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L’Iran respinge le accuse di star smantellando fosse comuni. Sarebbe contrario alla Sharia islamica

In queste settimane sono piovute nuove critiche contro la Repubblica islamica dell’Iran, riprese da numerosi media italiani, circa il fatto che il governo iraniano abbia dato un presunto mandato di distruggere le fosse comuni dislocate nel paese. A sollevare il problema l’europarlamentare della Lega Elena Lizzi che ha presentato una interrogazione all’Alto Rappresentante affermando che la decisione dell’Iran sarebbe ispirata dalla volontà di “eliminare per sempre la prova dello sterminio dell’estate del 1988 quando l’allora ayatollah Ruhollah Khomeini ordinò il massacro di più di 30 mila prigionieri politici“.

I media italiani però, sempre solerti a pubblicare determinate notizie acchiappa clic, non hanno però pensato di ospitare la replica dell’ambasciata iraniana. Una accusa così grave, avrebbe sicuramente meritato almeno il diritto di contraddittorio. L’ambasciata italiana ha diramato una nota molto dettagliata che rigetta completamente le accuse e spiega in modo puntuale le regole che governano eventuali smantellamenti di cimiteri. “Come ogni altra città dell’Iran, la capitale Teheran aveva diversi cimiteri alla periferia. A causa della crescita della popolazione e dell’espansione urbana, questi cimiteri furono gradualmente situati nel centro delle aree residenziali. Teheran è una città metropolitana con un’area di 800.000 metri quadrati e ha una popolazione di circa 14 milioni, in cui una media di 10.000 persone muoiono ogni anno. Nel 1970, il Comune di Teheran assegnò un appezzamento di terreno con una superficie di circa 600 ettari, 20 chilometri a sud della capitale, per stabilire un unico cimitero per la città. L’assegnazione di questa terra si basava sul piano dettagliato di espansione urbana di Teheran che era stato emanato dalle autorità legali interessate per creare un unico cimitero per la città e smantellare gradualmente altri cimiteri“.

Dall’ambasciata aggiungono: “Le regole e i regolamenti per la sepoltura dei cadaveri nei diversi paesi differiscono, a seconda delle norme sociali e delle leggi religiose. Anche la durata dell’assegnazione di una tomba a un cadavere varia nei diversi paesi. Ad esempio, in alcune parti della città di Ginevra, la durata della sepoltura per ogni corpo può arrivare fino a 20 anni. Trascorso questo periodo, se la famiglia del defunto desidera che la tomba rimanga, deve pagare un importo annuale. In caso contrario, le autorità urbane hanno il diritto di distruggere la tomba o assegnarla ad altri cadaveri. Questo periodo a Teheran potrebbe durare fino a 30 anni. Significa che dopo 30 anni le autorità pubbliche possono smantellare le tombe per condurre i piani urbanistici o per assegnarle ad altri cadaveri. Secondo le regole del comune di Teheran, questo periodo può essere anche più breve, in caso di necessità per l’attuazione dei piani di espansione urbana. Pertanto, la distruzione di tombe e cimiteri in Iran per l’attuazione di piani di espansione urbana è basata su regole e regolamenti e in nessun caso può essere interpretata come arbitraria. Non è uguale a nessuna violazione dei diritti umani o dei diritti delle famiglie dei cadaveri“. Norme che paio molto similari a quelle di quasi tutti i Paesi occidentali, l’unica differenza è la durata delle assegnazioni che però potrebbe essere legate anche ad un clima con temperature molto diverse rispetto all’Europa.

Dall’ambasciata poi aggiungono anche una riflessione legata alle usanze legate al proprio credo religioso: “Radicato nella storia dell’Iran, il rispetto dei cadaveri ha un valore religioso e culturale. Secondo le regole e i regolamenti della Repubblica islamica dell’Iran, i seguaci della religione hanno il diritto di seppellire i defunti in base ai propri rituali. In Iran, la sepoltura di cadaveri in fosse comuni è considerata irrispettosa per i defunti ed è anche proibita religiosamente. I cadaveri vengono trattati con il massimo rispetto e sepolti con rispetto, la cui importanza è sottolineata dalla Sharia islamica. Nella Repubblica islamica dell’Iran, i seguaci di religioni diverse dall’Islam godono del diritto di avere i propri cimiteri speciali. In Iran, i diritti delle persone, dei loro cadaveri e delle loro famiglie affiliate, compreso l’accesso ai cadaveri, alle tombe e all’emissione di certificati di morte, sono uguali per tutti ed è garantito dalla legge. Non c’è discriminazione tra i cittadini basata su razza, pensieri, religione)”.

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Nato a Torino il 9 ottobre 1977. Giornalista dal 1998. E' direttore responsabile della rivista online di geopolitica Strumentipolitici.it. Lavora presso il Consiglio regionale del Piemonte. Ha iniziato la sua attività professionale come collaboratore presso il settimanale locale il Canavese. E' stato direttore responsabile della rivista "Casa e Dintorni", responsabile degli Uffici Stampa della Federazione Medici Pediatri del Piemonte, dell'assessorato al Lavoro della Regione Piemonte, dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Piemonte. Ha lavorato come corrispondente e opinionista per La Voce della Russia, Sputnik Italia e Inforos

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