Merkel, dopo aver parlato a Putin dell’accordo fatto con gli USA sulla supervisione del gasdotto, ha chiarito che il rappresentante tedesco che si occuperà della questione è stato finalmente nominato (dopo che quello americano era già entrato in carica) ed è Georg Graf Waldersee.

E sempre a riguardo dell’Ucraina, il discorso è ovviamente virato sul Donbass. La cancelliera ha espresso un giudizio non lusinghiero sull’operato del “formato Normandia”, il gruppo di lavoro che coinvolge i presidenti di Germania, Russia, Francia e Ucraina per raggiungere una conciliazione al conflitto tra i separatisti del Donbass e lo Stato ucraino. Secondo Merkel, il “Normandia” non ha raggiunto gli obiettivi, ma non bisogna farlo “finire in un vicolo cieco”, perciò occorre proseguire nel lavoro, affiancato anche dal Gruppo di contatto Trilaterale. Ha poi rimandato ulteriori chiarimenti al suo imminente viaggio a Kiev. Da parte sua, Putin a chiesto di sfruttare l’occasione del suo prossimo incontro con Zelensky per fare pressione sul governo ucraino, il quale sembra aver “rinunciato alla risoluzione pacifica” della guerra civile in Donbass. Chiede anche che l’Ucraina attui pienamente la sua quota degli accordi di Minsk.

E non si poteva non parlare di Afghanistan. La delegazione diplomatica tedesca era stata chiusa ed evacuata quasi subito, mentre quella russa è ancora presente. Merkel chiede a Mosca di far pesare la propria influenza e di passare ai talebani il messaggio – anche al fine di agevolare il dialogo sulle questioni umanitarie – di facilitare l’uscita dal Paese delle forze locali che sono state dalla parte della NATO negli ultimi due decenni. Putin a sua volta si augura che i talebani rispettino le promesse e ristabiliscano l’ordine in Afghanistan, ma al tempo stesso che gli altri Paesi non cerchino più di imporre i loro valori; secondo il capo del Cremlino, quella dell’Afghanistan è stata una lezione sull’impossibilità di esportare la democrazia e sulla necessità di rispettare le differenze.

Si è parlato poi di Iran: Germania e Russia sperano che dopo l’insediamento del prossimo governo di Teheran, proseguino i colloqui di Vienna per l’accordo sul nucleare iraniano. E infine un accenno è andato allo storico alleato della Russia, la Bielorussia, della quale Angela Merkel condanna l’utilizzo dell’arma “ibrida” costituita dai flussi di migranti: sembra infatti che Minsk stia favorendo l’afflusso di migranti verso la Lituania e quindi verso l’Unione Europea, con finalità di destabilizzazione socio-politica.

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