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Londra, migliaia in piazza contro le restrizioni anti-COVID

A Londra migliaia di cittadini sono scesi in piazza sabato scorso per la manifestazione di protesta intitolata “Unite for Freedom”. Sfidando le restrizioni in vigore sugli assembramenti, per le vie della capitale hanno marciato insieme 10mila persone (cifra non confermata dalla questura locale) per esprimere il proprio dissenso contro il lockdown e le misure attuali, ritenute non necessarie e lesive dei diritti umani, e inoltre contro il “passaporto vaccinale”. Tra loro vi erano anche i contrari all’uso diffuso della mascherina e alla vaccinazione di massa. La Metropolitan Police, la polizia dell’area della Grande Londra, ha inizialmente detto di non aver fermato nessun manifestante, ma è poi giunta notizia di almeno sei persone arrestate per scontri con gli agenti in servizio. Il 6 maggio si terranno le elezioni del sindaco di Londra, posticipate di un anno a causa del coronavirus: tra i candidati vi sono politici apertamente contrari al lockdown, tra cui Piers Corbyn (fratello del deputato Jeremy Corbyn, leader per cinque anni del Partito Laburista) e Laurence Fox, sceso in campo per combattere il “politically correct più estremo”. Entrambi i candidati erano presenti alla manifestazione, di cui uno degli slogan era I do not consent, cioè “Non do il mio consenso” alle misure anti-COVID imposte dal governo. Gli altri politici più in vista hanno finora evitato di commentare la marcia anti-lockown del 24 aprile, i cui partecipanti hanno lamentato la scarsa copertura mediatica dedicata alla protesta. L’evento di Londra ha fatto seguito a quello dello scorso 29 agosto, svoltosi in parallelo anche a Berlino, a cui avevano preso parte volti noti del mondo del “complottismo”, tra cui lo scrittore David Icke, tra i primi a svelare i retroscena più scabrosi dell’élite mondiale già negli anni ’90. Sui social sta già circolando la locandina della prossima manifestazione di maggio, a cui nelle intenzioni degli organizzatori dovranno venire ancora più cittadini. Come da dati ufficiali dell’Organizzazione Mondiale, in Gran Bretagna dal 3 gennaio 2020 (cioè dopo un anno e quattro mesi) vi sono stati 4 milioni e 400mila casi confermati di contagio e più di 127mila decessi, su una popolazione di circa 67 milioni e 900mila persone. Attualmente le misure di contenimento sono diversificate a seconda delle “nazioni costitutive” che compongono il Regno Unito. La Scozia è al livello 3 e passerà al livello 2 dal 17 di maggio, per poi concludere al livello 1 al 7 di giugno; anche per il Galles e per l’Inghilterra si prevede un allentamento delle misure a partire dal 17 maggio, mentre in Irlanda del Nord il miglioramento è rimandato alla fine di maggio. Per poter ammettere ogni ulteriore diminuzione delle restrizioni e delle chiusure, il piano del governo include quattro punti fondamentali: che il programma di vaccinazione prosegua a pieno ritmo, che le vaccinazioni riducano in maniera sufficiente il numero dei decessi e delle persone che necessitano di cure ospedaliere, che il tasso di contagio non sia tale da provocare un’impennata dei ricoveri, e infine che le “varianti” del virus non sconvolgano la situazione descritta nei punti summenzionati.

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Vive a Mosca dal 2006. Traduttore dal russo e dall’inglese, insegnante di lingua italiana. Dal 2015 conduce la video-rassegna della Giordano Brokerage-EST, in cui racconta le notizie positive sulla Russia e sulla cooperazione tra Italia e Russia che vengono ignorate o travisate dalla stampa italiana. 

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